marta collot
(Ansa)
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Politica

Marta Collot, la professoressa di sinistra che insegna rivoluzione

Fa discutere il gesto della candidata di Unione Popolare che ha bruciato una bolletta della corrente in piazza durante una manifestazione. Tutto lecito ma sorge una domanda: è giusto che questa donna possa continuare a insegnare a scuola ai ragazzi?

A lezione di rivoluzione. Con la prof che brucia la bolletta in piazza. Bolletta rossa trionferà.

Un tempo per esprimere il proprio dissenso rivoluzionario si bruciava la bandiera: oggi si bruciano le bollette. Come se per uscire dal tunnel bastasse un falò. E’ il gesto di disobbedienza della giovane leader di Unione Popolare Marta Collot, orgogliosamente comunista e richiestissima nei talk show televisivi: ha dato fuoco a una bolletta davanti a un’azienda di energia, per protestare contro “i sacrifici che vengono chiesti per finanziare la guerra”.



Si dà il caso che la suddetta ragazza di professione farebbe l’insegnante a Bologna. E non si capisce bene quale materia debba insegnare, se non “scienze applicate della piromania”. Propagandando l’idea che basti scendere in piazza con un fumogeno per risolvere il problema del gas, immaginiamo quali e quante nozioni preziosissime possa trasmettere ai suoi studenit. Se con questi gesti pensiamo di crescere nuove generazioni capaci di sviluppare senso critico, siamo messi malissimo.

E’ incredibile come nella scuola pubblica, da sempre renitente alla valutazione critica della competenza dei docenti, resistano certe sacche ideologiche che fanno parte di un altro secolo. Peraltro, se questa è l’espressione della sinistra dura e pura, non dobbiamo poi stupirci se poi alle elezioni certi partiti rastrellano cifre da prefisso telefonico. Queste sceneggiate adolescenziali prive di logica, sono uno dei motivi che hanno spinto, negli anni, il tradizionale popolo della sinistra (operai, proletari, svantaggiati delle periferie) ad abbandonare i partiti di riferimento e cercare concretezza altrove, nel centrodestra. Nella speranza di trovare progetti politici più ancorati alla realtà, e meno al teatro dell’assurdo.

Per carità, la rabbia sociale è destinata a crescere, e questi fenomeni lo testimoniano. Ma al di là del cattivo esempio, è indubbio che se oggi siamo letteralmente alla canna del gas, incapaci di sorreggere il comparto industriale con le nostre forze, lo dobbiamo anche alle intemerate di queste minoranze ideologiche, i fondamentalisti dell’ecologismo, i talebani del ritorno alla natura, che per anni si sono opposti a qualsiasi infrastruttura che potesse renderci più indipendenti sul piano energetico. I bolscevichi che oggi bruciano le bollette in piazza, dovrebbero prima farsi un esame di coscienza: se oggi siamo nei guai, è colpa anche loro. Colpa cioè di chi considera la vita come un’ eterna contestazione giovanile. Un’eterna autogestione. Un’eterna okkupazione con la kappa. Pensando di essere più avanti degli altri, senza crescere mai.

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