Politica

Direzione Pd, prove di pace e ricostruzione

Non c'è stato alcun regolamento di conti, ma il parlamentino dem è ancora diviso tra chi sente l'esigenza di un capo e chi vorrebbe dimenticare in fretta Renzi

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Sara Dellabella

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Chi sperava in un regolamento di conti alla direzione Pd di lunedì 12 marzo è rimasto deluso.
Le stringate dimissioni di Matteo Renzi lette da Matteo Orfini, che rimandano la spiegazione delle sue ragioni all’assemblea nazionale del 15 aprile e la relazione del vicesegretario Maurizio Martina hanno rasserenato gli animi.

Una stagione meno "egoreferente"

Tuttavia, soprattutto tra i non eletti alle elezioni del 4 marzo, come Sandra Zampa, Beppe Lumia, Cesare Damiano e Gianni Cuperlo emerge la volontà di traghettare il partito verso un’altra stagione, meno egoreferente e più collegiale. "La classe dirigente è parte dell’errore e del tremendo risultato elettorale" dice Zampa e “questo risultato interroga e incalza l'intera classe dirigente del centrosinistra. Partito. Governo. Padri nobili e minoranze” le fa eco Cuperlo.

A Martina una reggenza lunga

Il prossimo segretario del PD potrebbe essere nominato direttamente dall’assemblea che sarà adunata a metà aprile. Insomma, Maurizio Martina potrebbe essere reggente ancora a lungo e si giustifica così il suo appello alla gestione “unitaria” del partito, una posizione condivisa da molti.

Dimesso e quasi in sordina, il Ministro dell’Agricoltura appare in questo momento l’uomo più giusto per dimenticare le esagerazioni di Renzi e riportare al dialogo tutte le parti in campo.

Divisi tra governo e opposizione

Ma negli interventi che si sono susseguiti al terzo piano del Nazareno la vera distanza dalla linea del "capo" (dell'ex capo, forse) viene tracciata quando si discute della possibilità di essere parte del governo.
È qui che renziani e antirenziani si dividono in maniera netta. Alla fine la direzione sceglie di stare all'opposizione come "forza di minoranza".

Ma di certo se di fronte all’impossibilità dei partiti di formare un governo, il Presidente Mattarella fosse costretto a proporre un nome di rilievo per traghettare il Paese fino alle prossime elezioni, sarà difficile anche per il Pd, da sempre votato alla responsabilità, rivendicare il suo ruolo di opposizione.

Primarie rimandate

Si intende fra le righe, che la partita delle primarie è rimandata a data da destinarsi forse per smorzare la sete di vendetta di alcune correnti nei confronti del segretario uscente.

L'esigenza condivisa per ora, è quella di ripartire da quei territori che non sono stati interpellati neppure nella composizione delle liste elettorali, con candidature calate dall’alto che spesso si sono rivelate un fallimento in termini elettorali.

Uno dei primissimi appuntamenti del vicesegretario Martina sarà proprio l’incontro con i segretari regionali e provinciali nell’intento di riallacciare un dialogo con chi vive sui territori.

È l’inizio di un percorso lungo, che nasconde ancora parecchie insidie. Mentre c’è chi chiede che a manovrare la rotta ci sia un capitano e chi la stagione dei capitani vorrebbe fosse già archiviata.

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