Pensioni, ecco di quanto caleranno nei prossimi anni
Pensioni, ecco di quanto caleranno nei prossimi anni
Economia

Pensioni, ecco di quanto caleranno nei prossimi anni

Per la Ragioneria Generale dello Stato, gli assegni Inps saranno in futuro sempre più magri

La spesa pensionistica è sotto controllo, ma gli assegni dell'Inps saranno più magri. E' questo lo scenario che si apre nel sistema previdenziale italiano, dopo le riforme avviate negli ultimi anni, compresa quella approvata dal governo Monti, con la regia dell'ex-ministro del welfare, Elsa Fornero .

LA RIFORMA PREVIDENZIALE DI ELSA FORNERO

Con l'estensione del metodo contributivo (in base al quale l'importo delle pensioni pubbliche dipenderà solo dai contributi versati durante la carriera e non dagli ultimi redditi percepiti prima di mettersi a riposo), molti lavoratori italiani devono prepararsi a tirare la cinghia durante la vecchiaia, cioè a ricevere dall'Inps una rendita ben più bassa rispetto all'ultimo stipendio. A dirlo è il Rapporto della Ragioneria Generale dello Stato sulle tendenze di medio periodo del sistema pensionistico, che delinea un quadro che molti esperti previdenziali (e non solo) già conoscono bene, seppur a grandi linee.

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L'analisi della Ragioneria scende però nel dettaglio, con esempi concreti di quanto caleranno le pensioni future, dopo le riforme avviate dagli anni '90 fino al 2011. Nel Rapporto, ci sono parecchie cattive notizie per i futuri pensionati, soprattutto per i lavoratori autonomi che, in molti casi, riceveranno dall'Inps un assegno non superiore al 50 o 60% dell'ultima retribuzione. Va detto, però, che si tratta di una differenza calcolata sugli importi lordi, che si riduce notevolmente se si prendono invece in esame le pensioni e i salari netti. Chi guadagna di meno, infatti, paga anche una quantità minore di tasse e vede dunque attenuata la perdita di reddito causata dai tagli alla previdenza. Ma ecco, di seguito, alcuni esempi concreti evidenziati dalla Ragioneria, per diversi profili di lavoratore.

LAVORATORI DIPENDENTI

Si prenda il caso di un dipendente di un'azienda privata (senza coniugi a carico) che si mette a riposo tra i 65 e i 70 anni di età, dopo aver accumulato 38 anni di contributi. Nel 2010, un lavoratore che che è andato in pensione con questi requisiti ha incassato mediamente dall'Inps un assegno lordo pari al 74% circa della retribuzione. Chi si ritirerà nel 2020 con lo stesso profilo, invece, incasserà il 69% dell'ultimo stipendio. Chi andrà in pensione nel 2050, invece, non supererà il 63%.

Se si considerano gli importi netti dei salari e degli assegni Inps, però, la differenza si riduce notevolmente. Sempre nell'ipotesi di 38 anni di contributi e di un'età di messa a riposo tra i 65 e i 70 anni, nel 2010 la pensione copriva l'83% dell'ultimo stipendio mentre scenderà al 78% nel 2020 e al 71% nel 2040, con una perdita del tenore di vita pari a quasi un terzo.

LAVORATORI AUTONOMI

Non se la passeranno meglio di autonomi (sempre senza coniugi a carico) che andranno in pensione con 38 anni di contributi e un età tra 65 e 70 anni. Al lordo delle trattenute fiscali e contributive, i lavoratori con questo profilo che sono andati in pensione nel 2010 hanno ricevuto un assegno Inps pari in media al 73% degli ultimi redditi. Chi si metterà a riposo nel 2020 con gli stessi requisiti, invece, percepirà un importo attorno al 51% dello stipendio mentre chi si ritirerà nel 2030 dovrà accontentarsi di una rendita lorda attorno al 47%.

Il quadro migliora, ma non di molto, se si considerano gli importi netti. Per i lavoratori autonomi finiti in pensione nel 2010, l'assegno Inps copre oggi il 94% degli ultimi redditi dichiarati mentre sarà pari al 75% per chi si ritirerà nel 2020 e al 68% circa, per chi andrà invece a riposo nel 2030. Anche in questo caso, durante la terza età, i lavoratori rinunciare a circa un terzo del proprio tenore di vita.

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