Oscar 2021
La statue degli Oscar davanti all'allora Kodak, oggi Dolby Theatre (Ansa/Gary Caskey/Pat)
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Oscar 2021: come sarà la cerimonia di premiazione, novità e record

La notte degli Academy Awards in epoca Covid sarà in presenza, ma in più location. A Los Angeles ci sarà anche la nostra Laura Pausini, in un'edizione che celebra le donne

In un anno davvero particolare per il cinema, il 2021 che ancora in Italia non ha avuto neanche un giorno di sale cinematografiche aperte (aspettando le riaperture del 26 aprile), gli Oscar celebrano ancora la settima arte, perché la sua magia non può essere soffocata, neanche dal Covid.

Tra domenica 25 e lunedì 26 aprile si accende la Notte degli Oscar 2021 (in Italia si può vedere in diretta su Sky Cinema Oscar, canale 303, e in streaming su Now, a partire dalle 00:15; in chiaro su TV8). È un'edizione particolare, appunto, slittata di un paio di mesi a causa della pandemia (originariamente avrebbe dovuto svolgersi il 28 febbraio). Ma, come hanno detto il presidente dell'Academy of Motion Picture Arts and Sciences David Rubin e il CEO Dawn Hudson, «per oltre un secolo i film hanno svolto un ruolo importante nel confortarci, ispirarci e divertirci durante i periodi più bui. Lo hanno fatto certamente quest'anno». Per questo, ancor più di sempre, oggi è importante celebrare il cinema.

Percorriamo qui numeri, record, curiosità e particolarità di un'edizione della cerimonia degli Oscar, la 93^, ahinoi sicuramente speciale, che si muove tra due fresche tendenze, empowerment femminile e orgoglio black.

Cerimonia degli Oscar, la quarta volta che viene posticipata

A causa della pandemia, la cerimonia degli Oscar è stata spostata di due mesi circa (anche le candidature, annunciate il 15 marzo scorso, sono slittate). Questa decisione era stata già presa a giugno 2020, sia per ampliare la finestra di eleggibilità dei film, sia in previsione della seconda ondata di contagi a cavallo tra 2020 e 2021.

Era già capitato altre tre volte che gli Oscar fossero posticipati, sempre per eventi eccezionali. Nel 1938 la causa del posticipo (dal 3 al 10 marzo) era stata l'alluvione a Los Angeles, imperversata tra il 27 febbraio e il 1° marzo.
Nel 1968 la cerimonia era stata rinviata di due giorni, dall'8 al 10 aprile, in seguito all'assassinio del leader dei diritti civili Martin Luther King Jr., il 4 aprile.
Nel 1981 la premiazione fissata al 30 marzo slittò di un giorno in seguito al tentato omicidio dell'allora presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan.

Nuove regole per i film candidati

Normalmente, per essere candidabili agli Academy Awards, i film devono aver avuto un'uscita nelle sale americane nell'anno solare precedente, in almeno un cinema nella contea di Los Angeles per almeno sette giorni con tre proiezioni al giorno. Ovviamente la pandemia ha reso difficile rispettare questi parametri. Da qui la necessità di cambiare le regole. È stato esteso il periodo di ammissibilità e sono stati ammessi anche i film presentati direttamente sulle piattaforme digitali in streaming.

Rubin e Hudson hanno detto: «La nostra speranza, nel posticipare il periodo di ammissibilità e la data della premiazione, è quella di fornire la flessibilità di cui i registi hanno bisogno per finire e distribuire i loro film senza essere penalizzati da qualcosa al di fuori del controllo di chiunque». È quindi la prima volta, dall'edizione del 1934, in cui possono trovarsi di fianco film usciti in due diversi anni solari.

Ci sono state anche alcune modifiche nelle categorie delle nomination. Le categorie «sonoro» e «montaggio sonoro» sono state accorpate nell'unica categoria Miglior sonoro.

Come sarà la cerimonia: in presenza, in più location

Nel 2020 la cerimonia degli Oscar si svolse il 9 febbraio, proprio poco prima dello scoppio globale della pandemia. Ora si cercherà un equilibrio tra leggerezza, mettendo quindi un po' da parte le ansie legate al Covid, e prudenza, senza sottovalutare il virus.
La premiazione si svolgerà presso la Union Station di Los Angeles e al Dolby Theatre di Hollywood. La presenza del pubblico sarà limitata a 170 persone, che avranno un itinerario personalizzato con orari di ingresso e di uscita dal luogo della cerimonia.

I premi saranno consegnati tutti dal vivo, anche se distribuiti in varie location, per venire incontro ad attori, registi, produttori e altri artisti del cinema che non si troveranno in California; quindi non solo le due sedi di Los Angeles, ma anche Londra, Parigi e altre location in collegamento via satellite.

I partecipanti non dovranno indossare la mascherina davanti alle telecamere (ma dovranno indossarla quando non saranno ripresi). La realizzazione dello show, prodotto da Jesse Collins, Stacey Sher e Steven Soderbergh (il regista del profetico Contagion), quanto a misure anti-Covid è trattata come i set di un film con misurazione della febbre all'ingresso e almeno tre tamponi a tutti i partecipanti nei giorni prima della cerimonia.
Ci sarà una versione ridotta del leggendario red carpet, con un numero limitato di fotografi e giornalisti.

Come nelle due edizioni precedenti, non ci sarà un unico presentatore ma una serie di star, pronte ad alternarsi sul palco. Tra queste Angela Bassett, Halle Berry, Bong Joon Ho (il regista del film premio Oscar 2020 Parasite), Don Cheadle, Bryan Cranston, Laura Dern, Harrison Ford, Regina King , Marlee Matlin, Rita Moreno, Joaquin Phoenix, Brad Pitt, Reese Witherspoon e Zendaya, l'unica del gruppone a non aver mai ottenuto una nomination.

Come ha detto Soderbergh, non sarà un classico show, ma «un viaggio con i nominati per conoscerli meglio e per vivere con loro l'esperienza di fare film».

Laura Pausini a Los Angeles, in attesa di una prima volta

Se la nostra Laura Pausini dovesse bissare il successo dei Golden Globe, vincendo l'Oscar alla migliore canzone originale con Io sì (dal film La vita davanti a sé di Edoardo Ponti), segnerebbe anche un primato: sarebbe la prima volta per una canzone in italiano.

Intanto Laura è già atterrata a Los Angeles. Nella notte degli Oscar si esibirà cantando Io sì (Seen), la canzone scritta insieme a Dianne Warren. La performance vedrà coinvolti anche gli altri candidati con i loro brani in nomination, Celeste, H.E.R., Leslie Odom, Jr., Daniel Pemberton, Molly Sandén e sarà al centro di «Oscar: Into The Spotlight», lo spettacolo introduttivo alla cerimonia.

Presentato dagli attori Ariana DeBose e Lil Rel Howery, «Oscar: Into the Spotlight» è una novità di questa edizione e racconterà in 90 minuti il viaggio dei candidati verso la notte più importante di Hollywood, offrendo la possibilità di curiosare nell'evento. Se Laura e gli altri tre candidati si esibiranno alla Dolby Family Terrace dell'Academy Museum of Motion Pictures di Los Angeles, c'è invece chi non si muoverà dall'Islanda. Il brano Husavik, tratto dalla commedia Eurovision Song Contest - La storia dei Fire Saga e cantato da Molly Sandén e Will Ferrell, sarà eseguito dal piccolo porto islandese di Husavik, la «capitale mondiale dell'osservazione dei cetacei».

La prima volta di due donne candidate alla migliore regia

Già altre cinque donne, prima di questa edizione, sono state candidate all'Oscar per la miglior regia (la nostra Lina Wertmüller nel 1977, Jane Campion nel 1994, Sofia Coppola nel 2004, Kathryn Bigelow nel 2010, Greta Gerwig nel 2018). E Kathryn Bigelow quella prestigiosa statuetta l'ha pure vinta.
Ma quest'anno è la prima volta che due donne contemporaneamente sono candidate alla migliore regia. Sono l'esordiente inglese Emerald Fennell di Una donna promettente, che segna anche un doppio record: mai nessuna donna era stata nominata già alla prima regia. L'altra è Chloé Zhao, con Nomadland, film Leone d'oro di Venezia 2020, ed è la prima cinese a essere nominata per la miglior regia.

L'edizione delle donne

Sono 70 le donne candidate su 76 nomination. E non solo nelle categorie minori e più al femminile, tipo trucco e parrucco. Ad esempio, oltre alle due lady citate appena sopra, ci sono due registe donne nella categoria del miglior film internazionale: la tunisina Kaouther Ben Hania di The Man Who Sold His Skin e la bosniaca Jasmila Žbanić di Quo vadis, Aida?, entrambi film passati per l'ultima mostra del cinema di Venezia.

La prima produzione all black

Per la prima volta nei 93 anni di storia degli Oscar, tra i nominati c'è un team di produzione tutto nero, nominato al miglior film con Judas and the Black Messiah (Steve McQueen nel 2014 è stato il primo produttore afroamericano a vincere l'Oscar per il miglior film con 12 anni schiavo ma in un gruppo di bianchi, tra cui c'era Brad Pitt).

I produttori neri di Judas and the Black Messiah, storia vera di un leader delle Pantere nere, sono i promettenti e lanciatissimi Ryan Coogler (anche regista e sceneggiatore), Charles D. King e Shaka King (pure regista di Judas and the Black Messiah).
In soli sei anni, la società di produzione Macro fondata dall'ex agente della WME Charles King, è diventata una potenza per i talenti neri.

Glenn Close ci riprova per l'ottava volta

Glenn Close detiene un record agrodolce. Con la candidatura in corso come migliore attrice non protagonista per Elegia americana, è all'ottava nomination: è l'attrice con più candidature agli Oscar senza mai averne vinto uno (tra gli uomini, condivide questo record con Peter O'Toole). Inoltre, insieme a Geraldine Page, è la quarta attrice più candidata di sempre agli Oscar.

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