Perché la Corea del Nord ha ricominciato a investire nel nucleare

Senza un accordo più flessibile sulle sanzioni si corre il rischio di ritornare all’era dei test missilistici

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Pyongyang, 15 aprile 2017 - Kim Jong-un mentre celebra l'anniversario del 105esimo compleanno di suo nonno Kim Il-Sung – Credits: STR/AFP/Getty Images

Claudia Astarita

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Abbiamo già parlato del rapporto della Nazioni Unite che all'inizio di agosto ha denunciato come la Corea del Nord non abbia rispettato l'impegno a interrompere il programma nucleare come deciso a Singapore nel corso dell'incontro dello scorso giugno tra Kim Jong-un e Donald Trump.

Dopo il campanello dall'allarme dell'Onu, gli esperti dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) si sono messi al lavoro per capire cosa sta effettivamente succedendo nel paese. Arrivando, purtroppo, alla stessa conclusione.

Corea del Nord e nucleare

Il rapporto dell'Aiea parla chiaro: tramite i satelliti è stato possibile osservare sia manovre compatibili con quelle seguite per procedere all'arricchimento dell'uranio sia lavori di potenziamento infrastrutturale nel principale sito nucleare del paese.

Una rinuncia impossibile

A giugno il leader nordcoreano si era anche impegnato sul fronte della denuclearizzazione, ma dal suo punto di vista quest'ultima avrebbe potuto essere ottenuta nella migliore delle ipotesi con un impegno a congelare ricerca e test, non con lo smantellamento completo delle tecnologie già esistenti. Non solo: per Kim Jong-un anche la promessa di sospendere gli esperimenti all'infinito è una promessa costosa, e a giugno sembrava disposto a mantenere l'impegno preso a patto di ottenere un ammorbidimento, anche progressivo, delle sanzioni. Ma anche su questo punto gli Stati Uniti si sono dimostrati inamovibili.

L'ipotesi di un nuovo summit

La situazione, oggi, appare particolarmente tesa. Da un lato sarebbe auspicabile riportare la Corea del Nord a un tavolo negoziale, al quale potrebbe essere utile invitare altri paesi, in primis Cina e Corea del Sud, ma il problema è che gli Stati Uniti non sono d'accordo. Nonostante i rischi di far precipitare di nuovo la situazione siano elevati, Washington vuole continuare a gestire la situazione da sola. Essenzialmente per isolare la Cina, che on a caso proprio in questi giorni è stata accusata da Trump di "irresponsabilità" per non aver messo sufficientemente sotto pressione Pyongyang sul nucleare.

Cina vs. Stati Uniti

Cina e Stati Uniti hanno certamente due modi molto diversi per gestire la distensione coreana. Pechino preferirebbe andare avanti con meeting regolari che possano aiutare i vari interlocutori a conoscersi meglio e ad instaurare un rapporto basato sulla fiducia reciproca. Ancora, incontri regolari ravvicinati darebbero la possibilità di procedere a piccoli passi testando di volta in volta l'affidabilità di Kim Jong-un. Tra questi piccoli passi la Cina non esclude ne' l'ammorbidimento delle sanzioni ne' la firma di un trattato di pace.

La strategia di Washington

Washington, al contrario, non è disposta a fare concessioni di alcun tipo. Secondo il Korea Times il Segretario di Stato Mike Pompeo sta organizzando l'ennesima visita in Corea del Nord, dove dovrebbe incontrare Kim Jong-un in persona, che dovrebbe consegnargli una lista dettagliata delle testate missilistiche e degli ordigni di cui il paese dispone, nonché le coordinate dei luoghi dove questi ultimi vengono costruiti e delle tecnologie utilizzate. Si tratta certamente di informazioni molto riservate che Pyongyang si è sempre rifiutata di rivelare, ma non è detto che proprio oggi abbia deciso di cambiare idea…in cambio di nulla.

A dire il vero il Korea Times ha scritto che la Corea potrebbe in cambio ottenere una dichiarazione con la quale si potrà finalmente mettere fine alla guerra del 1950-53 in maniera formale, ma anche in questo caso si tratta di un accomodamento ben inferiore rispetto all'ipotesi di trattato di pace precedentemente ventilata da entrambe le parti.

Cosa farà Kim Jong-un

Persino sui media nordcoreani si legge sempre più spesso che gli Stati Uniti non vogliono concedere abbastanza e che la loro intransigenza rischia di far deragliare la distensione appena iniziata. Ecco perché è inutile anche solo ipotizzare che l' "inventario nucleare" che Kim dovrebbe consegnare a Pompeo sia accurato e veritiero. Ma continuando in questo modo non si fa altro che alimentare la sfiducia, non la fiducia reciproca, bloccando anche i progressi più facili da ottenere. E così il destino della Penisola coreana ritorna nelle mani di Kim Jong-un, che potrebbe decidere di mandare tutto all'aria insoddisfatto del modo in cui Donald Trump sta gestendo la situazione, o potrebbe cercare di divincolarsi dalla morsa americana aprendosi alla Cina. Possibilmente senza dare troppo nell'occhio per evitare che Pechino, pestando i piedi a Washington, si trasformi ufficialmente nel nemico numero 1 dell'Occidente.

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