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Affari costituzionali: teatrino dell'inadeguatezza

Il pasticcio della commissione, più che una congiura di Renzi ai danni di Gentiloni è l'impotenza grottesca di una classe politica che consegna il paese al comico vero: Beppe Grillo

I 5 Stelle possono continuare a gongolare per il teatrino che ancora una volta va in scena in Parlamento. Al Senato l’elezione di un presidente di Commissione Affari costituzionali scelto contro la volontà del partito di maggioranza, il Pd, fa gridare al voto anticipato.

Può succedere, si dirà, che venga eletto un candidato piuttosto che un altro a una presidenza di Commissione. Fosse anche importante la poltrona dalla quale si controlla l’iter della nuova legge elettorale, quella presidenza non vale però una crisi di governo.

Eppure. In politica episodi minimi diventano “segnali”. Tanto più che i parlamentari del Pd renziano fanno notare che da quando se ne sono usciti dal partito i bersanian-dalemiani, la neonata componente parlamentare ha votato una volta su tre contro l’esecutivo.

Teatrino, appunto. L’elezione di un presidente di Commissione serve da avvertimento. I retroscenisti ci spiegano che forse dietro la sconfitta del candidato di maggioranza c’è la manina stessa di Renzi che punta alle elezioni anticipate in autunno. Renzi e i renziani reagiscono e parlano di giochini protestando fedeltà e amicizia al premier Gentiloni. E Gentiloni a sua volta, abile galantuomo che sta facendo bene il suo lavoro ma non è un leader eletto, prova a gettare acqua sul fuoco: in passato, ricordano i suoi a Palazzo Chigi, altri presidenti di Commissione sono stati votati contro le indicazioni della maggioranza del momento.

Teatrino e ancora teatrino. Come quello che ha portato all’espulsione dal partito centrista di Alfano il neo-eletto presidente di commissione Torrisi. Che non ci sta a farsi dimissionare (“Manco nel PCUS…”), sicché Alfano è costretto a delegittimarlo negandogli di rappresentare Area popolare.

Teatrino, come quello al quale i partiti tradizionali ci hanno abituato da decenni. Teatrino del quale i cittadini sono stufi.

A noi importa leggere della sproporzione totale tra le nostre entrate reali e le nostre uscite verso il fisco (senza che lo Stato ci offra servizi adeguati) più delle cronache su battute e battutine dei parlamentari nel Transatlantico o al bar del Senato.

Più serio è lo scontro che di fatto rischia di innescarsi tra Matteo Renzi, nella sua veste attuale di segretario del Pd e prossimo nuovo segretario dopo il prevedibile plebiscito alle primarie sul suo nome, e il premier Gentiloni.

Potrebbe instaurarsi una situazione simile a quella che portò Renzi a defenestrare Enrico Letta (ricordate lo "stai sereno"?) stavolta ai danni di un suo protetto ed ex ministro degli Esteri.

Anche i 5 Stelle fanno il teatrino. Fa teatro da sempre il suo leader, Beppe Grillo. E nella compagine pentastellata ci sono anime così diverse e idee talmente improbabili che non ci s’immagina come possa configurarsi un governo (e soprattutto un’azione di governo) con una guida così sbilenca.

Eppure, se i partiti della maggioranza continuano a spezzettarsi e cambiare nomi come le ondine sulla spiaggia, e a giocare alla politica delle ripicche e dei segnali, degli psicodrammi e delle recriminazioni reciproche, dando l'impressione di voler tenere di fatto solo alle poltrone, finirà che la noia e l'indignazione porteranno i cittadini a preferire un comico professionista a questi dilettanti protagonisti delle comiche parlamentari. E non ci sarà da ridere.

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