Napolitano, il Picconatore
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Napolitano, il Picconatore
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Napolitano, il Picconatore

Perché il presidente della Repubblica assomiglia sempre di più a Francesco Cossiga

 

Metamorfosi di un Presidente. Giorgio Napolitano il Picconatore? Anche lui con la sindrome di Cossiga? Ci aspetta un secondo mandato di Re Giorgio tutto scintille, per niente chiacchiere e distintivo, per niente solo cerimoniale, anzi tutto giocato all’attacco, con la veemenza dell’età e del prestigio che gli consentono un sovrappiù di picconismo su partiti, politici, istituzioni? Ma per fare cosa poi? Per tenere in vita il governo Letta e le larghe intese, e intanto riformare Costituzione e legge elettorale?

Che cosa vuol fare da grande Napolitano? Riscrivere l’architettura repubblicana coccolando intanto sotto di sé un esecutivo di notai del compromesso e della tregua in nome del “servizio al paese”?

“C’è chi se ne frega dei problemi” dell’Italia, aveva detto in un linguaggio nuovo e diretto Napolitano dopo le critiche di Grillo e grillini al messaggio alle Camere in cui aveva suggerito amnistia e indulto come provvedimenti di clemenza “sfolla-carceri”. Ora il Presidente esplode, sbotta, si sfoga. Trovate voi il termine per definire il fiume in piena di un capo dello Stato che fa la voce grossa e oltretutto ce l’ha, grossa, tonante, un po’ stentorea. Metteteci pure l’accento napoletano che napoletano è, per quanto sarebbe falso e irrispettoso collegarlo alle sceneggiate partenopee... “Invenzioni calunniose”, veleni per “gettare ombre” sul Quirinale, che per definizione è il Palazzo tra tutti perennemente invaso dal sole, l’alta bandiera tricolore svettante e sventolante. Napolitano spara. Spara contro le tossine sparse per “destabilizzare l’equilibrio di governo”. E poi contro la marea “diffusa e continua di vociferazioni, faziosità, calunnie che inquinano il dibattito”. Contro un clima che “condiziona e devia la vita politica”. Contro il mondo dell’informazione “esposto a fuorvianti tendenze”, e perbacco reagisca!

E ancora, la riforma della Costituzione va fatta, punto. “Non lasciamoci fermare dai fuochi di sbarramento, bisogna vincere il fronte di resistenza conservatrice senza cedere al clima avvelenato”. Non vi sembra di sentire l’eco degli anatemi e dei proclami della grande buonanima Cossiga?

Avverte, Napolitano, che darà fondo a tutte le sue prerogative nonostante, per dirla con un professore (italiano) della London School of Economics, Roberto Orsi, siamo di fronte a un “onnipresente e costituzionalmente discutibile interventismo da parte del Presidente della Repubblica”, che avrebbe “esteso i suoi poteri ben oltre i confini di un ordinamento ancora ufficialmente repubblicano”.

Ecco, dovremo aspettarci nei prossimi giorni, nelle prossime settimane, un Presidente battagliero, loquace e interventista, pronto a confrontarsi sul ring della politica per portare a compimento il progetto delle larghe intese. Pronto a farlo contro Berlusconi ma anche contro Renzi, Grillo, la Lega e la sinistra giudiziaria. Pronto a sfidare pure i magistrati che vorrebbero ascoltarlo come testimone sulla trattativa Stato-Mafia. Pronto a dare di bacchetta sulle mani di quelli che lo osteggiano e di quelli che sono dalla sua parte ma a volte sbagliano. Ne sa qualcosa il povero (povero?) Mario Monti, creatura di Napolitano che dopo essersi affrancato da quella sua anima robotica quirinalizia ha scelto, umanamente, di fondare un partito e candidarsi e ora si lecca le ferite del perduto sostegno “napolitano”.

Il Picconatore Giorgio userà ogni mezzo per impedire che Renzi coroni il suo lungo sogno di aspirante segretario del Pd e poi capo del governo in tempi utili. Userà ogni mezzo per addomesticare i falchi del Pdl e dare il giusto tocco di bastone ai grillini saltellanti. E vorrà legare il suo nome alle riforme con la “R” maiuscola (un tavolo governativo e parlamentare oggi al Quirinale dimostra che il vero dominus, anche qui, è Re Giorgio).

Ci troveremo immersi (più di quanto non lo siamo già) in una Repubblica Napolitana?

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