Cronaca

La Sicilia che crolla ancora

Un ennesimo viadotto in procinto di crollare. La denuncia del Genio Civile all'Anas. La Sicilia è sempre più impercorribile

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Carmelo Caruso

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Frana ancora, si sbriciola, si separa. Divisa in due aree dopo il crollo di un viadotto sull’autostrada Palermo-Catania, la Sicilia è dimezzata, impercorribile come un campo minato, smembrata come i territori separati dalle cortine. “E dopo il disastro di Catalvuturo non è ancora finita. Andate sulla statale 121 e vi accorgerete che sta per smottare un altro viadotto all'altezza del ponte Cinque Archi” dice Giancarlo Cancelleri, capogruppo del M5S all’assemblea regionale siciliana che mostra le foto, ne denuncia la fragilità.

 

E non è il solito cattivo presagio, ma un avvertimento dell’ingegneria, del Genio Civile di Caltanissetta che lo ha messo nero su bianco in una nota bollinata dai suoi ingegneri solo lo scorso mese e finita nel dimenticatoio: “Si rileva una situazione di notevole dissesto che potrebbe coinvolgere pienamente l’autostrada, con gravissime conseguenze”. Esiste infatti un carteggio tra i funzionari del Genio Civile e l’Anas, diffuso dal M5S, che è simile a un’orazione, alle implorazione dei devoti che si fermano in preghiera “si invita a provvedere ad un’immediata verifica della funzionalità delle opere….”.

Per chi non lo sapesse le frane accertate in Sicilia sono 40 mila e 40 mila sono i soli euro disponibili che ha in cassa la Protezione Civile siciliana. Qui dove i cedimenti non sono più di competenza dei professionisti della scienza idraulica ma dei magistrati (“abbiamo gi fatto un esposto alla procura di Caltanissetta” dicono i consiglieri regionali del Movimento) l’instabilità delle infrastrutture è finita per essere un accidente del tempo come la pioggia o lo scirocco. Guardate le foto.

La Sicilia non solo è sempre più ferma a Leonardo Sciascia ma ne è la realizzazione della sua profezia: “Gli istituti regionali che folleggiano; il governo che ci lascia cuocere nel nostro brodo...Stiamo affondando, amico mio, stiamo affondando..."

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