"Bombe liquide", torna la psicosi del terrorismo di Al Qaeda
"Bombe liquide", torna la psicosi del terrorismo di Al Qaeda
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"Bombe liquide", torna la psicosi del terrorismo di Al Qaeda

Dopo la chiusura delle ambasciate USA, la paura è che si possano colpire obiettivi civili grazie ad una nuova "arma"

(Lookout News )

Gli Stati Uniti, cui prevedibilmente seguirà anche il resto dell’Occidente, sono già entrati in piena “sindrome da antrace” ovvero quella psicosi collettiva che si generò nel 2001 dopo gli attentati al World Trade Center, a causa delle lettere contenti il batterio letale dell’antrace, inviate a uffici giornalistici e sedi di partito negli Stati Uniti e in seguito attribuite ad Al Qaeda. Da quel giorno, non solo il bioterrorismo fu accreditato come una minaccia reale e incombente (sebbene in seguito non si siano più verificati simili episodi), ma iniziò a far breccia in tutti noi la sgradevole e generalizzata percezione che “dal terrore non si è mai al sicuro”.

Così accade anche oggi: la notizia fatta circolare dal quotidiano britannico The Indipendent circa la possibilità che terroristi di Al Qaeda stiano progettando un attentato con esplosivi liquidi è un campanello d’allarme di non poco conto che si somma alla drastica, inaspettata e senza precedenti decisione del governo americano di chiudere decine delle proprie ambasciate in Medio Oriente, Africa e Asia Centrale. Un ordine tassativo deciso ai piani alti di Washington, cui si sono conformati subito anche Francia, Germania e Regno Unito, a riprova della credibilità data alle informazioni raccolte dall’intelligence statunitense.

- Com’è partito l’allarme

Ora, se è vero che le intercettazioni telefoniche dei leader qaedisti hanno portato al risultato di mettere in pre-allarme gli apparati di sicurezza occidentali, meno chiaro è però il contenuto dei messaggi che hanno originato i timori dell’intelligence: il numero uno di Al Qaeda, Ayman Al Zawahiri, sarebbe stato intercettato mentre si metteva in contatto con Nasser Al Wuhasyshi, yemenita e trentaseienne leader di AQAP - Al Qaeda nella Penisola Araba, una delle costole più pericolose della galassia jihadista - e con Ibrahim Al Asiri, il “bombarolo” di AQAP ovvero un esperto artificiere che, nonostante i suoi ventotto anni, sarebbe dietro alla maggior parte delle operazioni terroristiche e degli attentati esplosivi tentati dai qaedisti degli ultimi anni (ricordate il terrorista nigeriano che nel Natale 2009 tentò di far esplodere il volo Northwest 253 con un fiammifero e una bomba nascosti nelle scarpe?).

Da qui, la convinzione che i tre soggetti, vista la loro inclinazione, si siano messi in contatto proprio per organizzare in questi giorni un “attentato eclatante” ai danni del Grande Satana, l’America. E sempre da qui la deduzione che tale atto potrebbe essere compiuto o attraverso un’irruzione in un luogo simbolo come un’ambasciata oppure con una bomba di nuovo tipo, proprio come quelle descritte ora dall’Indipendent.

- Il pericolo delle “bombe liquide”

In seguito agli attentati alle Torri Gemelle, c’è una fitta letteratura da parte di numerosi analisti ed esperti di terrorismo che, in tutti questi anni, si sono interrogati e confrontati su come Al Qaeda potrebbe agire d’ora in avanti. Molte delle risposte all’interrogativo si concentrano proprio sull’uso di armi non convenzionali. Tra queste, gli esplosivi sui voli rimangono tra le ipotesi principali: quella che circola più insistentemente è che i terroristi sarebbero propensi a trasportare bombe a bordo, da assemblare o da far detonare proprio durante il volo, proprio come le bombe liquide.

La Transportation Security Administration, agenzia della Homeland Security americana, è altamente preoccupata per le difficoltà connesse con questo tipo di minaccia: rintracciare esplosivi liquidi è un incubo, perché esse non hanno né odore né colore e possono essere nascoste tranquillamente in liquidi come profumi, gel, dentifrici o semplici bottigliette d’acqua, così come possono essere “indossate” dagli attentatori, inzuppate nei vestiti. Una tecnica, questa, usata già da molti anni per il trasporto della droga, soprattutto coca: la cocaina liquida è una tecnica usata ampiamente dal narcotraffico, soprattutto sudamericano.

Se è dunque relativamente facile superare i controlli in assenza di cani, semmai, nel caso della bomba, è l’innesco a generare il problema. Ma, se davvero Al Qaeda sta progettando un simile attentato, questa incognita evidentemente è stata già risolta.
Consapevoli del fatto che gli esplosivi liquidi sono un rischio serio, sono soprattutto gli israeliani: non a caso, l’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv ha realizzato appositamente un laboratorio sotterraneo all’interno dell’aeroporto, per condurre test immediati sui liquidi trovati in possesso di passeggeri sospetti.

- Le prospettive

Se l’urgenza di chiudere le ambasciate si spiega anche con l’ansia cronica degli Stati Uniti di impedire attentati ai propri danni - non si è ancora rimarginata la ferita per la morte dell’ambasciatore americano in Libia Christopher Stephens, avvenuta a Tripoli nel 2012 - è pur vero che terroristi e ricercati del calibro di Al Zawahiri, Al Wuhasyshi e Al Asiri, non si telefonano certo tutti i giorni. Dunque, doveva pur esserci un motivo serio per rischiare di essere intercettati (quale movente migliore del pianificare un’operazione terroristica, ragione e scopo di vita di Al Qaeda?) ma questo non può e non deve permetterci in alcun modo di tornare alla psicosi collettiva degli anni passati.

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