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(Ansa)
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Economia

Questa manovra non deve privilegiare il pubblico rispetto al privato

Tagli a tutti, soprattutto ai pensionati, ma stipendi più alti ai dipendenti pubblici. Un'anomalia figlia di un vecchio modo di vedere il paese

Ci vorranno quasi altre tre settimane prima che la Manovra Economica arrivi alla Camera per la discussione; il giorno indicato dovrebbe essere il 20 per Montecitorio ed il 27 per il passaggio finale al Senato. C’è quindi tempo per modifiche e le richieste dell’opposizione ma anche della maggioranza diciamo non mancano. Forza Italia chiede maggior spazio per la detassazione giovanile, La Lega insiste sulle pensioni, l’opposizione chiede un taglio maggiore al cuneo fiscale per i lavoratori. Tutto normale in questa fase di discussione per ogni manovra economica.

C’è però un fatto che merita attenzione.

Sappiamo tutti che soldi per fare miracoli non ce n’erano; sappiamo anche che la prima vera urgenza di ciascun italiano, singolo cittadino e (peggio ancora) impresa sia il caro-bollette. Bene quindi ha fatto Giorgia Meloni a destinare qui gran parte dei soldi a disposizione. Il resto (poco o tanto che sia) è stato suddiviso in quelle 3-4 grandi riforme presenti nel programma di centrodestra e per cui viene almeno fatto un passettino in avanti, proprio per far capire all’elettorato che no si trattava di promesse per elettorali ma dell’inizio di un percorso da portare avanti per i 5 anni della legislatura.Tutto corretto e condivisibile, tranne un fatto.Nella manovra è presente un aumento della busta paga dei dipendenti pubblici. Il tutto mentre a milioni di pensionati, ad esempio, vengono limitate le rivalutazioni del loro assegno mensile. Perché? Se la cassa è davvero vuota e tutti dobbiamo fare delle rinunce non si capisce il motivo del trattamento differenziato, anzi, preferenziale per i dipendenti pubblici. E non si tratta di briciole: tra una cosa e l’altra c’è chi si intascherà per Natale non solo la tredicesima ma di fatto anche un’altra busta paga.

Dal punto di vista tecnico questi aumenti vengono spiegati come adeguamenti, arretrati, mancati rinnovi contrattuali degli anni precedenti e cose simili. Soprattutto sono aumenti che (al contrario di tutto il resto dell’impianto della Legge di Bilancio) non fa alcuna differenza tra i redditi. Gli aumenti andranno a tutti: dal livello più basso al mega dirigente che potrebbe intascare anche duemila euro in più.La norma non è passata inosservata e non tanto ai sindacati per i quali i dipendenti pubblici sono il fiore all’occhiello del loro seguito, quanto a molta gente comune, non stipendiati dato Stato ma da imprenditori privati che si sentono ancora una volta figli di un Dio minore.

E qui che Giorgia Meloni dovrebbe dare un segnale di centrodestra. La pandemia ha segnato una volta di più la differenza di trattamento e di «sicurezza» tra pubblico e privato. Oggi servirebbe non tanto il contrario (anche se sarebbe bello vedere l’effetto che farebbe, almeno una volta,) ma almeno la parità di doveri, di diritti, di trattamento economico.

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