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(Ansa)
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Scintille tra Russia e Nato, anche Lavrov espelle i funzionari occidentali

Azioni da guerra fredda tra le due superpotenze

La Russia ha sospeso la sua delegazione diplomatica nella Nato, lo ha annunciato ieri il ministro degli Esteri Sergei Lavrov, il quale ha precisato che il personale occidentale dell'ufficio dell'Alleanza Atlantica a Mosca sarà privato dell'accreditamento entro il mese di novembre.

Quella russa è una reazione avvenuta dopo che la Nato ha espulso otto diplomatici della missione russa all'inizio di questo mese, dicendo che stavano lavorando come ufficiali dell'intelligence, ovvero come spie al servizio della Russia. Di fatto le relazioni tra l'Alleanza e il centro dell'Ex Urss sono tese dal 2014, da quando Mosca ha annesso la penisola di Crimea all'Ucraina, e anche il cambio di amministrazione alla Casa Bianca non ha sortito effetti concreti nelle relazioni tra militari occidentali e funzionari russi. Lavrov ha confermato ai media russi che la mossa è avvenuta in risposta alle azioni della Nato, accusandola di non essere "interessata a un dialogo equo".

In particolare il ministro russo ha dichiarato: "Se i membri della Nato hanno questioni urgenti di cui discutere con noi possono contattare il nostro ambasciatore in Belgio".

Dopo l'annuncio, la Nato ha affermato di aver preso atto della decisione della Russia e la portavoce

Oana Lungescu ha dichiarato: "Ci rammarichiamo per questa decisione, la politica della Nato nei confronti della Russia rimane tuttavia coerente. Abbiamo rafforzato la nostra deterrenza e difesa in risposta alle azioni aggressive della Russia, mentre allo stesso tempo rimaniamo aperti al dialogo, anche attraverso il consiglio Nato-Russia".

La mossa di Lavrov è stata descritta dal ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas come preoccupante: "È più che deplorevole, questa decisione presa a Mosca danneggerà seriamente il rapporto con tutti i Paesi dell'Alleanza", ha detto.

L'atto compiuto dall'ufficio Nato di espellere otto diplomatici russi, avvenuto con modalità improvvise ma anche lasciando ai funzionari colpiti dal provvedimento tutto il mese di ottobre per rientrare in patria, ha praticamente dimezzato a dieci persone le dimensioni della missione moscovita nella sede di Bruxelles, ed era stata giustificata dal segretario generale della Nato Jens Stoltenberg sostenendo che l'organizzazione aveva visto "un aumento delle attività maligne russe che comportano la necessità di essere vigili". Un funzionario della Nato ha invece detto che gli uomini erano "ufficiali dei Servizi russi non dichiarati". Nel 2018, la Nato aveva espulso i diplomatici russi in risposta a una operazione russa compiuta utilizzando gas nervino nella città di Salisbury, nel Regno Unito, riducendo il numero di funzionari dell'ambasciata russa da 30 a 20. Oggi il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha rimarcato la gravità dell'azione affermando che per la Russia un eventuale ingresso dell'Ucraina nell'Alleanza atlantica equivarrebbe al superamento di una linea rossa che la vedrebbe costretta a reagire. "L'accesso dell'Ucraina alla Nato sarebbe lo scenario peggiore, uno scenario che lederebbe gli interessi nazionali russi", ha detto Peskov, che ha specificato: "questo è uno scenario che potrebbe spingere la Russia a intraprendere misure attive per garantire la propria sicurezza".

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