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Politica

Il Governo nomina Commissari per i nuovi rigassificatori proprio quelli che non li vogliono

La strana scelta del Ministro Gelmini fa sorgere qualche dubbio, a partire dal caso di Emiliano, in Puglia

Nel decreto energia che dovrebbe uscire dal consiglio dei ministri lunedì prossimo verrà inserita una norma per sbloccare l’iter per autorizzare i nuovi rigassificatori.

L’idea è di nominare un commissario per velocizzare la realizzazione. Il problema è che il ministro Gelmini, sempre così attenta a non far scaldare mai i governatori, ha deciso che a svolgere questo ruolo debba essere il presidente della Regione dei siti prescelti. Ovvero proprio chi finora li ha bloccati. E infatti sono già sulle barricate. “Non sono contrario ai rigassificatori, il problema è dove lo fai”, ha detto subito Emiliano a Cingolani che in diretta tv ha annunciato si sarebbe fatto a Taranto o a Brindisi. Esattamente come la Tap, va bene il tubo ma non a Melendugno. E infatti da oltre un mese ancora non si è fatto niente.

L’annuncio Draghi l’aveva dato il 25 marzo dopo il vertice europeo a Bruxelles: “gli Usa forniranno all’Europa 15 miliardi di Gnl in più, ma la questione importante è vedere se noi disponiamo dei rigassificatori: noi oggi ne abbiamo in funzione tre, di cui uno molto grande. La disposizione che è stata data l’altro ieri a Cingolani e trasmessa alla Snam è di acquistare altri due rigassificatori, sono navi galleggianti e non sul terreno per i quali ci vorrebbe più tempo».

Sono le cosiddette Fsru, navi metaniere trasformate in rigassificatori. Ce ne sono 40 in tutto il mondo, una in Italia la Olt Toscana attiva dal 2013 al largo di Livorno.

La competizione a livello europeo e internazionale per accaparrarsele è fortissima. Le tariffe di noleggio per le Fsru sono aumentate almeno del 50 % da quando è iniziata la guerra in Ucraina. Karl Fredrik Staubo, amministratore delegato della società di shipping Golar Lng, ha spiegato al Financial Times che al momento le navi disponibili sono solo cinque, a cui se ne potrebbero aggiungere altre tre entro la fine dell’anno, una volta conclusi i contratti in essere.

E mentre Snam ed Eni partono alla ricerca delle navi, sfidando il mondo intero, mentre la Germania ne ha già opzionate tre, in Italia inizia la tarantella su dove posizionarle. Anzi, su dove non posizionarle.

Ad oggi nel nostro Paese ci sono tre rigassificatori.

Il più grande è l’Adriatic Lng al largo del delta del Po, su piattaforma, con una capacità di lavoro ogni anno pari a 8 miliardi di metri cubi di gas naturale liquido. Poi c’è l’impianto di Panigaglia – in provincia di La Spezia – su terra ferma che può accogliere e liquefare circa 3 miliardi di metri cubi di materia prima nell’arco di dodici mesi. Infine c’è la nave al largo di Livorno, il cui impianto lavora in media 3,75 miliardi di metri cubi l’anno.

Dopo la bocciatura del rigassificatore di Brindisi che fece scappare la British gas, da anni ci sono due progetti pronti, ma bloccati dalla volontà degli enti locali: Porto Empedocle e Gioia Tauro.

Dopo 7 anni dall’autorizzazione finalmente a febbraio scorso il Tar ha bocciato il ricorso del comune di Agrigento contro il rigassificatore Enel di Porto Empedocle. E mentre il presidente della regione Musumeci dice va spiegata alla popolazione il suo non avere impatti sull’ambiente, a fermarlo in questi giorni arriva il sovrintendente: “non è possibile concedere alcuna autorizzazione paesaggistica. Questo perché nelle vicinanze dell’area individuata per la costruzione del rigassificatore sussistono beni paesaggistici e culturali di elevata importanza. Un altro elemento frenante riguarda le scelte già avviate nel solco della valorizzazione turistica della zona che, di certo, mal si sposano con il rigassificatore”.

«La presenza dell’impianto al margine della “buffer zone” del sito Unesco nell’immediatezza delle sue propaggini sud occidentali – scrive il sovrintendente Benfari – rappresenterebbe un ostacolo e un danno concreto alla valorizzazione attraverso la limitazione della fruizione delle emergenze archeologiche, storico, artistiche, naturalistiche, paesaggistiche, che si sviluppano in continuità territoriale con l’area archeologica di Agrigento, già a partire dalla falesie di argille azzurre sul mare africano di pirandelliana memoria, nella contrada del Caos, tutelata con la casa natale di Luigi Pirandello».

Questo da una parte. Dall’altra, «in diretto contatto visivo con il promontorio del Caos ci sono la cinquecentesca Torre costiera di Carlo V e il molo del porto costruito nel 700 con blocchi di tufo del tempio di Zeus». Procedendo poi verso ovest, poco oltre «si allunga la spiaggia di Marinella, immortalata nei dipinti di Rosolina Pirandello e nei paesaggi letterari di Andrea Camilleri». La zona sarebbe inoltre sottoposta alla normativa Seveso, e questo avrebbe un riverbero negativo inevitabile sulla vocazione turistica di Porto Empedocle e di Agrigento. Verrebbe infatti interdetto lo specchio acqueo alla navigazione per permettere alle navi gasiere di approvvigionare il rigassificatore. Intorno questa vicenda sono nate tante fake news: una riguarda fantomatici posti di lavorò, l’altra millanta «anacronistiche prospettive industriali».

In Sicilia a giugno si vota per lil parlamento regionale, e sicuramente prima di allora non si deciderà niente.

Non va meglio a Gioia Tauro. Qui è stato il ministro delle Infrastrutture Giovanni in visita la scorsa settimana al porto ad annunciare che potrebbe essere ripreso il progetto. Ma subito le istituzioni, i partiti locali e soprattutto Legambiente hanno fatto muro.

La Lng, società proponente, prevede la costruzione dell’impianto su un’area di circa 47 ettari che interesserà i comuni di Gioia Tauro, San Ferdinando e Rosarno. La capacità di rigassificazione di gas naturale liquefatto sarà di 12 miliardi di metri cubi all’anno. Sono previsti a 4 serbatoi di Gnl di capacità unitaria di 160.000 metri cubi, mentre la lunghezza delle condotte criogeniche a doppio contenimento in acciaio speciale, per il trasporto del Gnl dal pontile all’impianto, sarà di circa 4 chilometri. La piattaforma di scarico sarà realizzata a circa 500 metri dalla costa con possibilità di ricevere navi fino a 270.000 metri cubi e si estenderà per 7 chilometri il gasdotto di collegamento con la rete della Snam.

Secondo la società proponente, la possibilità di fare rifornimento rappresenterebbe un forte elemento di attrazione per le navi alimentate a Gnl che potrebbero preferire Gioia Tauro ad altri scali. Il progetto gode del consenso dei sindacati, allettati dalle possibili ricadute occupazionali. La Lng si impegna, infatti, a mettere a disposizione di frigorie per la piastra del freddo e per lo sviluppo di attività nell’area industriale retrostante al porto, quella che avrebbe dovuto ospitare il centro siderurgico rimasta praticamente inutilizzata. I tempi di realizzazione previsti quando il progetto fu presentato erano di circa 4 anni. In fase di costruzione dell’impianto si prevede l’impiego di circa 1.000 addetti, mentre a regime saranno impiegate 125 unità lavorative, con un indotto di 500 lavoratori.

Come abbiamo detto più veloce è la soluzione delle navi Frsu.

Qui al momento abbiamo tre possibilità.

La più concreta è quella di Piombino. I tecnici Snam mandati da Cingolani sono già stati in loco a fare il sopralluogo.

L’ipotesi presa in esame è quella di una nave rigassificatrice ormeggiata in maniera stabile per 23 anni banchina nord con fondale a -20 metri (quella in concessione alla Pim) a cui si affianca una volta a settimana nave con Gnl per trasbordo gas liquido (48 ore per completare la manovra).

Dalla banchina Pim verrebbe poi realizzato gasdotto (8,5 km) fino al punto di innesto con la cabina della rete nazionale gas. la tubazione verrebbe realizzata tutta sottotraccia (57 metri profondità), una condotta in parte con tubi da 48 polllici e poi con 2 tubi paralleli da 26 pollici, questa soluzione sarebbe la prescelta per utilizzare il materiale disponibile e fare più velocemente, infatti si prevede l’entrata in azione del rigassificatore nel marzo 2023 o anche prima, se possibile.

Si sta lavorando anche ad ipotesi impianto Off-Shore da installarsi a circa 3 miglia dalla costa (5,5 km) con condotta sottomarina fino al punto di innesto mareterra, naturalmente l’ipotesi off shore avrà un procedimento autorizzato lungo essendo un impianto fisso in mare.

La nave userà un sistema di raffreddamento open-loop con rilascio in mare dell’acqua usata per il raffredamento. Sono due gli aspetti critici del ciclo di rigassificazione legati alla reimmissione delle acque raffreddate in natura (il GNL è a -160 °C) e alla necessità di immettere grandi quantitativi di cloro, che confluirà nell’ambiente, per impedire la naturale colonizzazione delle tubature da parte di alghe ed altri esseri viventi. Entrambi questi aspetti di impatto ambientale negativo sono legati alla tipologia di funzionamento cosiddetta “a ciclo aperto”, dove il calore utile alla gassificazione del GNL proviene dall’acqua di mare.

Il Sindaco d Piombino, di centrodestra, non è molto favorevole, è ha chiesto all’esponente di Fratelli d’Italia Francesco Lollobrigida di accompagnarlo da Cingolani che li ha accolti al Ministero spiegando che decideranno i tecnici se il progetto è fattibile. La cosa però ha fatto infuriare il Presidente della Regione Eugenio Giani che ha parlato di sgarbo istituzionale del Sindaco.

Il governatore infatti è favorevole, e con lui il sindaco di Firenze Nardella.

Ma non tutti nel pd la pensano cosi: “Sarebbe stato, forse, più opportuno attendere il progetto e governare un processo di ferma opposizione qualora le condizioni non fossero utili alla città” ha detto il partito provinciale, mentre i parlamentari del pd Luca Sani e Anedrea Romano hanno presentato un’interrogazione: "La mancanza di dati certi e trasparenti sulle caratteristiche del progetto relativo alla collocazione del rigassificatore fanno infatti emergere interrogativi sulla sua compatibilità con lo sviluppo territoriale dell’area portuale e della città di Piombino. Perplessità riguardano inoltre la pubblica sicurezza; la tutela del delicato ecosistema Marino del Golfo di Follonica e dell’arcipelago toscano e la presenza di significative attività di acquacoltura; la tenuta complessiva del tessuto produttivo e sociale; le eventuali ripercussioni negative su settori vitali per l’economia di un territorio a forte vocazione turistica, tra cui la piena funzionalità del porto di Piombino (che conta circa 3 milioni di passeggeri all’anno per l’isola d’Elba)".

Favorevoli invece i sindacati, anche se Lorenzo Fusco, della Uilm, dopo l’incontro con il sindaco, ha detto che comunque il rigassificatore non deve essere una scusa per ritardare gli investimenti per il rilancio dell’acciaieria che deve rimanere la priorità. “Se il governo fa un decreto ad hoc per il rigassificatore a Piombino- dice Fusco- noi ancora aspettiamo dal 2014 il decreto per il piano nazionale della siderurgia. Magari il rigassificatore potrebbe essere utile per uno sconto sul gas delle acciaierie”.

Non vanno meglio le cose in Puglia. Cingolani ha detto che i porti di Taranto e Brindisi sono perfetti quanto a profondità per ospitare la nave, ma Emiliano, che come disse il premier “è sempre d’accordo con Draghi”, non può mettersi di traverso in questo momento in cui sta scontando le prese in giro della lunga opposizione alla tap. Quindi ha sguinzagliato i suoi: il deputato barese Ubaldo Pagano ha presentato una interrogazione contro il rigassificatore a Brindisi o a Taranto “per sapere se, nell'individuazione del o dei porti, si terrà debitamente conto della vocazione turistica dei territori considerati, delle esigenze di salvaguardare il paesaggio e l'ambiente marino;

se, a fronte dei particolari equilibri delle aree del porto di Taranto e di Brindisi, non ritenga che l'approdo di una nave con tale funzione possa incrementare sensibilmente i rischi di incidenti, con le relative conseguenze per l'ambiente e le comunità locali”.

Il sindaco di Brindisi Rossi e il candidato del pd di Taranto Melucci hanno detto che da loro mai, “abbiamo già dato”.

L’unico che il rigassificatore lo vuole e’ il sindaco di Ravenna Michele Pascale. Che però vuole tutto. "Abbiamo dato sicuramente disponibilità per l’installazione di un rigassificatore a largo delle nostre coste. Abbiamo le condizioni per farlo, ma non ha senso importare il gas dai quattro angoli del pianeta e poi non utilizzare quello che c’è in Adriatico. Si tratta di una risorsa che di impatto sull’ambiente sicuramente ne ha meno di quello che importiamo. Se ci sarà un rigassificatore in Adriatico, e il ravennate è la location adatta per imprese e know how presenti, saremo l’unico luogo al mondo con un rigassificatore sopra gas non utilizzato”.

«In questo frangente – assicura De Pascale – vi è un territorio che è unito e pronto a mettere in campo 4 azioni strategiche per cambiare radicalmente rotta, quattro sì, per l’economia e l’ambiente».

La prima richiesta del sindaco riguarda la «ripresa delle attività estrattive per attingere alle risorse di gas naturale nell’alto Adriatico con liberalizzazione completa delle nuove attività oltre le 12 miglia ed efficientamento/potenziamento di quelle esistenti».

La seconda l’installazione al largo delle coste di Ravenna «di un FSRU offshore (Rigassificatore galleggiante) per un potenziale di 5mld di m3 all’anno».

La terza «un parco eolico offshore da 200MW di potenza con impianto fotovoltaico galleggiante annesso da 100MWp4», il cosiddetto progetto Agnes già presentato.

La quarta riguarda la realizzazione di «un sistema di Ccus per captare la Co2 emessa dal settore “hard to abate” e iniettarla nei giacimenti di metano esausti e/o utilizzarla in processi di economia circolare».

Altro che Presidenti di Regione, in Consiglio dei Ministri lunedì dovrebbero nominare il Sindaco di Ravenna De Pascale commissario unico per l’energia!

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