Spending review, ecco come tagliare la sanità

Il contenimento della spesa per Asl e ospedali potrebbe arrivare alla rinegoziazione dei contratti e all’obbligo di un tetto ai prezzi dei farmaci

Ospedale

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Giuseppe Cordasco

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Quando si parla di spending review, senza dubbio la sanità rappresenta un vero buco nero, una falla aperta nei conti dello Stato dalla quale si disperdono costantemente risorse incalcolabili. D’altronde proprio la spesa sanitaria è stimata annualmente in circa 110 miliardi di euro, ed è quindi inevitabile che il controllo dei costi di Asl e ospedali sia sempre di stringente attualità. Una situazione che negli anni è divenuta, se possibile, ancora più drammatica, da quando la gestione sanitaria è passata direttamente nelle mani delle Regioni, molte delle quali si sono rivelate del tutto inaffidabili. Si è quindi cominciato nel corso delle ultime legislature ad approvare provvedimenti ad hoc con l’obiettivo di tagliare i costi, a volte anche in maniera drastica.

Spending review, i tagli alla spesa un passo obbligato


Provvedimenti che però sono stati sempre tacciati di avere il difetto della assoluta linearità, di non considerare cioè le specificità che a livello locale si sono prodotte, con Regioni, Asl e ospedali capaci di atteggiamenti molto più virtuosi ed altre realtà dove invece l’attenzione ai tetti di spesa è stata quasi del tutto assente. Ora che il governo Renzi, e in particolare il nuovo commissario alla spending review Yoram Gutgeld, ha rilanciato il tema dei tagli agli sprechi nel settore pubblico, ovviamente si è tornati a parlare proprio di sanità. Abbiamo chiesto allora a Gilberto Turati, economista de Lavoce.info, di aiutarci a capire quali potrebbero essere le modalità “non lineari” per arrivare a risparmi nella spesa sanitaria, visto che l’esecutivo immagina nei prossimi anni di tagliare addirittura fino a 10 miliardi di euro.


“Innanzitutto – premette Turati – non c’è dubbio che nel nostro servizio sanitario ci siano delle inefficienze, a volte di carattere macroscopico, che da tempo si dichiara di voler correggere. Penso ad esempio alla famosa siringa di Tremonti, quella che secondo la denuncia dell’allora ministro dell’Economia poteva costare fino a quattro volte di più in Asl diverse. Oppure – continua l’economista – penso al numero di parti cesarei, che raggiunge a volte livelli spropositati, fino al punto che in alcune Regioni un bimbo su due nasce con questa pratica”. Evidenti storture la cui esistenza è, come detto, manifesta e conosciuta, anche perché basta consultare qualche statistica nazionale e, numeri alla mano, le anomalie saltano all’occhio. “Eppure – dice Turati -, sembra che a volte non ci sia la volontà politica di andare fino in fondo e modificare certi comportamenti”. In questo senso assume dunque una sua logica l’atteggiamento di alcune Regioni, in particolare il Veneto, che non accettano più di firmare accordi con lo Stato che prevedano tagli lineari, perché partono dalla convinzione di aver fatto il proprio dovere in termini di contenimento della spesa, cosa che evidentemente non è accaduta da altre parti.

Spending review: le spese pazze di Palazzo Chigi


“Detto ciò – sottolinea Turati – il nuovo piano di tagli pluriennali annunciato dal governo Renzi, potrebbe utilizzare come base di partenza le misure messe a punto dal vecchio commissario alla spending review Carlo Cottarelli. Quattro erano i punti fondamentali che cercavano in un qualche modo di aggirare l’ostacolo del puro taglio lineare: una rinegoziazione dei contratti di fornitura, con risparmi fino al 4-5%; l’applicazione del cosiddetto meccanismo del pay-back, sul quale in verità nutro qualche perplessità, e che in pratica impone alle imprese fornitrici di contribuire al ripiano della spesa in eccesso rispetto a quanto programmato. C’è poi la definizione di prezzi di riferimento per i farmaci, con tetti che possano valere come benchmark per tutti e infine il contenimento delle prestazioni inappropriate, sia specialistiche, sia per la riabilitazione, anche se per il momento, seppur ventilate, non sono state ancora definite sanzioni per quei medici di famiglia che eccedono nelle prescrizioni”.

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Insomma, un menù di provvedimenti che potrebbe finalmente aprire la strada ad una spending review sanitaria più ragionata, che tenga conto, come più volte ribadito, di quelle eccellenze territoriali capaci già in proprio di far quadrare i conti. “In questo senso – conclude Turati – ci sono Regioni che hanno già messo a punto sistemi di monitoraggio della spesa per verificare anomalie di Asl, ospedali o addirittura semplici medici di famiglia. C’è da sperare che un meccanismo del genere funzioni anche a livello nazionale”.

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