Gabriele Antonucci

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Mahmood ha vinto a sorpresa la finale della 69esima edizione di Sanremo, superando i favoritissimi Ultimo (secondo) e Il Volo (terzi): un risultato clamoroso, che nessuno poteva immaginare alla vigilia.

I voti delle sala stampa e della giuria di "esperti", che insieme valevano il 50% totale, hanno completamente sovvertito il risultato del televoto, dove Mahmood aveva appena il 14%, il Volo il 39% e Ultimo il 46%.

Alessandro Mahmoud è nato a Milano il 12 settembre 1992 da madre sarda e da padre egiziano.

Nel 2012 partecipa, senza troppa fortuna, alla sesta edizione del talent show "X Factor" nella categoria Under Uomini capitanata da Simona Ventura.

Non si perde d'animo e tre anni dopo, nel 2015, vince il concorso canoro Area Sanremo, guadagnando il diritto di partecipare, nella sezione "Nuove Proposte", al Festival di Sanremo 2016, dove presenta il brano Dimentica, classificandosi al quarto posto.

Nel 2017 pubblica il singolo Pesos, con il quale partecipa alla quinta edizione del Summer Festival, e nel frattempo collabora alla composizione di Nero Bali di Elodie con Michele Bravi e Gué Pequeno, Hola (I Say) di Marco Mengoni feat. Tom Walker e Luna di Fabri Fibra.

Dopo aver vinto da poco Sanremo Giovani, il cantante si è ripetuto ieri a sorpresa con Soldi, ipnotico brano urban a cavallo tra rap e pop in cui fa i conti con il suo difficile rapporto con il padre, ha un ritornello accattivante che si stampa subito in testa: “Io da te non ho voluto soldi/è difficile stare al mondo quando perdi l’orgoglio/lasci casa in un giorno/Tu dimmi se volevi soldi soldi soldi”.

La produzione di Dardust e di Charlie Charles, il padrino della trap italiano, è garanzia di contemporaneità e di grandi numeri sia in streaming che in radio.

All'una circa sono stati svelati (tra i fischi sonori del pubblico in sala, che avrebbe voluto la vittoria di Loredana Bertè) i nomi dei tre finalisti: Ultimo, Il Volo, Mahmood, con il televoto riaperto.

Il Premio Stampa Mia Martini, il Premio Stampa Lucio Dalla e il Premio Bardotti per il Miglior Testo sono andati a Daniele Silvestri e Rancore per Argento Vivo, il Premio Sergio Endrigo per Migliore Interpretazione e il Premio Giancarlo Bigazzi per Migliore Composizione Musicale a Simone Cristicchi per Abbi cura di me, il Premio Tim Music per il brano più ascoltato in streaming a Ultimo per I tuoi particolari: tutti artisti romani.

Questa la classifica definitiva

1) Mahmood
2) Ultimo
3) Il Volo

4) Bertè
5) Cristicchi
6) Silvestri
7) Irama
8) Arisa
9) Achille Lauro
10) Nigiotti
11) Boomdabah
12) Ghemon
13) Ex Otago
14) Motta
15) Renga
16) Turci
17) Zen Circus
18) Carta e Shade
19) Nek
20) Negrita
21) Pravo e Briga
22) Tatangelo
23) Einar
24) D'Angelo e Cori

Il meccanismo di voto

Il vincitore è stato stabilito attraverso un meccanismo più complesso dei requisiti per ottenere il reddito di cittadinanza, che tiene conto del televoto del pubblico a casa (40%), da una giuria demoscopica (30%) e dal voto della sala stampa (30%). Nella quarta e quinta serata, il televoto vale il 50%, la sala stampa il 30% e la giuria d'onore il 20%.

La giuria d'onore, che ha giudicato le canzoni il venerdì e il sabato sera, è stata presieduta da Mauro Pagani e ne hanno fatto parte Ferzan Özpetek, Camila Raznovich, Claudia Pandolfi, Elena Sofia Ricci, Beppe Severgnini, Serena Dandini e Joe Bastianich (se vi state domandando che cosa c’entrino con la musica, sappiate che non siete i soli a farvi questa domanda).

Le polemiche del festival

Definito da Baglioni come il "festival dell’armonia" e "popolar-nazionale", in realtà Sanremo 2019 è stato segnato dalla polemiche per il presunto conflitto di interesse tra il direttore artistico e la F&P Group di Ferdinando Salzano, oltre che per un calo di ascolti rispetto alla scorsa edizione guidata da Baglioni.

Inevitabili le polemiche dell’ultima ora sui presunti plagi di Achille Lauro, la cui Rolls Royce ricorderebbe Delicatamente della band Enter, e di Simone Cristicchi, la cui Abbi cura di te, secondo Ciro Caravano dei Neri per caso, ha nell’arrangiamento e nelle orchestrazioni delle similitudini con la colonna sonora Risvegli (Awakenings), composta da Randy Newman. 

Francesco Renga, dopo aver affermato ieri al Dopofestival che “la voce maschile è più armoniosa, più gradevole; invece, le voci femminili aggraziate, belle, dolci sono sicuramente poche, molte di meno di quelle maschili”, ha rettificato la sua affermazione in una nota-stampa: “Ieri nel cercare di esprimere un concetto tecnico mi sono incartato e ho finito per dire una cosa sbagliata. Capita. E me ne scuso. Tengo solo a sottolineare che le donne sono il centro della mia vita e accusarmi di sessismo significa strumentalizzare un’opinione.

Gli ospiti della finale

Per quanto riguarda gli ospiti, Eros Ramazzotti è tornato all'Ariston a 35 anni dalla sua vittoria, nella categoria Nuove Proposte, con Terra Promessa. Il cantante romano ha presentato il suo nuovo singolo Vita ce n'è, francamente non indimenticabile, per poi entusiamare il Teatro Ariston nel duetto con Baglioni in Adesso tu.

Ramazzotti è stato, infine, affiancato nel suo nuovo singolo dalle sonorità reggaeton da Luis Fonsi, il maranza portoricano che ci ha ammorbato per mesi con il tormentone Despacito.

Nel corso della serata si è esibita anche Elisa, che ha incantato con la sua voce limpida ed emozionante nell'omaggio a Tenco in Vedrai vedrai, eseguita magistralmente in coppia con Baglioni.

Ecco i nostri voti sulle esibizioni dei 24 finalsiti.

Le pagelle della finale

Daniele Silvestri - Argento vivo

Costruita sulla poderosa batteria di Fabio Rondanini e su epici archi che ricordano il mood di Kashmir dei Led Zeppelin, Argento vivo, con il suo testo torrenziale e vibrante sulla storia di un ragazzino di 16 anni che da 10 si sente in carcere (sia a casa che a scuola), è uno schiaffo in faccia a taluni genitori e a un sistema scolastico pieno di falle, oltre che una profonda riflessione sull'autoreclusione da web. Cupa e minacciosa, Argento Vivo è una delle canzoni migliori del festival, in cui il cantautorap impegnato e arrabbiato di Daniele Silvestri si amalgama alla perfezione al conscious rap del talentuoso Rancore, il cui modo di aggredire il microfono e l'urgenza artistica delle sue barre ci ha ricordato i primi lavori di Colle Der Fomento e Cor Veleno. Voto 8,5

Anna Tatangelo - Le nostre anime di notte

Non è facile, per uomo eterosessuale, dare un giudizio oggettivo alla canzone della splendida Anna Tatangelo. Le nostre anime di notte è una ballad autobiografica, classica ed elegante, su un amore in crisi che si ritrova (vedi alla voce Gigi D'Alessio), ma che, nonostante l’ottima interpretazione vocale della cantante, ha il difetto di essere poco originale e di non lasciare il segno. Voto 6.

Ghemon - Rose viola

Per molti è stato una sorpresa, ma non per noi, che abbiamo seguito l’evoluzione artistica del talentuoso Ghemon, ragazzo intelligente, colto (è laureato in Giurisprudenza) e umile, soprattutto nel riuscito passaggio da rapper conscious a cantante r&b negli album Orchidee e Mezzanotte. Gianluca Picariello, questo il suo vero nome, ha fatto sua la lezione di artisti americani del calibro di D'Angelo, Frank Ocean e Anderson.Paak, come dimostra il pop-soul cadenzato e sensuale di Rose Viola. La canzone, sorretta da un'ottima interpretazione vocale del cantante campano, meriterebbe un piazzamento importante nella classifica finale. Voto 7,5.

Negrita - I ragazzi stanno bene

I Negrita, da 25 anni una delle migliori live band italiane, fanno ciò che sanno fare meglio, un robusto rock-blues, addolcito da una bella linea melodica, contro i limiti e le imposizioni, in cui non mancano alcuni riferimenti all'attualità politica, impreziosito da atmosfere da spaghetti western. Il refrain “Non mi va di raccogliere i miei anni dalla cenere, voglio un sogno da sognare, voglio ridere”, che suona già come un classico del loro repertorio, diventerà uno dei momenti più attesi dei loro concerti. Voto 7

Ultimo - I tuoi particolari

In un solo anno, il giovane Ultimo, una sorta di Ramazzotti 4.0, è passato da talento semisconosciuto a cantante pop tra i più amati in Italia, con vendite record e palasport sold-out, bruciando tutte le tappe grazie alle sue canzoni dirette e ricche di pathos, oltre ad una padronanza del palco rara per la sua età. Non fa eccezione l'intensa I tuoi particolari, incentrata sulla mancanza d’amore, una canzone classicamente sanremese che ha buone possibilità di arrivare sul podio, oltre che vincere la gara dei passaggi radiofonici, grazie anche all'ottima intepretazione nella finale.  «Se solamente Dio inventasse delle nuove parole potrei scrivere per te nuove canzoni d’amore». Voto 6,5

Nek - Mi farò trovare pronto

Dopo il successo sanremese di Fatti avanti amore, Nek, dismessi i panni pop-rock di Sting nostrano, abbraccia di nuovo l'amato electropop con una canzone motivazionale, energica e ben costruita, composta insieme a Paolo Antonacci (figlio di Biagio) e prodotta da Chiaravalli, ispirata a un verso di Borges. «Sono pronto a non esser pronto mai, per essere all’altezza dell’amore». Il brano non è originalissimo, ma scommettiamo che in radio farà faville? Voto 6,5

Loredana Berté - Cosa ti aspetti da me

Loredana Bertè, con il suo look in stile Derelict, capelli turchini e trucco marcato alla Robert Smith dei Cure, è grintosa e diretta come nei suoi anni migliori, chiedendo con veemenza: "Che cosa vuoi da me, cosa ti aspetti dentro te?". Loredana berteneggia, ma la sua interpretazione, carismatica e ricca di pathos, è all’altezza dei suoi anni migliori. La canzone, ben costruita nelle pause e nel crescendo finale, potrebbe arrivare molto in alto, anche a giudicare dagli applausi scroscianti che le ha tributato l'Ariston, per il quale è comunque la vincitrice morale di Sanremo 2019. Voto 7.

Francesco Renga - Aspetto che torni

Al centro delle polemiche per le sue improvvide dichiarazioni sulle voci femminili, poi rettificate, Renga, al suo ottavo festival, non si è fatto distrarre e ha portato a casa il risultato con un’interpretazione convincente di Aspetto che torni. La canzone, scritta da Bungaro, è una delicata ballad sui sentimenti, sulle attese e sul ritorno, che sembra costruita apposta per esaltare l'ugola portentosa dell'ex-Timoria con gli archi dell'orchestra, anche se emoziona meno di quanto dovrebbe. «Il mondo si perde, tu invece rimani». Voto 6.


Ex-Otago - Solo una canzone

Solo una canzone, brano dolceamaro e radio-friendly dei genovesi Ex-Otago, a cavallo tra Jovanotti (di cui il cantante, sosia di Gigi Buffon, ha mutuato la zeppola) e Thegiornalisti, manca di incisività e trasmette poche emozioni. Un'occasione parzialmente mancata, viste le loro qualità di live band. “Non è semplice restare complici/un amante credibile quando l’amore non è giovane. E’ solo una canzone abbracciami per favore”. Voto 6

Il Volo - Musica che resta

Musica che resta, fin dal titolo, è una canzone indulgente e pomposa, dove i tre piccoli bocellini de il Volo ammodernano la formula vincente dell'enfatica Grande Amore, vincitrice di Sanremo 2015. Un profluvio di archi e di fiati esalta gli acuti del trio, il cui scopo dichiarato è quello di strappare l’applauso dei nostalgici del bel canto. Gianna Nannini ha aggiunto un pizzico di rock nel ritornello, ma non riesce comunque a salvare la canzone, il cui ascolto procura lo stesso effetto straniante di vedere un uomo over 60 a bordo di una cabriolet con il cappellino da baseball e una ventenne bionda al suo fianco. Voto 5

Paola Turci - L'ultimo ostacolo

Una delle poche certezze della vita di oggi, sempre più precaria e costantemente a termine, è la rassicurante presenza dell'affascinante Paola Turci al Festival di Sanremo, dove torna per l'undicesima volta. L'ultimo ostacolo è una canzone poetica, avvolgente e ben costruita, ma la voce della cantante, nelle note più alte, è meno precisa del solito. Comunque, una fuoriclasse. “Fragili ma sempre in verticale…Ma è bellissimo pensare di cadere insieme”. Voto 6,5

Zen Circus - L'amore è una dittatura

L'incipit è ispirato vagamente a Time dei Pink Floyd, poi la canzone dei Zen Circus, da anni campioni dei circuito indie (in cui la pronuncia larga delle vocali è un elemento imprescindibile), acquista un ritmo dritto, per crescere via via di pathos e di suoni, imbracciando sentieri musicali tortuosi e davvero originali per il Teatro Ariston. Insieme a Motta e Negrita, L’amore è una dittatura è la canzone più "politica" di Sanremo 2019, un'accorata analisi della società di oggi su una struttura musicale spigolosa e sghemba. Un brano forte e per nulla sanremese, di cui apprezziamo l'audacia sonora e l'epicità nel finale. Voto 6,5

Patty Pravo con Briga - Un po' come la vita

Patty Pravo e Briga, la coppia peggio assortita dai tempi di C1-P8 e C-3PO di "Guerre Stellari", danno l’impressione di essere la zia un po’ sopra le righe insieme al nipote prediletto, che l’accompagna amorevolmente a fare shopping il sabato pomeriggio. Peccato, perché Un po' come la vita è un gran  bella canzone, tenuta volonterosamente in piedi da Briga, che ha accostato al rap un’inedita anima cantautorale, mentre l’interpretazione di Patty Pravo è apparsa troppo evanescente e sotto i suoi standard. Voto 5,5

Arisa - Mi sento bene

Arisa, una delle migliori voci femminili in Italia, formatasi al Cet di Mogol, conferma le sue doti canore nella sbarazzina Mi sento bene, singolare brano a metà strada tra la colonna sonora di un film Disney e un brano pop-disco anni Ottanta, anche se stasera è apparsa affaticata e un po' afona, a causa di un improvvido raffreddore. Il refrain “Se non ci penso più, mi sento bene, mi sveglio presto il lunedì e mi sento bene”, irresistibile invito a vivere con leggerezza senza perdere di vista le cose importanti, diventerà un tormentone primaverile e, forse, anche estivo. Voto 7

Irama - La ragazza con il cuore di latta

Ex Amico di Maria e incredibilmente somigliante a Justin Timberlake ai gloriosi tempi degli N' Sync, Irama interpreta senza la necessaria autorevolezza un’originale canzone sulla violenza domestica, di cui è protagonista una ragazza di nome Linda, che si apre con l'inconfondibile suono del carillon e si chiude con un coro gospel abbastanza decontestualizzato. «Fare l’amore è così facile, credo. Amare una persona fragile, meno». Amen. Voto 5,5

Achille Lauro - Rolls Royce

Dopo gli scazzi con Valerio Staffelli e col ministro Salvini, Achille Lauro è diventato una sorta di Syd Vicious della trap, anche se Rolls Royce, con le sue effervescenti sonorità rock, segna un deciso cambiamento di stile musicale. La canzone non è un inno all'ecstasy, come molti gli contestano, ma al sogno di un riscatto sociale, da conseguire attraverso i simboli del successo: una bella macchina, la più costosa di tutte, la Rolls Royce, i vestiti di marca, la vita maledetta da rockstar. Folgoranti, per ironia, le liriche "No non è un drink è Paul Gascoigne/No non è amore è un sexy shop". Comunque vadano le cose, Achille Lauro il suo festival l’ha già vinto. Voto 7

Nino D'Angelo e Livio Cori - Un'altra luce

Un curioso mix tra il rap di Livio Cori (è lui Liberato?) e la voce melodrammatica di Nino D'Angelo, con atmosfere a metà strada tra "Gomorra" e i film di Mario Merola. Il testo in napoletano, spesso incomprensibile a chi abita sopra Firenze, potrebbe renderlo uno dei brani più "esportabili" e apprezzati all'estero, anche se la canzone non spicca mai il volo. Emblematico il verso «Famme vedè addo arriva sta luce»: peccato che, per quattro minuti, non arrivi mai. Voto 5,5

Federica Carta e Shade - Senza farlo apposta

Lo schema è lo stesso, ben collaudato, di tanti duetti tra una cantante r&b e un rapper. Peccato solo che Federica Carta, che pure canta con buona tecnica e con la giusta disinvoltura, non sia Beyoncé e Shade, davvero poco incisivo, non è Jay-Z. Voto 5

Simone Cristicchi - Abbi cura di me

Cristicchi ormai si divide da qualche anno tra musica e teatro, eccellendo in entrambi i campi, così la canzone Abbi cura di me mescola perfettamente le sue due anime, con un brano delicato, emozionante, teatrale, senza un vero e proprio ritornello, con un testo magnifico che si candida seriamente a vincere il premio delle critica e, chissà, forse anche qualcosa di più «Abbracciami se avrò paura di cadere / Che siamo in equilibrio sulla parola insieme». Poeta. Voto 8,5

Enrico Nigiotti - Nonno Hollywood

Nigiotti, con il suo aspetto fascinoso da Bradley Cooper di Livorno, potrebbe scalzare Biagio Antonacci dal trono di cantante più amato dalle milf italiane. Nonno Hollywood è un brano georgico, emozionante, vagamente luddista, interpretato con trasporto, con un pizzico di vernacolo e con la giusta autorevolezza, dedicato al nonno scomparso e alla vita di un tempo a Livorno, più semplice e genuina rispetto a oggi: "Nonno mi hai lasciato dentro un mondo a pile / centri commerciali al posto del cortile / una generazione con nuovi discorsi / si parla più l'inglese che i dialetti nostri». Voto 6

Boomdabash – Per un milione

Ritmi in levare e mood estivo per i Boomdabash, la cui reggaeggiante Per un milione, anche se non originalissima, è seriamente candidata a tormentone della bella stagione, oltre che canzone più ascoltata dagli under 25 nelle tanto agognate vacanze estive in Salento. «Ti aspetterò perché sei tu che porti il sole». Voto 6,5

Einar - Parole nuove

Già il nome Einar ricorda un ente parastatale, inoltre Parole nuove non ha proprio nulla di nuovo, visto che è la classica ballad sanremese ascoltata centinaia di volte, che potrebbe far parte benissimo del repertorio di Claudio Villa o di Wilma Goich, piatta e senza sussulti fino alla fine, che si è cercato di modernizzare nel refrain con suoni sintetici sulla falsariga di quelli usati quattro anni fa per Justin Bieber nell'album Purpose. Non ci siamo. Voto 4,5

Motta - Dov'è l'Italia

Reduce da due anni ricchi di premi, tra cui la Targa Tenco per il migliore album e la serata di duetti di Sanremo 2019 insieme a Nada, Motta quest'anno ricopre anche la casella di sosia di Richard Ashcroft, dopo l'exploit del 2018 di Ermal Meta. Il cantautore toscano porta a Sanremo un brano dove affronta di striscio anche il tema evergreen dell'immigrazione, in cui si domanda retoricamente, con le vocali larghe di prammatica nell'indie-rock:  "Dov’è l’Italia, amore mio? Mi sono perso". La strofa, vocalmente, è un po' piatta, molto meglio l'efficace refrain, che entra subito in mente. Voto 6

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