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Economia

Ondata di caldo in Cina: crisi energetica e conseguenze a livello globale

La Rubrica - Un Europeo in Cina

Oltre ai molteplici lockdown istituiti dalla Cina nel 2022 a causa della politica di zero tolleranza al Covid-19, che hanno messo a dura prova le catene di approvvigionamento globali e ostacolato ulteriormente la crescita economica del paese, il Regno di Mezzo deve ora far fronte alla sua peggiore ondata di calore degli ultimi 60 anni, che nello scorso mese di Agosto ha causato picchi di oltre 40 gradi in diverse province.

Questa situazione drastica che ha colpito quasi tutto l’emisfero settentrionale del globo inclusa l’ Italia, ha portato alla chiusura improvvisa di fabbriche e ad una siccità che ha diminuito la portata delle falde acquifere, generando sospensioni nella fornitura di acqua ed energia idroelettrica, nonché limitazioni sull’utilizzo dell’elettricità nell’intera regione. Tali condizioni meteorologiche estreme stanno rallentando il passaggio dalle energie tradizionali a quelle eco-sostenibili della seconda economia mondiale, aumentando l’ incertezza in questo periodo di transizione.

Nel presente articolo analizzeremo l'effetto a catena che queste misure potrebbero causare all'estero e le ripercussioni sul rendimento economico della Cina nel secondo semestre del 2022, prima di affrontare il nocciolo della questione, ovvero come possono la Cina e le società europee nel paese risolvere tali carenze energetiche.

L’ondata di caldo nel presente

Come altri paesi, quest'estate la Cina sta sperimentando ondate di calore estreme con precipitazioni minime o nulle. Lo scorso 20 Agosto, il Centro metereologico nazionale (CMA, China Meteorological Administration) ha emesso un altro allarme rosso per ondate di calore nella Cina meridionale, il nono di fila per il trentunesimo giorno di caldo consecutivo nell’ultimo periodo.

I livelli dell'acqua nel fiume Azzurro che e’ più lungo della nazione e tra i più lunghi al mondo, sono ai minimi storici: navigazione interrotta in vaste sezioni dell’idrovia principale e alcune rotte marittime chiuse nella parte centrale e inferiore del fiume, dalla provincia centrale dello Hunan a quella dell’Anhui nel sud-est.

Crisi energetica all’atto pratico

Nel sud-ovest della Cina, tra le regioni più colpite del paese, le autorità locali hanno ordinato senza preavviso alle fabbriche di sospendere le proprie operazioni a seguito di un periodo particolarmente caldo che avrebbe portato ad un'“impennata” nei consumi dell’elettricità.

Con la chiusura degli stabilimenti produttivi nella città di Chongqing, municipalità amministrativa con oltre 31 milioni di abitanti situata nel sud-ovest della Cina, nonché sede di un ingente numero di fabbriche di automobili e dispositivi informatici, si prevede un impatto significativo sulle forniture a livello nazionale e internazionale in tali settori. Recentemente produttori di componenti elettronici come Foxconn e fabbriche nell’automotive come Tesla hanno riportato difficoltà a rimanere in linea con i propri piani di produzione a causa del razionamento energetico, dovendo apportare conseguenti modifiche nelle proprie operazioni.

A peggiorare le cose sono stati gli incendi a rapida diffusione che hanno colpito la città, causati sembra dalla combustione spontanea innescata principalmente dalle temperature estremamente elevate. Più di 1.500 sono stati i residenti trasferiti in zone sicure, ed è stato necessario l’intervento di 5.000 vigili del fuoco, polizia, ufficiali locali, volontari e sette elicotteri antincendio.

Temperature record, siccità, focolai di COVID-19 e incendi sono state dunque le problematiche principali che Chongqing e la Cina hanno dovuto affrontare nel corso del mese.

Invece nello Sichuan, provincia nel sud-ovest della Cina (equiparabile alla Spagna in quanto a dimensioni), polo produttivo chiave per semiconduttori e pannelli solari, il razionamento energetico ha colpito i settori delle grandi aziende elettroniche, tra cui Apple e Intel.

Essendo lo Sichuan ricco di risorse minerarie come il litio e il polisilicio, indispensabili nell'industria fotovoltaica ed elettronica, molte aziende internazionali nel settore dei semiconduttori hanno impianti in questa provincia, ed è dunque probabile che la chiusura di queste fabbriche provochi riduzioni nell’approvvigionamento di tali materie prime, spingendo ad un aumento dei loro prezzi già elevati a livello globale.

Le politiche di risparmio energetico per le famiglie e le imprese sono state promosse anche in altre importanti province cinesi situate nella zona est del paese, tra cui Jiangsu, Anhui e Zhejiang. Nella provincia della Jiangsu molte sono state le aziende europee lasciate senza energia creando enormi problemi alle linee di produzione.

Addirittura le autorità meteorologiche di questa provincia hanno avvertito i conducenti del rischio di possibili forature di pneumatici delle autovetture a causa dell’aumento delle temperature del manto stradale con 68 gradi centigradi registrati in alcuni tratti.

Il Mix energetico

Questa ondata di caldo da record è andata ad aggravare la siccità già in corso e a tagliare i livelli dell'acqua nei bacini idroelettrici, a danno dei principali centri manifatturieri regionali e globali situati nelle suddette regioni, i quali fanno affidamento sull'energia idroelettrica per circa l'80% del loro fabbisogno energetico, e a discapito dei consumatori, portati ad utilizzare più energia del solito per rinfrescarsi durante l'ondata di calore, ponendo le scorte energetiche sull’orlo dell’esaurimento.

Le interruzioni dell’energia elettrica non sono però state pianificate con congruo anticipo e hanno dunque causato problemi insormontabili alle imprese, le quali sono piombate in un’atmosfera di incertezza. Svariati sono stati infatti i casi di aziende obbligate a sospendere la produzione in determinate ore della giornata, ricevendo la relativa notifica solo la mattina del giorno stesso.

Tale fenomeno potrebbe essere stato causato anche da una mancanza di coordinamento tra i vari fornitori di energia elettrica. Prendendo come modello esemplare la State Grid Corporation of China (SGCC), società cinese di servizi elettrici di proprietà statale, essendo essa divisa in molteplici filiali sparse nelle varie regioni della Cina (ad esempio, la filiale dello Sichuan è separata da quella dello Jiangsu), una carenza a livello di coordinamento tra due filiali potrebbe generare sovraccapacità in una regione e interruzioni di corrente in un’altra.

Nel caso le interruzioni dell’energia elettrica diventassero troppo frequenti, c’è il rischio che le aziende manifatturiere possa scegliere di spostare i propri investimenti futuri verso province più fredde e/o con modello energetico basato sul carbone, nonostante i costi per quest’ultimo siano più elevati, andando dunque a ostacolare gli obiettivi a lungo termine del governo centrale di ridurre l’uso del carbone (fondamentale per raggiungere la neutralità carbonica) e stimolare l’ economia delle province occidentali. Infatti, secondo i dati della Camera di commercio europea in Cina (di seguito denominata “Camera europea”), il 45% delle imprese europee che operano nel paese ha affermato come l'attuale mix energetico disponibile, prevedendo solo una piccola percentuale di energie rinnovabili, sia in realtà uno dei principali ostacoli al raggiungimento degli obiettivi governativi di neutralità carbonica.

Cina, Europa e decarbonizzazione

L'ambizioso piano climatico della Cina, il quale prevede un picco delle emissioni prima del 2030 ed il raggiungimento della neutralità carbonica entro il 2060 (il cosiddetto '30·60' decarbonization goal), implica una ristrutturazione radicale dell’economia energetica del paese, rimodellando intere industrie e accelerando lo sviluppo di tecnologie nascenti e catene del valore. Anche le condizioni meteorologiche sempre più estreme che la Cina ha affrontato (e che sta ancora affrontando) hanno giocato un ruolo importante in questa spinta, come specificato nel rapporto Carbon Neutrality: The Role of European Business in China's Race to 2060 della Camera europea.

Con il 69% delle aziende europee che afferma come la mancanza di accesso alle energie rinnovabili potrebbe far deragliare i propri obiettivi di decarbonizzazione, risulta fondamentale per la Cina aumentare la quota di energie rinnovabili nel proprio mix energetico, con una pianificazione energetica completa e una regolamentazione della rete elettrica a pari passo con lo sviluppo di un coordinamento interprovinciale sostenibile, al fine di evitare o almeno mitigare eventuali carenze energetiche future che potrebbero derivare da condizioni meteorologiche estreme.

Tuttavia, il successo della Cina dipenderà in larga misura dalla sua capacità di sfruttare quante più competenze possibili, fornendo alle imprese europee un maggiore accesso al mercato e condizioni paritarie, per far si che esse possano offrire un maggior contributo. A tal proposito la Cina deve essere pronta a fornire una piattaforma adatta sia allo sfruttamento che allo sviluppo delle tecnologie europee. Infatti, grazie all’attuale crescita sostenuta di Ricerca e sviluppo (R&S) in Cina, le aziende europee possono commercializzare le proprie innovazioni più velocemente di quanto siano generalmente in grado di fare in Europa, dove tale settore risulta invece più prudente e avverso al rischio.

Conclusioni

Esiste il rischio che le improvvise interruzioni di energia elettrica in Cina se non eliminate a stretto giro possano creare ritardi nelle consegne degli ordini da parte delle imprese europee operanti nel territorio. Tale situazione di instabilità potrà andare a compromettere l’attuale status di polo produttivo principale a livello globale di questa nazione.

Un esempio di società che ha deciso di spostare parte della sua produzione fuori dalla Cina è la Apple che, dopo diversi mesi di continue interruzioni nella propria catena di approvvigionamento, ha annunciato lo scorso Giugno il trasferimento della produzione degli iPad in Vietnam, per proteggersi da future carenze energetiche e ritardi nella fornitura.

Tale mossa del gigante tecnologico statunitense (il più grande per capitalizzazione di mercato) influenzerà le decisioni di altre società a capitale straniero che hanno preso in considerazione la possibilità di ridurre la propria dipendenza dalla Cina per la produzione o per l’approvvigionamento di materiali chiave.

Negli ultimi due anni la rigida politica zero-Covid della Cina ha impedito agli investitori esteri di inviare i propri dirigenti e tecnici specializzati nel paese e le recenti interruzioni di corrente non hanno fatto altro che intaccare ulteriormente la reputazione di questo paese e mettere in discussione la sua affidabilità.

Se la Cina ha ottenuto significativi guadagni in termini di efficienza energetica negli ultimi anni, le aziende europee hanno implementato tecnologie di decarbonizzazione efficaci nei loro mercati nazionali e sono pronte a supportare la Cina in maniera diretta, rafforzando la cooperazione industriale tra l’Unione europea (UE) e la Repubblica Popolare Cinese (RPC).

A titolo di esempio pratico, due terzi delle imprese europee in Cina hanno fissato, o sono in procinto di fissare, obiettivi di decarbonizzazione specifici per le loro operazioni nel territorio, richiedendo al contempo rapporti di valutazione dell'impatto ambientale ai propri fornitori, per facilitare la decarbonizzazione delle catene di approvvigionamento nel paese, contribuendo in modo completo al raggiungimento delle emissioni zero.

L'UE e la RPC devono pertanto rimanere aperte a dialogare ed impegnarsi a favore del multilateralismo, mantenendo canali di comunicazione e cooperazione bilaterali nel commercio e negli investimenti, al fine di creare un contesto imprenditoriale più prevedibile ed un futuro più sostenibile.

A cura di: Avv. Carlo D’Andrea, Vice Presidente della Camera di Commercio dell’Unione Europea in Cina

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