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Google, colpo di forbice su Motorola

Il colosso di Mountain View ha annunciato che manderà a casa il 20% della forza lavoro. L’obiettivo è snellirla per rilanciarla, producendo pochi smartphone a più competitivi

Google, è noto, ha speso ben 12,5 miliardi di dollari per l’acquisizione di Motorola. Una cifra che non si giustifica solo con l’intenzione di utilizzare a proprio vantaggio gli oltre 17 mila brevetti posseduti dalla storica azienda produttrice di telefonini. È vero, in mezzo a quel mare magnum di dati e soluzioni tecniche ci sono diverse opportunità per rafforzare e rendere più competitivo il sistema operativo Android. Ma Big G vuole ottenere molto di più dall’affare: vuole usarlo per mettersi a produrre direttamente i suoi smartphone e le sue tavolette, senza stringere partnership e accordi con costruttori terzi. Insomma, fare tutto in casa. Comportarsi come la Apple della situazione che fornisce il pacchetto completo: software più hardware.

Il problema, e anche questo era noto, è che Motorola era e resta un’azienda in sofferenza: ha chiuso in perdita 14 degli ultimi 16 trimestri. E, soprattutto, ha dato prova nel tempo di essere abbastanza dispersiva, producendo numerosi modelli, forse troppi, che si sono persi nell’enorme scelta che il mercato propone. Nonostante alcuni di questi avrebbero meritato miglior fortuna. La strategia di Google è quella dunque di razionalizzare il business, di tagliare i rami secchi prima di tornare a investire con decisione nella società.

La cura, purtroppo, è parecchio dolorosa. Si parla di un taglio della forza lavoro di circa il 20%, pari all’incirca a 4 mila dipendenti: un terzo negli Stati Uniti, due terzi fuori dagli Usa. Non solo: Mountain View chiuderà un terzo dei 94 uffici di Motorola in giro per il mondo. Numeri che stridono con le tradizionali strategie di Google, che mai, a memoria, aveva agito in maniera così netta per far quadrare i bilanci. A maggior ragione perché ai suoi dipendenti ha sempre riservato trattamenti di estremo favore.

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Il punto non è che i lavoratori di Motorola sono considerati di serie b: piuttosto, il mercato degli smartphone in cui Google andrà a muoversi è spietato e impone di muoversi con circospezione per evitare tracolli. Oggi il 90% dei profitti va ai due giganti Apple e Samsung, mentre i competitor, da Rim (la società che produce il BlackBerry) a Nokia, alla stessa Motorola, devono spartirsi il poco che resta. Una guerra tra poveri, verrebbe da dire, visto le deludenti performance che riescono a portare a casa.

Da qui la necessità di Mountain View di concentrare le forze, nel prossimo futuro, su uno o due modelli top di gamma in grado di rivaleggiare sul piano delle prestazioni, delle dimensioni dello schermo, della durata della batteria, dell’ecosistema di bordo e soprattutto dell’appeal con il prossimo iPhone 5, con l’ottimo Samsung Galaxy S III e con le future proposte della casa coreana. Una sfida non di poco conto. E di certo, ma Google lo sa benissimo, non basterà licenziare qualche migliaio di dipendenti per immaginare di vincerla.

Twitter: @marmorello

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