L'intervento televisivo di Lavrov e le sue incongruenze
Sergei Lavrov (Ansa)
L'intervento televisivo di Lavrov e le sue incongruenze
Politica

L'intervento televisivo di Lavrov e le sue incongruenze

Il comportamento non verbale di Lavrov sembra essere coerente con la strategia comunicativa da esso sempre messa in atto, un atteggiamento politico, spesso caratterizzato da iperboli utilizzate al fine di rispondere senza esprimere contenuti. L’emergere di notevoli indicatori di menzogna è quanto, in termini di comunicazione non verbale, fungerebbe da sostegno a ciò. Ad esempio, nel momento in cui afferma che «la Russia non ha mai interrotto gli sforzi per raggiungere gli accordi che garantiranno il non svilupparsi della guerra» Lavrov con il non verbale fa un cenno di assenso con la testa. Essendo il comportamento non verbale incongruo rispetto a quello verbale, si può indicare che questo elemento rappresenterebbe una menzogna. Lo stesso si rileva successivamente quando parla di «una proposta di Putin di creare un summit dei cinque membri permanenti di sicurezza dell’ONU»; nel momento in cui pronuncia la parola «summit» con il non verbale esprime disprezzo, una risposta emotiva contraria a quello che si dovrebbe provare rispetto a un tema di compartecipazione e che ci indicherebbe, anche in questo caso, un contenuto mendace.

Di particolare rilievo risulta il fatto che, le incoerenze che emergerebbero nel discorso, sono le medesime analizzate nel discorso condotto da Putin alla Duma. La prima concernerebbe l’aspetto militare, Lavrov non ha il polso di quanto militarmente accade, se non attraverso i report dello Stato Maggiore, ma, come Putin (che però, a differenza sua, è in possesso di un’esperienza militare che gli consente un’analisi più concreta della situazione), avrebbe compreso che qualcosa è andato storto. Anche in risposta al battaglione Wagner con il non verbale esprime preoccupazione perché indicherebbe consapevolezza da parte sua del fatto che Wagner stia facendo gli interessi dello Stato russo. Al pari della dissertazione di Putin dinnanzi ai legislatori, con grande probabilità i riferimenti sarebbero relativi alla produzione di armi e alla mancata innovazione militare. Per queste ragioni, all’interno delle sue risposte, tenterebbe di far leva sui punti di forza russi, seppur in realtà datati, esprimendo costantemente preoccupazione in quanto starebbe parlando di una potenza che, in realtà non c’è, ed è lo stesso motivo per cui esprimerebbe, sempre con il non verbale, dubbio, in quanto non riesce ancora a capacitarsi della debolezza russa. Questa comunicazione in questo contesto è estremamente funzionale in quanto, il pubblico a cui si rivolge, per la maggioranza non ha i necessari rudimenti per comprendere l’antinomia. Lo stesso è ancor più valido quando, nel comportamento non verbale, si rileverebbero indicatori di menzogna quando parla dei «missili ipersonici», evidenziando un’ennesima incoerenza di contenuti, espressi con indicatori di menzogna, nel momento in cui afferma che «già loro li avrebbero testati e che sarebbero divenuti un obiettivo succulento per le forze aeree ucraine».

Risulta interessante l’analisi scientifica del linguaggio non verbale nel momento in cui Lavrov parla del reggimento Azov. Quando parla delle battaglie ad opera dello stesso fa disprezzo, è un elemento coerente in quanto, la sua organizzazione, avrebbe primariamente reso infattibile la guerra blitz e, in secondo luogo, sarebbe ad oggi ancora un elemento di contrasto importante. Nel momento in cui descrive Azov come una organizzazione neonazista fa dubbio, rilevatore di menzogna, mentre indicatori di mendacia e di disprezzo compaiono quando parla della denazificazione. Quando afferma che «esistono dei nazisti nell’odierna Ucraina» fa un dubbio con il sopracciglio, essendo un’affermazione sarebbe un elemento che indicherebbe menzogna e conclude la frase «con nostro grande rammarico» facendo una microespressione di disprezzo, discordante col contenuto, per cui presumibilmente mendace. Alla frase «Zelensky è un ostacolo per la pace» fa rabbia e prosegue con «a me è indifferente che rifiuti o no, o confuti o no le nostre posizioni», ma con la testa fa il movimento di negazione, andando quindi a indicare, anche in questo caso, un elemento apparentemente non veritiero. Inizia a strizzare gli occhi, manifestando la necessità di scaricare lo stato emotivo, quando dice «so cosa ha detto, che la denazificazione dell’Ucraina non è proprio oggetto di argomento di negoziati» presenta, come microespressione, disprezzo e inizia a ciondolare con il busto, sempre segnali di nervosismo. Nel passaggio relativo all’affermazione «anche Hitler aveva origini ebree per cui non significa assolutamente nulla» il non verbale metterebbe in luce microespressioni di dubbio (oltre che continuare a ciondolare nervosamente) indicatori, in analisi scientifica del linguaggio non verbale menzogna, in quanto incongrui con quella che è un’affermazione. Null’altro sarebbe se non un richiamo ai sostenitori russi in Italia. L’incoerenza linguistica è così forte che necessita di utilizzare le mani come illustratori, per dare enfasi ai contenuti. Prosegue nel suo discorso, non a caso confuso, affermando che «è il popolo ebreo che dice che gli antisemiti sono proprio gli ebrei», una frase che include un contenuto e la propria antitesi, necessari per riuscire a coinvolgere anche una precisa parte di sostenitori italiani. Si consideri infatti che in Italia, il profilo dei filo-putiani, come appartenenza politica, includerebbe anche aderenti all’estrema destra per cui diviene indispensabile, trattandosi di «un’operazione di denazificazione», inserire degli elementi in grado di coinvolgere emotivamente anche quei soggetti che, in realtà, al nazismo sono favorevoli.

Durante tutto il corso dell’intervista, emergono diversi elementi di disagio quali il grattarsi il naso, il deglutire, il leccarsi le labbra con la lingua, il tirare su il naso. Si rileva anche la necessità di scaricare la tensione attraverso lo strizzare l’occhio sinistro. Anche la rabbia è spesso presente ed è interessante il fatto che, questi tre elementi (rabbia, disagio e scarico emotivo), si presentino spesso in contemporanea.

Un’altra contraddizione in cui emergono elementi che andrebbero a indicare mendacia è quando, per mezzo delle sue dichiarazioni, starebbe cercando di far capire che la guerra continuerà a oltranza perché sono gli ucraini a non voler trattare, seppur, nel suo discorso, siano presenti costanti richiami alla denazificazione.

Se Putin, a un certo punto del discorso, avrebbe fatto dei riferimenti finalizzati ad attirare l’attenzione degli aderenti a QAnon, quando Lavrov risponde alle domande sul coinvolgimento dell’Italia, utilizzerebbe dei contenuti generici, ma dal forte contenuto emotivo, al fine di far leva sui sentimenti dei filoputiniani presenti in Italia. Molteplici sono i richiami atti ad attirare l’attenzione di una specifica tipologia di pubblico, come quello iniziale dove afferma che, le dichiarazioni di Zelensky fatte in Polonia, relative alle armi nucleari, non hanno sortito effetto nella stampa occidentale. In questo modo richiamerebbe di base due elementi che si sono radicati con la pandemia, il primo quello legato al «non ce lo dicono» e, il secondo quello che fa riferimento alla manipolazione dell’informazione da parte dei media occidentali a sfavore della Russia. Questo di base sarebbe il motivo per cui parla dei giornalisti, compresi quelli italiani per i quali l’ambasciata russa avrebbe aperto un fascicolo, senza fare nomi e riferimenti; presumibilmente al fine di creare un clima favorevole alle ideologie complottiste. Il tutto sarebbe stato fatto per spingere alla risposta da parte dei filoputiniani, ad esempio afferma che «i media descrivono l’Ucraina come colei che deve vincere e la Russia come quella che deve perdere». Ancora, nel momento in cui afferma che l’Italia lo ha deluso in quanto si aspettava che sapesse «distinguere», fa quanto l’analisi non verbale identifica come indicatore di menzogna, alzando e abbassando velocemente la spalla sinistra. Nel momento in cui Lavrov parla della risposta occidentale esprimerebbe, con il non verbale, preoccupazione, la stessa che è emersa nelle precedenti analisi di Putin, potenzialmente significando che la Russia temerebbe la NATO per cui la propaganda verrebbe utilizzata come tentativo di andare a colpire quello che potrebbe rappresentare un punto debole, ossia l’opinione pubblica, in quanto, nelle democrazie, è il popolo a decidere. Se un autocrate riesce, anche attraverso i media, più facilmente a convincere le persone della necessarietà della guerra, come ad esempio coloro che inneggiavano alla guerra il 10 giugno del 1940, nei Paesi democratici l’opinione pubblica può scatenarsi contro il potere costituito fino a che non lo costringe a fare qualcosa di differente. Lavrov affermerebbe quindi dei contenuti non veritieri, sapendo di mentire, come emerso dagli indicatori di menzogna, con lo scopo di convincere e agitare, in questo caso l’opinione pubblica italiana, del fatto che la guerra sarebbe sbagliata, che sarebbe voluta dall’America e non dalla Russia e che loro starebbero semplicemente cercando di liberare il mondo dal nazismo. A questo sarebbe funzionale il ricorrere al mito della Russia invincibile, la stessa declamata da alcuni commentatori molto presenti nella televisione italiana.

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