La riforma della pubblica amministrazione: le 10 cose che ci aspettiamo dal Governo

Dalla soppressione di enti pubblici inutili, al taglio degli stipendi dei dirigenti, fino ad un turnover più efficace che crei nuova occupazione

Il ministro della Funzione pubblica Marianna Madia – Credits: Imagoeconomica

Giuseppe Cordasco

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Entrano nel vivo la discussione e il confronto intorno alla riforma della pubblica amministrazione voluta dal governo Renzi. L'incontro tra i sindacati di categoria e il ministro della Funzione pubblica Marianna Madia, è stato fatto per mettere a fuoco un programma di riforme che al momento si articola su ben 45 punti. Un programma che verrà discusso nel Consiglio dei ministri che si terrà oggi. Difficile al momento dire quali punti otterranno nelle prossime settimane il via libera definitivo.

Quel che è sicuro è che a confronto ci sono da una parte le idee di riforma di Renzi e dall’altra le richieste sempre più pressanti dei sindacati che non intendono certo lasciare completo campo libero alle norme volute dal governo, e anzi, su alcune di esse intendono dare battaglia, soprattutto sul fronte delle retribuzioni. In mezzo i cittadini, che ovviamente da questo confronto si attendono comunque un miglioramento tangibile dei servizi pubblici. Ma andiamo a vedere nel dettaglio quali sono le 10 principali novità che potrebbero essere introdotte per riorganizzare in modo complessivo, e si spera migliorare, la macchina pubblica italiana.

LE RIFORME DEL GOVERNO RENZI

Dirigenti. Allo studio ci sarebbe innanzitutto un giro di vite sui dirigenti, per i quali verrebbe introdotto un ruolo unico, con buona pace della vecchia divisione in prima e seconda fascia. Inoltre verrebbero rese più stringenti le regole di valutazione del lavoro svolto, con l’introduzione del tetto agli stipendi di 240mila euro già preannunciato.  

Mobilità. Una vera e propria rivoluzione dovrebbe poi esserci sul fronte della mobilità volontaria e, soprattutto, di quella obbligatoria, che potrebbe essere adottata da un ufficio anche senza l’assenso dei lavoratori, ma garantendo loro solo lo stesso trattamento economico. Il tutto dovrebbe però avvenire con precisi limiti territoriali entro i quali attuare lo spostamento di sede lavorativa.

Largo ai giovani. Addio anche al cosiddetto trattenimento in servizio, che oggi si attua in molti casi quando un impiegato pubblico ha raggiunto l’età pensionabile. Solo con questa misura si potrebbero creare oltre 10.000 posti di lavoro per i giovani nella Pa, tra l’altro a costo zero.

Stop agli enti inutili. Altro capitolo della riforma molto caro a Renzi, ma che sta creando grandi polemiche, è quello che riguarda la soppressione, o quantomeno, l’accorpamento, di tutta una serie di enti pubblici ritenuti superflui. Si parla ad esempio di aggregare oltre venti enti di ricerca che svolgono funzioni simili, per dare vita a poli di eccellenza. Nel mirino, tra le altre cose, anche la riorganizzazione delle Authority, la soppressione del Cnel e della Covip, l’ente che vigila sui fondi pensione, e la fusione di Aci, Pra e Motorizzazione civile.

LA RIPRESA DEL PRIVATO PASSA DAL PUBBLICO

Part-time. Spazio al cosiddetto part-time incentivato, che viene considerato uno strumento utile a creare, da una parte nuove assunzioni, e dall’altra a favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, soprattutto per le neo-mamme.

Opzione donna.  Sempre sul fronte del lavoro femminile, potrebbe essere introdotta la cosiddetta “opzione donna”, ovvero la possibilità di andare in pensione con i requisiti pre-Fornero per le lavoratrici che scelgono il regime contributivo.

Prepensionamenti. E’ uno dei temi che sembrano essere stati abbandonati ancora prima di entrate nell’agenda della discussione. Si era pensato infatti di proporre per i soggetti vicini alla pensione, una sorta di scivolo, con esonero dal lavoro e stipendio al 65%. Un’ipotesi che però, come detto, pare essere stata già abbandonata, anche su pressione dei sindacati.

ECONOMIA, ECCO IL PROGRAMMA DI RENZI

Turnover. Su questo fronte l’obiettivo è quello di rendere le regole molto più agili e flessibili, consentendo a ciascuna amministrazione più discrezionalità nella programmazione. In questo modo si punta ad assicurare maggiori ingressi di nuovi lavoratori, sempre nel pieno rispetto dei vincoli di bilancio economico dei singoli enti pubblici.

Precariato. Sarà certamente uno dei temi più caldi su cui si accentreranno soprattutto le attenzioni dei sindacati. Il ministro Madia ha parlato di patologia vergognosa, lasciando intendere quindi che il governo è comunque sensibile alla questione. Da parte loro i sindacati del settore pubblico punteranno a una completa regolarizzazione sul contrattuale.

Digitalizzazione. E’ un altro dei temi forti della riforma, soprattutto perché punta davvero a semplificare il rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione. In questo senso è dunque molto significativo l’annuncio della volontà di introdurre un codice Pin per ogni cittadino, con il quale si possa accedere a tutte le proprie pratiche burocratiche, “dalle multe in giù”, come ha chiosato lo stesso presidente del Consiglio.

SPESA PUBBLICA, IL CHIODO FISSO DEL GOVERNO

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