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Corea del Nord: i detenuti stranieri nei campi di lavoro

Gli americani sono tre, mentre da un rapporto di Amnesty International sarebbero oltre 120 mila le persone incarcerate nei centri di detenzione

Otto Warmbier era uno studente di un college americano e aveva 22 anni. È morto dopo oltre un anno di prigionia in uno dei campi di detenzione della Corea del Nord dove, chi viene accusato di crimini contro lo Stato, vi viene recluso con una condanna ai lavori forzati.

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I detenuti americani liberati

Otto Warmbier è solo uno dei numerosi cittadini americani che sono stati imprigionati nel Paese di Kim Jong Un. Per ora, l’unico ad aver subito torture tali da indurgli il coma e procurargli la morte. La stragrande maggioranza degli americani detenuti, invece, è stata rilasciata in condizioni relativamente buone. Troppo utili per i negoziati: da tempo Washington e Seul sostengono che i reclusi stranieri nei campi coreani servono a strappare concessioni diplomatiche.

E non a caso ancora tre americani sono incarcerati dal regime dittatoriale di Pyongyang.

Kenneth Bae, un missionario coreano-americano di Lynnwood, Washington, è stato imprigionato per più di due anni dopo che la Corea del Nord lo aveva condannato per propaganda e atti sovversivi contro lo Stato.

Bae, 48 anni, era stato arrestato a novembre 2012 mentre stava portando un gruppo di persone all’interno della Corea del Nord. Anche lui, come il giovane Warmbier era stato condannato a 15 anni. I suoi problemi di salute però erano circoscritti al mal di schiena, al diabete, al cuore e al fegato. Liberato nel 2014, dopo una missione segreta da parte dell’allora capo dei servizi segreti degli Stati Uniti James Clapper, ha fatto rientro a casa. Come Matthew Miller, un altro detenuto americano rilasciato lo stesso anno dopo sei mesi di prigionia per spionaggio. Miller era stato costretto all’isolamento e a lavorare nei campi otto ore al giorno.

Nel 2009, in Corea del Nord erano stati arrestati anche Ling e Lee, due giornalisti che avevano lavorato su una storia di nordcoreani, attraversando illegalmente il confine. Condannati a 12 anni in un campo di lavoro, i due erano stati poi rilasciati dopo che l'ex presidente Bill Clinton avava visitato Pyongyang negoziando la loro liberazione.

I detenuti ancora nei campi di lavoro

Ancora tre i detenuti nei campi di lavoro di Kim Jong Un. Sono cittadini naturalizzati americani: Kim Hak Song and Kim Sang Dok, che lavoravano a Pyongyang presso l’Università della Scienza e della Tecnologia (l'unica università finanziata privatamente in Corea del Nord e l’unica ad avere un gran numero di personale straniero) prima della loro incarcerazione all'inizio del 2017 per crimini non ancora specificati.

Kim Dong Chul, l’altro cittadino degli Stati Uniti nato in Corea del Sud, sta scontando un periodo di 10 anni ai lavori forzati con l'accusa di spionaggio dopo il suo arresto nel mese di ottobre 2015. Nella sua confessione pubblica, Kim ha detto che era una spia per l'intelligence della Corea del Sud.

I campi di lavoro

Le immagini satellitari di alcuni campi di prigionia della Corea del Nord, noti come kwanliso, mostrano che il governo di Kim Jong Un sta continuando a mantenere e investire in queste strutture repressive. All’interno dei campi è presente anche un forno crematorio.

A sostenerlo è un rapporto dettagliato del novembre 2016 di Amnesty International condotto su due campi, kwanliso  15 (noto anche come Yodok) e kwanliso 25 dopo che la Commissione delle Nazioni Unite nel 2014 aveva avviato un’inchiesta rivelando che la gravità delle violazioni dei diritti umani in Corea del Nord non ha eguali.

Lo stesso rapporto dettaglia riguardo a stupri, infanticidi, torture, privazione del cibo, lavoro forzato ed esecuzioni ai danni di 120 mila uomini, donne e bambini tenuti in isolamento nei campi.


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Chiara Degl'Innocenti