Franco svizzero: chi ci perde e chi ci guadagna
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Franco svizzero: chi ci perde e chi ci guadagna
Economia

Franco svizzero: chi ci perde e chi ci guadagna

Il rafforzamento della valuta rischia di frenare le esportazioni delle imprese elvetiche. Gli stipendi dei frontalieri aumentano però del 20%

La Banca centrale svizzera ha deciso di sganciare il franco dall'euro, sbloccando il tetto minimo del cambio fissato a 1,20, per non essere travolta dall'enorme quantità di liquidità anticipata dalla misura di quantitative easing che sarà probabilmente annunciata questa settimana dalla Bce.

La divisa elvetica, come prevedibile, si è rapidamente apprezzata nei confronti dell'euro prima di stabilizzarsi intorno alla parità.

Ma quali sono le conseguenze di questa mossa sull'economia della Svizzera e dei paesi confinanti?


La conseguenza sulle valute

Per molto tempo il franco svizzero è stato percepito come un "porto sicuro" dagli investitori e diretto artificialmente da enormi flussi monetari internazionali, collegati al sovradimensionato settore della gestione patrimoniale nell’economia elvetica, che è sempre stato ampiamente redditizio per l’economia svizzera grazie all'istituto del segreto bancario.

Ma l'introduzione dell’euro e i recenti accordi fiscali con la Ue (Italia compresa) stanno rapidamente cambiando le carte in tavola. Ecco perché, secondo gli economicsti di Axa IM, se fosse stato mantenuto il vincolo al cambio con l'euro, la Svizzera "avrebbe perso la sua attrattiva per i risparmiatori dell'ampia area legata al dollaro americano".

Eliminandolo,dunque, la banca centrale elvetica ha dato "un segnale forte in termini di credibilità, riaffermando il franco come scudo contro il rischio cambio per i risparmiatori d'oltremare". Le incertezze riguardo l’impatto del cambio valutario sull’economia elvetica, che potrebbe quest'annocadere in deflazione, sta spingendo infatti i clienti più ricchi delle banche elvetiche, come ha rivelato giorni fa un addetto del colosso svizzero UBS all'agenzia Bloomberg, a preferire investimenti in dollari americani.


Uno "tsunami" sulle imprese svizzere

Il rafforzamento del franco "rappresenta una reale minaccia per la parte non finanziaria dell’economia svizzera, in particolare per i settori legati all’export come i beni di lusso, il turismo e l’ingegneria" si legge in un recente commento da parte del fondo di investimento olandese Kempen Capital Management.

Oggi le imprese svizzere rischiano di perdere competitività in un momento di calo dei prezzi del petrolio e non hanno più un riparo sicuro per la maggior parte del loro business: il 50% delle esportazioni è destinata all'Eurozona.

Nick Hayek, amministratore delegato di Swatch Group, ha definito la decisione della banca centtrale elvetica "uno tsunami". E non a torto: secondo Morgan Stanley una valutazione del 10% del franco ha un'impatto negativo dell'8% sul fatturato del gruppo.

Gli economisti della banca elvetica UBS, invece, hanno stimato cinque miliardi di esportazioni in meno e una frenata dello 0,7% per l'economia svizzera.

L'impatto sullo stipendio dei frontalieri

La parità tra franco ed euro spinge in alto gli stipendi dei frontalieri, gli italiani residenti nei comuni in prossimità del confine che lavorano in Ticino: la busta paga è aumetata di colpo del 15 - 20%. Significa (ai cambi attuali) che lo stipendio di un frontaliero da 1.200 franchi al mese, che prima corrispondeva a 1.000 euro, ora vale 1.170 - 1.180 euro.

Nel lungo periodo, però, avvertono i sindacalisti, potrebbe essere "un'arma a doppio taglio": l'apprezzamento del franco penalizza soprattutto le imprese elvetiche più piccole che rischiano di diventare meno competitive e potrebbero in teoria ridurre la manodopera frontaliera.

I negozi e i benzinai delle province di Como e Varese, inoltre, stanno diventando più attrattivi per i clienti svizzeri, come del resto quelli dei paesi confinanti con la federazione (Germania e Francia), a scapito degli esercizi omologhi svizzeri, tradizionalmente oggetto di trasferte dai paesi confinanti, che ora rischiano di essere sempre meno interessanti.

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