Prima lezione di giornalismo: aggredire Berlusconi

I mesi che ci separano dalle elezioni saranno un crescendo. È tornato l'antiberlusconismo d'antan contro chi non offre populismo ma un progetto politico

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia, alla trasmissione Che Tempo che Fa di Fabio Fazio - 26 novembre 2017 – Credits: ANSA/ MATTEO BAZZI

Gli oltre vent'anni di antiberlusconismo hanno prodotto risultati nefasti nella cultura di questa Italia, l'hanno incattivita al punto di radicalizzare un odio che da tempo non si cura di bestemmiare la Costituzione e oggi pretende persino la dittatura di un pensiero unico.

Questi autonominati custodi della Carta e, aiuto!, dei "valori" democratici potrebbero serenamente indossare i cappucci del Ku Klux Klan tanto sono pervasi da un razzismo ideologico che vorrebbe emarginare se non espellere chiunque non lapidi l'odiato Cavaliere.

Ora che Silvio Berlusconi è tornato in prima persona sulla ribalta della politica il fiume del pregiudizio ha ricominciato a scorrere impetuoso come ai "bei" tempi. Con tutto il corollario che ne consegue. A cominciare dalle immancabili inchieste con accuse gravissime come quella di aver avuto un ruolo nelle stragi degli anni Novanta, indagini che hanno visto svariate procure da nord a sud già indagare per anni e poi archiviare su loro stessa richiesta.

Non conta niente, perché nell'era delle "fake news" è sufficiente far uscire sui giornali la notizia della riapertura di un fascicolo legato alle stragi per potere scrivere che su Berlusconi grava il sospetto, anzi il "pesante sospetto", di esserne il mandante; che "chi indaga" ha trovato riscontri "protetti da un impenetrabile riserbo" sufficienti a far intravedere "clamorosi sviluppi"; che il "certosino lavoro degli inquirenti" farà riscrivere "una delle pagine più buie del nostro tempo" sulla quale "si vedono in modo distinto i contorni del signore di Arcore".

Provate voi a difendervi da tutto questo: è impossibile. Nella nuova edizione 2017-2018 della caccia all'uomo si pretende che questa enorme "fake news" assuma il rango di verità. E si pretende che,a ogni occasione, Berlusconi sia chiamato a discolparsie chiarire: ma discolparsi di che? Chiarire che cosa? Così se l'ex premier si accomoda da Bruno Vespa o da Fabio Fazio guai se l'intervista non si trasforma in un interrogatorio o nell'udienza di un processo che gli stessi magistrati non hanno mai potuto celebrare: attentato alla democrazia! Attentato all'informazione! Peggio: le domande, come si indigna il Fatto Quotidiano, diventano "domande-cioccolatino" e "Fabio come Sallusti" (tu quoque Fabio... e ci risiamo col razzismo ideologico).

La ridotta dell'antiberlusconismo d'antan non può sopportare che nel nome di una democrazia rappresentativa dove contano i voti e non i "like", Berlusconi non faccia populismo d'accatto e offra un progetto politico agli elettori. Si deve piuttosto prestare orecchio al tramestio che arriva dal sottoscala di qualche procura dove ancora si indica e si vuole crocifiggere il nemico.

I mesi che ci separano dalle elezioni saranno un crescendo, ci siamo abituati. Il menù è noto: inizieranno gli appelli per "salvare la democrazia", qualcuno minaccerà di lasciare l'Italia se dovesse vincere il centrodestra, l'Economist farà la sua copertina per sostenere che il Cav è "unfit" e il New York Times i suoi editoriali paragonandoci alle peggio dittature africane.

Uffa, mi par di vedere Raimondo Vianello e Sandra Mondaini. Con lei, stufa prima di dormire, che attacca: "Che vita uguale, che uguale vita...non cambia mai niente, ma io son stufa... non ne posso più: che barba che noia... che noia che barba, che noia che noia che barba che noia... che noia. Che noia, che barba... che noia che barba... che noia".

© Riproduzione Riservata

Commenti