Sanremo 2024: avanti i giovani, ma non ci sono più le canzoni
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Sanremo 2024: avanti i giovani, ma non ci sono più le canzoni

Con la vittoria di Angelina Mango e il secondo posto di Geolier la svolta generazionale è compiuta. Peccato che la qualità dei brani sia scesa oltre il livello di guardia...

La festa è finita. Ha vinto a sorpresa Angelina Mango seguita da Geolier, una svolta generazionale che proietta Sanremo nel futuro. Ma il primo e secondo posto di Angelina e Geolier dicono anche un 'altra cosa: le loro, al di là dei gusti personali e dei fischi a Geolier della platea dell'Ariston, sono tra le rarissime canzoni del Festival 2024 con un guizzo di originalità, con un sound diverso da quello standard di questo tempo e di questo Sanremo. Il quinquennio di Amadeus si chiude dunque con una svolta generazionale pienamente compiuta e una grande incognita: dove sono finite le canzoni?

Amadeus ha vinto la battaglia degli ascolti, portato i giovani protagonisti delle classifiche sul palco dell'Ariston, spalancato le porte del Festival agli artisti più amati dai ragazzini in un'era dell'intrattenimento musicale dove contano quasi esclusivamente i nomi e numeri, e la capacità di essere personaggi sui social tra sfoggi di outfit e inutili post a pioggia.

Quella che abbiamo visto in questa settimana è una kermesse perfettamente allineata allo schema della canzone che deve essere facile e immediata, che arriva subito, che acchiappa in una manciata di secondi, quei pochi secondi disposizione, prima che prevalga l’inarrestabile desiderio di cliccare un’altra hit usa e getta magari su Tik Tok.

In quel che dovrebbe essere il Festival della Canzone italiana l’unico vero obiettivo è azzeccare un tormentone o almeno un “tormentino” che assomigli abbastanza a qualcosa che ha già funzionato con piccole e insignificanti varianti di maniera. La formula del “piace ciò che piace” è diventata però una gabbia, una sorta di coazione a ripetere.

Una mera questione di quantità, di numeri per l’appunto. Tutti imitano tutti in un tripudio di canzoni senza personalità (con qualche eccezione più o meno virtuosa: Diodato, The Kolors, Loredana Bertè, Mannoia, Negramaro e Ghali) in cui il fattore qualità conta poco o nulla. Nessuna fantasia ritmica, si viaggia in quattro quarti a fari spenti, nessuna intuizione melodica, nessun tentativo di andare fuori schema, di sorprendere, di osare. Non meglio i testi, che riescono ad essere banali anche quando trattano temi impegnativi…

E poi ancora l’autotune, una manciata di autori che scrive una consistente fetta dei brani in gara, cantanti senza esperienza di palco che biascicano le strofe in modo da renderle incomprensibili, il punk che non “punkeggia”, i rapper che non rappano e un’unica grande noia, nemmeno attenuata, come negli anni precedenti da qualche canzone vera: Due vite di Mengoni o Zitti e buoni dei Maneskin, per citarne due recenti. Poi, nella notte tra sabato e domenica, tutto finisce e inizia il rumore assordante dei numeri, dello streaming sempre più mirabolanti, sempre più strabilianti, pronti ad essere stracciati da altri numeri ancora più mirabolanti e strabilianti. Ma è solo rumore...

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