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Corea del Nord: l'attrice che fu rapita per girare film sul regime

Si chiamava Choi Eun-hee ed è morta a 91 anni dopo averne passati 5 a Pyongyang costretta, con il marito, a lavorare per Kim Jong-il

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Chiara Degl'Innocenti

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Si chiamava Choi Eun-hee ed era una nota attrice sudcoreana salita alla ribalta soprattutto dopo che il padre di Kim Jong-un, grande appassionato di cinema, aveva fatto in modo che delle spie la rapissero portandola in Corea del Nord per recitare in diversi film per il regime.

Ora che Choi è morta, all’età di 91 anni, la sua vicenda torna fuori tra la sua popolarità a Seul e la sua prigionia Pyongyang. Una storia quella di Choi che ha ispirato diversi libri e film.

Il sequestro

Diventata una grande star del cinema sudcoreana, era stata notata da Kim Jong-il nel 1978. Avendo deciso di “averla” come interprete personale di numerosi girati che dovevano avere come unico obiettivo la grandiosità della dittatura della Corea del Nord, Kim non aveva esitato a mettere in piedi un vero sequestro.

Rapita da agenti nordcoreani a Hong Kong, Choi Eun-hee era giunta a Pyongyang da sola. Solo dopo, infatti sarebbe stata raggiunta (sempre in modo coatto) dal marito Shin Sang-ok, famoso regista morto nel 2006.

Quello che si sa è che di sicuro i due artisti furono costretti a restare al Nord per ben cinque anni, un lungo periodo in cui alla coppia il regime impose di girare una decina di film.

La permanenza in Corea del Nord

La loro permanenza obbligata in Corea del Nord non imponeva loro di rinunciare, per le riprese o per partecipare a festival cinematografici, di viaggiare, anche se sotto stretta sorveglianza degli agenti del governo di Kim Jong-il il quale, visto il divorzio della coppia, ordinò loro di risposarsi nel 1976 durante una permanenza dei due in Ungheria.

Grazie ai suoi film Choi venne comunque premiata. Si aggiudicò la statuetta di migliore attrice al Moscow International Film Festival nel 1985 per il suo ruolo in Salt, un film che racconta della vita dei coreani che, tra il 1910 e il 1945, combatterono contro il colonizzatore giapponese.

La fuga di Choi

Ma fu proprio grazie alla partecipazione alla Berlinale nel 1986, che la coppia poté organizzare e realizzare la propria fuga attraverso l’ambasciata degli Stati Uniti a Vienna. Negli Usa Choi e suo marito vissero per più di 10 anni, per poi tornare in Corea del Sud nel 1999.

Solo nel 2011, l’attrice rilasciò un’intervista in cui denunciava Kim Jong Il e lo “scandaloso rapimento”, anche se come artisti Choi e il marito furono sempre rispettati e supportati in ogni loro decisione. Nonostante questo, però, la loro permanenza forzata fu vissuta come una vera prigionia.

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