Politica

L'incompetenza grillina che fa gola a Grasso

Sono soprattutto precari e disoccupati i futuri parlamentari grillini. A Di Maio servono figure politiche strutturate. Che in Liberi e Uguali può trovare

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Sara Dellabella

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La corte di Luigi Di Maio rischia di essere affollata di miracolati del web, al pari di quanti si ritrovano vincitori della lotteria di Capodanno. Dei 15 mila che hanno partecipato alle parlamentarie, circa l'80 per cento non ha un lavoro e a marzo potrebbe entrare a far parte della casta senza aver mosso un dito.

I futuri portavoce non hanno alle spalle esperienze politiche o amministrative e figuriamoci se hanno partecipato a qualche scuola politica, ammesso che ne esistano più. Questa è la composizione maggioritaria del Movimento 5 stelle che da un lato si apre al popolo e ai cittadini rendendo un seggio in Parlamento un sogno possibile e dall'altro prosegue il suo scouting nel mondo accademico e professionale in cerca di qualcuno che nei passaggi chiave della prossima legislatura abbia qualcosa di sensato da dire. 

A questo scopo, Luigi Di Maio ha in agenda una fitta rete di appuntamenti in giro per l'Italia per attrarre nella rete 5 stelle delle personalità in vista, in grado di dare un carattere al partito che rischia di rimanere troppo anonimo e indefinito.

Certo, oggi l'aspirante premier grillino non è molto diverso da quelli che entreranno in parlamento il prossimo 23 marzo. Anche lui è approdato a Montecitorio senza nessuna esperienza di rilievo alle spalle e oggi a 31 anni è addirittura il candidato premier del primo partito in Italia. Un partito di improvvisati che ha come leader carismatico un comico.

Liberi e Uguali già si divide

Stupisce in questo contesto, che Liberi e Uguali in queste ore abbia persino litigato sulla possibile alleanza con il Movimento 5 stelle. Perché se da un lato, Laura Boldrini è contraria, dall'altro Pietro Grasso non esclude nulla.

Se fosse davvero Di Maio l'incaricato da Mattarella per sondare la possibilità di formare un nuovo governo, Grasso probabilmente metterebbe sul piatto le esperienze degli uomini del suo partito, quelle di cui il Movimento ha un bisogno disperato. In questo contesto Leu ha molto da offrire e barattare nella formazione del prossimo governo.

Però che Bersani possa tornare ad una trattativa con i 5 stelle dopo la debacle in streaming del 2013 è quantomeno improbabile e sopratutto non auspicabile, se è rimasta un po' di dignità all'uomo e al politico.

Il veto della Presidente della Camera è più che comprensibile. Per lei gli ultimi cinque anni sono stati un estenuante braccio di ferro con il gruppo 5 stelle, poco aduso al bon ton istituzionale che invece la Boldrini ha difeso strenuamente, anche beccandosi più di qualche becero insulto dagli esponenti grillini.

Ma attenzione, non si tratta di una questione personale. Laura Boldrini con questo veto, che rappresenta il primo punto di rottura dentro Leu, pone una questione di forma e contenuti. La sinistra non può allearsi con quella che oggi in Italia rappresenta la massima espressione del populismo, tanto più se affidata ad un piccolo gruppo di decisori, circondati da una corte di improvvisati.

Non si fugge da Renzi, per correre nelle braccia di Di Maio, sembrerebbe l'indicazione della Boldrini a Grasso. In fondo le loro storie, sono un pezzo della storia di questo Paese e non è saggio affidarle a uno steward dello Stadio San Paolo di Napoli arrivato alla gestione del bene comune senza particolari meriti.

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