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Per Biden il conflitto tra Israele e Hamas sta diventando un problema di politica interna

Il numero della Casa Bianca sempre più critico sulle posizioni di Netanyahu. Il motivo? Vuole evitare l'allargamento della crisi e gestire il dissenso dei musulmani d'America in vista del voto per le presidenziali

"Sono del parere, come sapete, che la condotta della risposta a Gaza, nella Striscia di Gaza, sia stata esagerata”, con queste parole si è espresso Joe Biden in riferimento al conflitto in corso a Gaza. Parole che testimoniano ulteriormente la freddezza nei rapporti tra il presidente americano e il premier israeliano, Benjamin Netanyahu.

La Casa Bianca ha inoltre espresso preoccupazione su un eventuale attacco militare israeliano contro Rafah. “La nostra opinione è che qualsiasi grande operazione militare a Rafah in questo momento – in queste circostanze con probabilmente un milione e mezzo di civili … senza tener conto della loro sicurezza – sarebbe un disastro. E non la sosterremmo”, ha affermato il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale americano John Kirby. Non dimentichiamo d'altronde che, pochi giorni fa, il presidente americano aveva firmato un ordine esecutivo volto a sanzionare i coloni israeliani: una mossa che aveva notevolmente irritato Gerusalemme.

La divergenza tra Stati Uniti e Israele si sta quindi acuendo? Lo Stato ebraico vuole andare avanti per sradicare Hamas e ripristinare la deterrenza. Biden, dal canto suo, vuole evitare un allargamento del conflitto e preservare il più possibile i legami con i Paesi arabi. Inoltre il presidente deve affrontare un problema di politica interna: un numero crescente di arabi americani in Michigan e Pennsylvania ha intenzione di boicottare la sua ricandidatura, accusandolo di essere troppo vicino a Israele.

Ma trovare una quadra tra le posizioni di Washington e quelle di Gerusalemme è davvero impossibile? Forse no. La fonte dell'instabilità mediorientale è rappresentata dal network regionale finanziato dall'Iran: un Iran che finora si è rafforzato grazie alla politica di appeasement portata avanti da Biden. Se il presidente americano ripristinasse la strategia della "massima pressione" del predecessore, potrebbe indirettamente indebolire Hamas, Hezbollah e gli Huthi. Questo consentirebbe a Biden di coprire concretamente le spalle a Israele, dandogli al contempo argomenti più convincenti per spingere Netanyahu ad allentare il proprio coinvolgimento militare a Gaza.

Il problema è che, ripristinando la "massima pressione" su Teheran, Biden dovrebbe ammettere davanti al mondo di aver finora sbagliato tutto nella sua politica iraniana. Qualcosa che il presidente americano non sembra minimamente intenzionato a fare. E intanto il regime khomeinista continua ad approfittarne, mettendo a rischio Israele e l'Occidente.

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