La scommessa economica di Obama per il 2014

Per il presidente, il nuovo anno potrebbe essere quello decisivo per la svolta dell'economia a stelle e strisce

Barack Obama (Getty Imagines/Nicholas Kamm)

Michele Zurleni

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Barack Obama è volato alle Hawaii per le vacanze di Natale con due certezze nella valigia: il 2013 è stato il peggior anno per lui da quando è alla Casa Bianca, il 2014 potrebbe essere il miglior anno per l'economia statunitense dall'epoca di Bill Clinton. Mentre l'America consolida la ripresa, il suo presidente va a picco nei sondaggi di gradimento. L'ultimo dato del Pil è un sorprendente 4.1% nell'ultimo trimestre, la stima più elevata da due anni a questa parte, il terzo miglior risultato dal 2006, un'epoca fa, prima dell'inizio della crisi. Per Gallup, Obama invece va giù: è bocciato dal 53% degli americani, mentre solo il 44% approva il suo operato.

Numeri che segnano un paradosso: il presidente ha dei meriti nella ripresa economica statunitense; ha fatto molto con le politiche di questi anni. Molto, ma sempre troppo poco, rispetto a quello che avrebbe potuto o dovuto fare. Questa è, in fondo, l'accusa più forte che gli arriva dal ceto medio (che lui aveva promesso di difendere). L'aumento delle diseguaglianze sociali è lì, a testimoniarlo.

La ripresa in America e gli errori di Obama

L'economia americana accelera. Secondo le previsioni, nel 2014 crescerà del 2.2% nel primo semestre e supererà il 3% nel secondo trimestre. Tornano i consumi, la gente riprende ad acquistare beni di consumo. L'America veleggia, mentre l'Europa languisce. Perchè? Parte della risposta riguarda le scelte fatte da Barack Obama e Ben Bernanke, l'ormai ex capo della Fed, subito dopo l'elezione del presidente nel 2009.

La Casa Bianca varò i pacchetti di stimolo dell'economia, decise il salvataggio dell'industria automobilistica e contribuì a rimettere in ordine il sistema finanziario con risorse pubbliche - che poi vennero recuperate -, mentre invece la Fed ha continuato a stampare moneta - senza paura di andare incontro all'inflazione -; è intervenuta sui titoli di stato e ha permesso con la sua politica monetaria di riportare in stabilità il mercato immobiliare dopo il grande crack dei mutui subprime. Un gioco di squadra, fatto di investimenti pubblici e interventi tampone, da interventi tampone e investimenti publbici, che alla fine, ha dato i suoi frutti.

L'Europa, invece, la prima preoccupazione è stata quella di riportare in ordine i conti pubblici. Austerità è stato il mantra del Vecchio Continente. Anche quando dall'altra parte dell'Oceano, un Obama preoccupato per la rielezione (visto i dati sulla disoccupazione) chiedeva agli europei di puntare sulla ripresa, allargando i cordoni della borsa. Cosa che non è mai avvenuta.

In aumento le diseguaglianze

Ma, se Obama è stato così bravo perché gli americani non apprezzano il suo operato? Perchè, in realtà, nei primi due anni del suo mandato, cruciali per le sorti dell'economia, lui ha impegnato la maggior parte delle sue forze nella Riforma Sanitaria. Ha lavorato su di un doppio binario (Sanità ed Economia), ma ha spinto più sul primo che sul secondo. E'stato assente, timido o troppo prudente sulla rinegoziazione del debito (dando un pessima prova quando ha dovuto condurre il braccio di ferro con i repubblicani) e soprattutto non è stato in grado di risollevare le sorti del ceto medio, nonostante le promesse della campagna elettorale

Nel 2012, il reddito dell'1% più ricco degli Usa è aumentato del 20% mentre il potere di acquisto della famiglia media è inferiore ai livelli del 1989: metà dei nuclei famigliari americani vive in un condizione peggiore rispetto a cinque anni fa. Basti pensare alle lotte per l'aumento delle paghe minime dei lavoratori dei fast food, tra i quali ci sono molti esponenti della middle - class caduti in disgrazia, per capire quale è la situazione per milioni di persone.

La rinascita dell'industria

E'vero però che il tasso di disoccupazione è sceso. Ora è al 7.4%. Un paio di anni fa era attorno al 10%. Se si è abbassato è anche a causa di alcune delle scelte economiche di Obama, ma certo non solo di questo. Il presidente ha il grande merito di aver evitato il fallimento dell'industria dell'automobile, primo passo per il rilancio del settore manifatturiero. La scommessa è tutta lì: ricreare una classe media di white e blue collar, di lavoratori specializzati, come era prima dell'epoca della delocalizzazione. Significa che gli americani tornano al lavoro, a  "fare" prodotti (Made in Usa), ad esportarli all'estero (grazie anche un dollaro più debole - e quindi competitivo - rispetto all'euro), a rilanciare, quindi, il commercio (sia a livello internazionale,sia interno).

Negli Usa, l'industria manifatturiera ha ingranato una marcia in più grazie a un miglioramento della produttività e a un boom energetico che alimentano le esportazioni, ma che soprattutto hanno un grande pregio: riattirare attività industriali. Si chiama "Reshoring", è il ritorno a casa delle produzioni che anni fa erano stati portate all'estero per colpa dei costi del lavoro e dei servizi. Il trend è in aumento e il fenomeno è ben più vasto rispetto a quello che si attendevano gli analisti. Ma non solo. Accanto a questo, c'è un altro fattore in grado di rilanciare l'industria. Gli stranieri investono in America e sui lavoratori americani, sulle loro competenze, abilità e capacità di produrre. In due anni, nelle classifiche mondiali, gli Usa hanno recuperato posizioni e ora sono al terzo posto.

Il boom energetico interno e gli investimenti privati nella ricerca

L'altro fattore è il boom energetico. La riduzione dei costi dell'energia - dato dall'aumento della produzione interna di greggio e di gas (soprattutto il shale gas) - rappresenta un vantaggio per tutti i produttori. Gli Usa sono diventati competitivi anche per quello. E se si pensa che nel 2015, Washington supererà Mosca come primo produttore al mondo, si comprende quanto sia importante questa rivoluzione energetica per l'economia americana.

Infine, c'è la questione degli investimenti privati nella ricerca tecnologica. Il 70% è stato fatto nel settore manifatturiero e ha prodotto la stragrande maggioranza di invenzioni brevettate: è da questo che nasce l'eccellenza tecnologica che fa rimanere competitiva l'industria Usa a livello mondiale.

Le previsioni dicono che questo rinascimento industriale potrebbe portare alla creazione di cinque milioni di lavoro entro il 2020 nel settore manifatturiero. Se questo trend venisse confermato, gli obiettivi che Obama aveva promesso saranno raggiunti ben oltre la fine del suo secondo mandato. Questo confermerebbe quello che si è visto in questi anni. Eletto con un grado di aspettative molto alto, Obama ha deluso chi pensava che potesse cambiare (veramente) le cose in poco tempo. Ma, è innegabile che con la sua  prudente navigazione, il presidente abbia messo la nave americana sulla rotta per far uscire il paese dalle secche della più grave crisi economica dopo la Grande Depressione.

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