bagnino
(Ansa)
bagnino
Economia

Turismo ed agricoltura, dove il lavoro c'è (e tanto) ma nessuno lo vuole

Sono quasi mezzo milione i posti di lavoro in questi settori cruciali per la nostra economia, soprattutto d'estate, ma che nessuno vuole. Così ci si rivolge all'estero

Il treno del mercato del lavoro in Italia dopo due anni di stop e di crisi è pronto a ripartire. In quasi tutti i settori si punta a ritrovare i livelli occupazionali e produttivi precedenti alla pandemia, ma, a fronte di una richiesta occupazionale importante da parte delle imprese, in alcuni ambiti non si trovano i lavoratori.

Perché nel settore turistico e agricolo non si trovano lavoratori?

Un “male” tutto italiano che riguarda in modo particolare le fasce a percezione di reddito più basse e i lavoratori stagionali. Turismo e agricoltura sono i due comparti la cui ripresa può essere messa a rischio proprio dalla carenza di personale e manodopera.

La prima stagione turistica senza restrizioni da inizio pandemia, dovrebbe essere quella che consacrerà la ripartenza del comparto in Italia.

Dopo una Pasqua eccellente con 14 milioni di italiani in vacanza il settore – che da solo vale circa 7 miliardi di euro – si posiziona ai blocchi di partenza dell’alta stagione. Il problema è che è, a fronte di un boom di prenotazioni, mancano i lavoratori.

Trovare camerieri, lavapiatti, recepcionist, barman, ma anche addetti di sala, aiuto cuochi e cameriere di camera sembra essere diventato quasi impossibile.

Secondo i dati ufficiali diffusi da Unioncamere e Anpal tra maggio e luglio il fabbisogno di lavoratori per i servizi di alloggio, ristorazione e accoglienza è di 387.720 persone. Di queste almeno 200.000 non si trovano.

“Sembra che la prossima estate ci troveremo di fronte al fatto che avremo sì i turisti, ma non chi se ne prenderà cura” spiega la presidente di Federturismo Marina Lalli a Panorama.it

La numero uno degli imprenditori del turismo ammette poi: “Noi purtroppo siamo nella condizione di poter offrire solo lavoro stagionale per il comparto e ci troviamo davanti a un grande concorrente ovvero lo Stato”.

L’allusione implicita di Lalli è rivolta al reddito di cittadinanza che, secondo la Presidente di Federturismo, rallenta l’urgenza di una certa fetta di popolazione nel trovare un lavoro, sia esso stagionale o meno. E infatti aggiunge: “Lo Stato offre un compenso economico a fronte del nulla, noi invece lo offriamo a fronte del lavoro e un lavoro che, peraltro, prevede orari notturni e turni complicati. E’ evidente che non siamo concorrenziali. Io non sono contro al reddito di cittadinanza perché è uno strumento di aiuto a chi si trova in momenti di difficoltà, ma forse abbiamo confuso la platea di chi ne aveva bisogno. Il modo in cui è stato disegnato - mi riferisco al triplice rifiuto dell’impiego per esempio - in realtà non funziona perché le persone non arrivano attraverso i centri per l’impiego. Nessuno registra i tre rifiuti e non c’è modo di sapere che effettivamente queste persone hanno avuto modo di entrare nel mondo del lavoro ma lo hanno rifiutato”

Chi rifiuta il lavoro?

Secondo Lalli coloro che trovano poco conveniente tornare a lavorare fanno parte di quella fascia di entrate che si pone al primo gradino del CCNL e che in qualche modo andrebbe a guadagnare una cifra paragonabile a quella del reddito di cittadinanza ovvero di circa 1100 euro. “Lo Stato – sottolinea ancora Marina Lalli - in questo modo – cosa che di certo non era nelle intenzioni del legislatore – finisce suo malgrado per incrementare il lavoro nero. Queste persone non hanno alcun interesse ad essere assunte in maniera regolare. Se una volta esistevano i datori di lavoro disonesti che proponevano il lavoro nero adesso è il dipendente stesso che lo chiede. Siamo arrivati a delle storture inaccettabili”.

Non solo turismo

Un cul de sac che riguarda anche altri settori dove la paga è bassa e la fatica da fare molta, in primis le campagne. Anche nel comparto agricolo l’offerta di lavoro non manca ma i giovani – nonostante il livello di disoccupazione giovanile in Italia sia tra i più alti d’Europa superando il 24% si fa fatica a trovare ragazzi che – letteralmente – voglia di sporcarsi le mani

Dalla Puglia all'Emilia Romagna il problema resta lo stesso con le campagne che si stanno svuotando “Le aziende agricole lamentano la difficoltà di trovare lavoratori nonostante offrano regolari contratti”, ha dichiarato il presidente di Confagricoltura Puglia Luca Lazzàro.

“La situazione è generale e riguarda tutte le nostre produzioni ortofrutticole. Siamo in prossimità delle grandi campagne di raccolta nella nostra regione e, sicuramente, la più vicina è quella delle ciliegie. Anche quest’anno manca la manodopera, sia quella specializzata che quella generica. L’assenza di braccianti nei campi è un problema che si riflette su tutta la filiera perché ci sono prodotti che vanno raccolti in determinati periodi e per forza a mano”.

In Emilia Romagna, secondo i dati di Confagricoltura, manca il 30% della manodopera e dal nord al sud la situazione cambia di poco con braccianti introvabili e piantagioni che rischiano di andare a male con una mancanza di organico che si aggira intorno alle 100.000 unità.

Come uscire da questa situazione

Secondo la presidente di Federturismo per uscire da questa impasse “Sarebbe opportuno riuscire a mappare il numero di rifiuti al posto di lavoro dati dai percettori del reddito di cittadinanza a prescindere dai centri per l’impiego”.

Lalli ha ricordato che Federturismo si è già proposta di aprire un tavolo di dialogo col Governo lanciando diverse iniziative: “Abbiamo proposto, ad esempio, di lasciare in busta paga quella parte di contribuzione a carico del dipendente per rendere più evidente la differenza tra reddito e busta paga; addirittura abbiamo chiesto di rendere compatibile la percezione del reddito di cittadinanza con il lavoro stagionale e di rendere non tassabili i bonus che si vanno a dare”

E poi conclude: “Qualunque cosa si decida di fare bisogna farla con urgenza perché noi non sappiamo davvero come affrontare la stagione. Il momento è molto complesso perché ad oggi tante figure professionali che, negli anni, il settore aveva formato e fidelizzato non sono più a disposizione del mercato perchè in questi due anni di pandemia queste persone – giustamente – hanno dovuto trovare un altro impiego dato che il turismo non è riuscito a garantire impiego e continuità”

Ci stiamo rovinando delle generazioni future perché quando il reddito di cittadinanza finirà – perché prima o poi finirà – noi avremo un’infinità di giovani che non hanno scritto nulla sul loro curriculum e che non hanno imparato a fare nulla. Questo è un problema serissimo”.

I più letti