Crisanti: «Le norme sugli scuolabus prive di evidenze scientifiche»
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Crisanti: «Le norme sugli scuolabus prive di evidenze scientifiche»
Politica

Crisanti: «Le norme sugli scuolabus prive di evidenze scientifiche»

È caos sul trasporto scolastico. Prima la Lombardia permette l'occupazione del 100% dei posti a sedere, poi il governo elimina il distanziamento purché il tragitto sia inferiore ai 15 minuti. Andrea Crisanti sbotta: «Nessuno sa nulla di nulla». Più cauto Pier Luigi Lopalco: «Misura di estrema precauzione».


«Queste decisioni sono prese senza solide evidenze scientifiche. Sono quindi il risultato di compromessi». Il professor Andrea Crisanti, il virologo dell'Università di Padova che ha salvato il Veneto isolando il focolaio di Vo' Euganeo, è molto perplesso sulle norme in materia di trasporto scolastico adottate prima dalla Regione Lombardia e poi dal governo. Il 31 luglio un'ordinanza della Regione Lombardia ha consentito «l'occupazione del 100% dei posti seduti e del 50% dei posti in piedi, per i quali il mezzo è omologato». Il 10 agosto un allegato dell'ultimo Dpcm ha confermato la capienza massima «nel caso in cui la permanenza degli alunni nel mezzo (…) non sia superiore ai 15 minuti».

Entrambi i provvedimenti paiono privi di basi scientifiche. «Esistendo una grande varietà di trasporti pubblici, le norme generali non si applicano in maniera coerente. In alcune circostanze si è costretti a fare dei compromessi, la cui validità scientifica è tutta da dimostrare». Non è che il governo ha adottato questa norma perché occorrono più di 15 minuti per trasmettere il virus? «Ma non lo sa nessuno» esclama Crisanti. «Non esistono dati scientifici che ne supportano il razionale». E la Regione Lombardia? Non avrà emanato l'ordinanza perché per i ragazzi non è necessario mantenere il distanziamento? Anche in questo caso, il virologo sbotta: «Nessuno sa nulla di nulla. Tutte queste sono decisioni prese senza solide evidenze scientifiche. In alcune circostanze si è costretti a fare dei compromessi».

Crisanti si spiega: «Se lo Stato o la Regione Lombardia non hanno la capacità di raddoppiare il numero di scuolabus, devono trovare degli escamotage per riportare i ragazzi a scuola». Ma questi provvedimenti sono pericolosi? «La verità è che, anche in questo caso, nessuno lo sa. Sono tutte cose che impareremo via via...» Intende dire che vedremo in autunno se si tratta di provvedimenti sensati o meno? «Eh, certo» è la rassegnata risposta dell'epidemiologo.

Più cauto il professor Pier Luigi Lopalco, epidemiologo dell'università di Pisa e consulente della Regione Puglia per l'emergenza Covid-19: «Si tratta di una misura di estrema precauzione. Tale limitazione può essere utile se si ipotizza che far mantenere una mascherina a posto a un ragazzo per un periodo di 15 minuti è più facile rispetto a viaggi più lunghi. In realtà, se la mascherina viene mantenuta per tutto il viaggio, il limite dei 15 minuti non ha molto senso». E cosa ne pensa del posizionamento in verticale e dell'esclusione del faccia a faccia? «Su questo esiste anche un buon razionale, ma sempre a patto che ci sia un buon ricambio d'aria nello scuolabus».

Resta il fatto che questi provvedimenti impensieriscono i presidi delle scuole. Panorama ha sentito Samuele Tieghi, dirigente dell'Istituto comprensivo di Gravedona ed Uniti, nell'Alto Lario: cinque scuole dell'infanzia, cinque elementari e due medie distribuite su sei Comuni. In tutto, 850 alunni che raggiungono le loro aule in gran parte su scuolabus. Tieghi fatica a credere alla notizia del limite dei 15 minuti: «Ma siamo sicuri che non è una fake news?». Appurato che si tratta di un provvedimento contenuto nell'ultimo Dpcm, il preside esprime dei dubbi. «Quindici minuti potrebbero non essere sufficienti» spiega. «Alcuni miei alunni che risiedono in località montane sono impegnati in tragitti superiori».Tieghi è scettico anche sull'ordinanza lombarda che reintroduce l'occupazione del 100% dei posti seduti: «In caso di recrudescenza del virus, si rischierebbe di allargare il contagio».

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