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Calcio

La lezione di stile di Agnelli

Il presidente della Juventus insieme a De Laurentiis a consegnare le medaglie ai giocatori del Napoli. Che differenza con altre scene del passato...

Andrea Agnelli in campo al fianco di De Laurentiis a premiare i giocatori del Napoli, freschi vincitori della Coppa Italia ai danni della Juventus. Insieme alla gioia legittima dei partenopei e di Gattuso, l'immagine più bella della serata che ha assegnato il primo trofeo post Covid. Non illudiamoci, non ne siamo usciti migliori. Il gesto di Andrea Agnelli (per quanto deciso prima a tavolino secondo ricostruzione) è un gesto di Andrea Agnelli, punto e basta. Molto distante da scene viste in passato, anche a ruoli invertiti quando a Pechino nell'agosto del 2012 proprio il patron napoletano ritirò i suoi dalla premiazione ritenendo di essere stato derubato sul campo.

Nel gesto di Agnelli c'è una coerenza di fondo con quanto sostenuto nei fatti e con le parole negli ultimi anni, quelli in cui ha progressivamente scalato le gerarchie del calcio europeo a livello dirigenziale. Prendete cosa accaduto nei mesi dello stop forzato. Tutti a sostenere che la Juventus volesse non ripartire per vincere lo scudetto a tavolino e potersi concentrare sulla Champions League. Un sussurro di fondo del tutto impermeabile alla realtà dei fatti e cioè alla volontà manifestata da Agnelli di non volere uno scudetto non conquistato in campo e alle parole vergate come numero uno dell'Eca per spronare tutti (creandone le condizioni) alla ripartenza.

E' vero - come dicono i critici - che Agnelli è anche quello degli scudetti di Calciopoli rivendicati allo Stadium e delle cause perse per cercare di riaverli o quanto meno di togliere quello del 2006 all'Inter. Quella è una ferita mai rimarginata nell'animo degli juventini di cui Agnelli è il primo della fila. Ma resta l'impressione che a volte AA abbia visioni difficilmente comprese e inseguite dal resto del calcio italiano.

Lui in piedi a consegnare le medaglie agli avversari vincitori è una bella immagine oltre che un bel gesto. Fa bene al calcio italiano, anche a quello degli odiatori di professione. Riconoscere almeno questo sarebbe già un primo passo verso il miglioramento. Provare a ricordarselo e a ripeterlo alla prima occasione utile, invece, lo trasformerebbe in un trionfo.

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