Esteri

La Corea del Nord continuerà a lanciare missili sopra il Giappone

Per raccogliere dati tecnici indispensabili, per affermarsi come potenza regionale, per indebolire l'alleanza degli Usa con Tokyo e Seul

corea del nord -esercitazioni corea del sud

Luigi Gavazzi

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Il test del missile Hwasong-12 del 29 agosto che ha sorvolato il Giappone è stato un successo per la Corea del Nord.

Almeno per tre motivi:

  • perché l'obiettivo di Pyongyang, spacconate propagandistiche a parte, è assumere e vedersi riconosciuto il ruolo di potenza regionale con la quale fare i conti;
  • perché ha dimostrato notevoli passi avanti nella tecnologia militare, che dovrebbero garantire a Kim Jong-un una certa sicurezza sul rischio che il suo regime possa essere rovesciato da un intervento straniero, come ha osservato Ankit Panda su The Atlantic; e perché ha offerto ai tecnici militari importanti informazioni per lo sviluppo dell'armamento balistico;
  • Il tutto per garantire anche alla Corea del Nord una posizione di forza nel caso si arrivi a un tavolo di trattative con gli Stati Uniti e per minare la fiducia del Giappone e della Corea del Sud nell'alleanza con gli Usa.
 

SVILUPPO TECNOLOGICO

Il missile sopra Hokkaido ha dimostrato la capacità tecnica di raggiungere il Pacifico senza rischiare di arrecare danni involontari ai paesi vicini: a parte la sorpresa suscitata in Giappone e l’attivazione del sistema di allarme J-Alert. La traiettoria da lunga gittata invece di quella a parabola alta (lofted) permette di arrivare più lontano ma non era per nulla scontato che funzionasse.

Inoltre ha probabilmente procurato ai tecnici della Corea del Nord dati e informazioni preziose per lo sviluppo dei programmi missilistici e su come un loro missile si potrebbe comportare in condizioni realistiche (guerra) di lancio. Anche perché, come ha scritto ancora Panda, il missile del 28 agosto era del tipo progettato, dicono i Nordcoreani, per trasportare una testata nucleare.

I GIAPPONESI POTEVANO ABBATTERE IL MISSILE?

Jonathan D. Pollack, su Brookings, ha scritto che i giapponesi erano in realtà preparati a colpire il missile, nel caso ci fosse stato il rischio che cadesse sul loro territorio. Era infatti pronta una nave da guerra (dello stesso tipo di quelle usate dagli Stati Uniti per sparare gli intercettori), che avrebbe lanciato il proiettile per intercettare lo Hwasong-12, se i vertici militari di Tokyo avessero deciso. (Come abbiamo visto ieri, diverso il fatto che potessero davvero riuscirci).

Le implicazioni politiche e strategiche del missile sul Giappone, dice ancora Pollack, sono regionali, non intercontinentali. Pyongyang ha dimostrato di poter minacciare tutte le potenze dell’Asia orientale che considera ostili o potenzialmente ostili.

SPACCARE L'ALLEANZA USA-COREA DEL SUD-GIAPPONE

Panda, a questo proposito, osserva che, sul piano regionale, i test missilistici indicano anche una certa speranza da parte di Pyongyang che Corea del Sud e Giappone mettano in dubbio l'efficacia della propria alleanza con gli Stati Uniti.

Il compito che spetta agli Stati Uniti per contrastare Kim Jong-un, dunque, non è solo avvertire che la linea da non oltrepassare è il lancio di missili verso i territori americani (in particolare Guam), come ha fatto il Segretario alla Difesa Jim Mattis.

È necessario che anche il Giappone e la Corea del Sud vengano considerate "non minacciabili" come Guam, altrimenti gli alleati di Washington finiranno con il pensare che la tattica della Corea del Nord ha pagato e che Washington abbia nei fatti accettato la “nuova normalità” nell’Asia nordorientale con Pyongyang a fare il bullo.

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