Economia

Ticket sanitari in base al reddito: perché il criterio non è equo

Prima di tassare i contribuenti onesti il governo dovrebbe andare a bussare a casa dei veri evasori

farmaci

Barbara Massaro

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Ticket sanitari in base al reddito famigliare equivalente. E' questa una delle misure incluse all'interno della prima bozza dell'intervento fiscale del neo governo giallo rosso che vorrebbe far sì che dal prossimo anno il costo delle prestazioni mediche venga stabilito in base al reddito del paziente.

Come funzionerebbe il nuovo ticket sanitario

In questo modo fino a un limite massimo annuale di spesa stabilito dallo Stato e proporzionale al reddito la prestazione verrebbe pagata. Al raggiungimento di tale soglia l'assistito non dovrebbe più partecipare alla spesa sanitaria. In questo modo, sostanzialmente, chi dichiara di più paga di più. Secondo l'intenzione del Governo questo sistema dovrebbe garantire maggiore equità, ma nei fatti così non è e il motivo è presto detto.

Perché non è un criterio equo

Se la battaglia del Governo è quella contro il sommerso e la lotta all'evasione fiscale è il mantra di Conte e i suoi, un sistema di ticket come quello prospettato nella bozza del ddl dal ministro Speranza non fa che indurre in tentazione coloro che la dichiarazione dei redditi la fanno, ma nascondendo sotto il tappeto del Fisco un bel po' di nero

Questo perché il ticket verrebbe calcolato non in base a quello che il soggetto possiede e alla sua ricchezza reale, ma solo in base a ciò che egli dichiara. In pratica a pagare di più sarebbero gli onesti. 

Non solo: la manovra allo studio del governo, sempre in tema di salute pubblica, sta prendendo in considerazione l'idea di tagliare alcuni sgravi fiscali sui redditi più alti (superiori a 100.000 euro) per "risparmiare soldi" e far quadrare i conti in maniera da fare bella figura in Europa.

A pagare di più saranno i cittadini onesti

E le spese della "bella figura" nell'UE le dovrà corrispondere quella fascia di cittadini onesti che paga le tasse, versa i contributi e per questo "appare" più ricca.

L'accanimento fiscale sulla brava gente è un vecchio male che in Italia pare incurabile. Nel nostro paese, infatti, l'evasione fiscale è stimata intorno ai 109 miliardi di euro.

Prima di parlare di equità fiscale e di sgravi proporzionali al reddito sarebbe opportuno trovare il modo per fermare l'emorragia di sommerso e ridare dignità a quella borghesia onesta che paga da sempre i conti dei disonesti signorotti (ricchi o poveri che siano) che prosperano alle spalle dei contribuenti.

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