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L'Iran vuole cacciare gli Usa dall'Iraq

Dopo l'attentato contro Soleimani ed i missili sulle basi Usa ora comincia la vera sfida, sempre in Iraq dove l'Iran gode di milizie e uomini ai suoi ordini

Lo scontro fra Stati Uniti e Iran non è finito, ma appena iniziato. I due contendenti hanno scelto, per ora, l’Iraq come campo di battaglia. Dopo gli attacchi aerei mirati Usa alle frange più dure sponsorizzate dagli ayatollah è scattato l’assalto di Capodanno, senza armi, dei militanti sciiti all’ambasciata americana a Baghdad con la firma sui muri della reception espugnata “Soleimani è il nostro capo”. Una specie di condanna a morte per Washington, che ha incenerito con un drone il carismatico generale dei Pasdaran nella capitale irachena. La rappresaglia missilistica iraniana, che intelligentemente puntava a non fare vittima, ma solo a mostrare i muscoli ha investito sempre il povero Iraq. Non è un caso che il saggio ayatollah Ali al-Sistani, anziana guida spirituale degli sciiti iracheni, sia sceso in campo in queste ore condannando sia l’eliminazione di Soleimani che il lancio dei missili iraniani, come “violazione della sovranità nazionale”.

Il vero obiettivo della vendetta dei Pasdaran è sbattere fuori dall’Iraq gli americani. Il premier dimissionario iracheno, Adel Abdul Mahdi, ha ribadito all’Alto rappresentante Ue per la politica estera, che devono andarsene “tutte le truppe straniere” compresi gli europei. E poi ha chiesto al segretario di Stato, Mike Pompeo, di inviare "una delegazione" di Washington a Baghdad "per discutere dei meccanismi di ritiro dei militari dall’Iraq". Gli americani che hanno 5200 uomini pensavano di fare i furbi senza pagare il dazio e si sono affrettati a mandare gran parte dei 3000 uomini di rinforzo dell’82° divisione aviotrasportata proprio a Baghdad. A tal punto che per far posto ai nuovi arrivi, nella zona verde super protetta della capitale, è stato sloggiato anche il generale Paolo Attilio Fortezza, comandante dell’intera missione italiana in Iraq, con il suo staff. Tutti trasferiti a Erbil, nel Kurdisatn iracheno, considerato più sicuro, dove abbiamo il grosso delle truppe di addestratori.

La nuova fase della “guerra” sarà scatenare le milizie sciite filo iraniane, che dal giorno dopo il lancio dei missili balistici hanno ricominciato a lanciare razzi sulla zona verde di Baghad dove si trova pure la nostra ambasciata. Se gli americani non se ne andranno con le buone i Pasdaran useranno le cattive grazie ai loro giannizzeri locali. Sunniti, curdi e una bella fetta di sciiti iracheni non vogliono una riedizione dello stillicidio di guerriglia e attentati che hanno falcidiato le truppe Usa dopo la caduta di Saddam Hussein. Difficile, però, fermare le potenti milizie appoggiate da Teheran.
In uno scenario del genere l’escalation e l’allargamento del conflitto al resto del Medio Oriente rimangono pericolo concreti dietro l’angolo. Non a caso, Mohammad Javad Haj Ali Akbari, che oggi a Teheran guidava la preghiera del venerdì ha chiaramente detto che la "dura vendetta" per l'uccisione del generale Soleimani è "appena iniziata”.

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