Il cuore, motore del mondo
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Il cuore, motore del mondo
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Il cuore, motore del mondo

Frozen racconta una favola che è molto reale e molto "rosa"

“Frozen. Il regno di ghiaccio” è una faccenda di cuore. Elsa ha paura, Anna ha fiducia. Sono sorelle, stessi occhioni grandi, ma potrebbero essere gemelle tanto bene rappresentano due facce della stessa medaglia, due stati d’animo e due modi di essere che sono uno l’ombra dell’altro, entrambi profondamente radicati dentro ciascuno di noi. Il cammino di crescita parte da qui ed è tutto interiore se non fosse che guardarci dentro è ciò che ci spaventa di più. Pur di non farlo, Elsa rinuncia alla sorella e fugge via dai luoghi dove è cresciuta nella convinzione che solo così potrà essere finalmente se stessa e salvarsi dentro un inaccessibile palazzo di ghiaccio dove non fare più male a nessuno. Sola e infelice perché questo crede di meritare. Una condanna che si auto infligge ritenendo di possedere un potere interiore pericoloso, inogmbrante e indomabile, come le hanno fatto credere, e lei, da sola, di questa convinzione non riesce a liberarsi.

Ma Anna non ci sta. Anna sa che le cose possono cambiare. La fiducia è il suo potere. Meno visibile di quello della sorella, che senza volerlo congela tutto ciò che tocca, meno evidente e immediato, ma forte oltre ogni limite. È il potere del cuore. Jennifer Lee e Chris Buck, che hanno firmato questo ultimo capolavoro della Disney, nelle sale italiane poco prima di Natale, ci raccontano che cosa può l’amore. Ancora?! Per rispondere prendo a prestito le parole del francese Christian Bobin: “Mi citi una cosa, una sola, che non sia legata all’amore e che meriti tre secondi di parola”.
 

Così Anna parte alla ricerca della sorella. Lo fa con i mezzi che ha e mai la sfiora il dubbio che potrebbe non riuscire nell’intento di riportare Elsa fra la sua gente e dimostrare che non è affatto cattiva come credono. Come in tutte le fiabe, il viaggio non sarà facile e il lieto fine non è immediato. Di certo è evidente che da soli non si arriva da nessuna parte e il potere personale va speso nella relazione. Metafora non solo del cammino individuale, ma anche del percorso dell’umanità. A che punto siamo? A metà fra il congelamento e il ritorno dell’estate. E cosa occorre per andare verso l’estate? Il potere del cuore, appunto. Ce lo spiegano anche le neuroscienze.

Secondo le più recenti scoperte, infatti, il cuore è un centro neurologico che funge da direttore d’orchestra di tutto il sistema nervoso. Quando il battito è regolare, com’è naturale che sia, gli impulsi che arrivano alla parte più evoluta del cervello creano le condizioni migliori per un profondo benessere fisico, emotivo e mentale. Questa scoperta convalida ciò che le antiche tradizioni sapienziali ci ripetono da millenni e cioè che la pratica di qualità come comprensione, empatia e gratitudine favorisce l’armonia interiore. Qualità tipiche dell’energia femminile e del suo sguardo d’insieme, aspetti del Femminile poco visibili, interiori, quanto mai necessari e curativi. Sono il potere di Anna, la sua voce interiore, la sua capacità di stare nelle relazioni con fiducia.

Oggi di questo femminile c’è un grande bisogno per curare la ferita. La storia la conosciamo. Secoli di disparità fra i modi di essere maschile e femminile hanno generato una ferita profonda nella psiche umana che internamente viviamo, incapaci di comprendere, come separazione fra corpo e mente, ragione e sentimento, vulnerabilità e potere e all’esterno come devastazione, sfruttamento, violenza in ogni sua forma, gelo.
 Anna va oltre in nome della sorellanza. E trova un alleato lungo il suo cammino, un maschile sincero, innamorato della vita, creativo nella ricerca di soluzioni a portata di mano. Per andare incontro all’estate occorre cercare e nutrire questo genere di alleanza fra maschile e femminile, a portata di mano più di quanto immaginiamo. Se solo ne fossimo consapevoli.   

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