Tech & Social

Numeri e opportunità del business della marijuana

La Silicon Valley ha deciso di puntare sui profitti della cannabis, creando nuove startup per facilitarne il consumo

cannabis

Un uomo che fuma marijuana – Credits: ALFREDO ESTRELLA/AFP/Getty Images

Cosa c'entrano Silicon Valley e marijuana? Niente, verrebbe da dire, e invece non è così. Da quando negli Stati Uniti è iniziata la battaglia a favore della legalizzazione, sono sempre di più gli aspiranti startupper che scelgono di sfruttare il prevedibile aumento della domanda di cannabis per lanciare nuove aziende.

Le startup della marijuana

Del resto, quello della marijuana è al momento uno dei settori che sta crescendo più in fretta negli Stati Uniti, e molto probabilmente sarebbe la stessa cosa in qualsiasi altro paese al mondo se solo il consumo di cannabis fosse autorizzato non solo per motivi terapeutic, ma anche per il semplice consumo personale. Non solo, l'esperienza delle prime start up del settore ha già confermato quanto la tecnologia possa ulteriormente rilanciare questo boom. Non solo rendendo l'adorata cannabis più accessibile, ma anche eliminando ogni possibile fonte di inibizione per mamme, papà, professionisti, insegnanti, sportivi, segretarie o consulenti che vogliano farne uso. Perché un conto è trovare qualcuno disposto a vedercela correndo il rischio di essere scoperti, un altro fare un ordine online e ricevere la marijuana a domicilio come se fosse un libro, o un cesto di frutta.

Quanto vale il business della cannabis

Secondo gli esperti di ArcView Group intervistati dal New York Times, una compagnia che si occupa di consulenze proprio per il business della cannabis, negli Stati Uniti nel 2014 questo settore ha generato introiti per 2,4 miliardi di dollari. Niente meno che il 74 per cento in più rispetto al 2013. E la crescita a due cifre, anche se non necessariamente a questi livelli, verrà mantenuta almeno fino al 2020. Per sapere cosa succederà dopo bisognerà aspettare e capire come, nel frattempo, si sarà strutturato un mercato ancora tutto da costruire. Ma è evidente che in un'ottica di breve periodo le opportunità da sfruttare siano già tantissime.

I servizi delle startup della marijuana

Dal momento che il primo passo verso la legalizzazione è stato quello di autorizzare, anzi, di liberalizzare, l'uso della cannabis per uso terapeutico, le prime società che hanno scelto di esplorare questo settore si sono specializzate nella fornitura di tre tipologie di servizi. Il primo è quello della consulenza medica vera e propria, offrendo quindi ai malati/pazienti la possibilità di essere visitati (virtualmente) da un medico che attesti il loro stato di salute e confermi l'utilità di trattare il disturbo in questione con una medicina a base di cannabis. Il secondo quello della produzione di medicinali a base di marijuana, il terzo quello della distribuzione (rigorosamente a domicilio) della stessa.

I pericoli di un business che rischia di finire fuori controllo

Se per ottenere delle medicine a base di cannabis basta mostrare a chi le vende un documento di identità e una ricetta medica rilasciata online da un medico che, nella migliore delle ipotesi, ci ha visitati via Skype, è evidente come il rischio che questa pratica finisca fuori controllo sia forte. Certo, se succedesse i vantaggi per chi da questa attività ricava profitti sarebbero enormi, ma è difficile non vedere come quelle che per tanti validi motivi si configurano come prescrizioni che di terapeutico hanno ben poco possano semplificare l'accesso alla cannabis al punto di mettere a rischio la salute di chi desidera farne uso.

Cosa cambia con la legalizzazione della marijuana a scopo ricreativo

C'è chi è convinto che questi dubbi verranno definitivamente archiviati quando il consumo di cannabis verrà autorizzato anche per scopi ricreativi. Gli scettici, invece, pensano che se mai si arriverà a questo punto (e ormai non ne siamo così lontani), allora diventerà davvero urgente tenere sotto controllo i consumi di pillole e alimenti a base di cannabis. Gli studi autorevoli sull'impatto del consumo di marijuana su larga scala sono ancora relativamente pochi, e i salti nel buio sono notoriamente pericolosi.

Il punto di vista italiano

All'inizio di ottobre la proposta di legge sulla legalizzazione è stata inserita nel calendario trimestrale dei lavori della Camera del Deputati. Promossa dall'Intergruppo per la cannabis legale guidato da Benedetto della Vedova e al momento sostenuta da oltre duecento deputati appartenenti a diverse forze politiche, la nuova bozza che dovrebbe essere discussa entro la fine dell'anno prevede il divieto di possesso di cannabis per i minorenni, mentre lascia i maggiorenni liberi di coltivarla in casa (massimo cinque piante, e senza poterla rivendere) o di custodire per uso personale fino a un massimo di 15 grammi di marijuana. Infine, va segnalato che la prima startup della marijuana è stata fondata anche nel Bel Paese. Si chiama Let’s Weed, e si pone come unico obiettivo quello di "riunire, aggregare ed interconnettere tutti coloro che fanno uso di cannabis per fini terapeutici, i medici che la prescrivono, le farmacie che la forniscono e i Cannabis Social Club." Facendo un salto sul sito, perà, si direbbe che non sia ancora attiva. Mentre negli Stati Uniti questo tipo di servizi non solo sono già funzionanti, ma sono anche sempre più richiesti.  

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Commenti