Economia

Manovra finanziaria 2019: le cose da sapere

Il governo prepara una manovra da 20-25 miliardi e promette Flat Tax, Reddito di Cittadinanza e quota 100 per le pensioni. Ma le risorse scarseggiano

Conte-giuseppe

Andrea Telara

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Sarà una manovra "seria, coraggiosa e rigorosa" ha dichiarato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Di certo sarà anche "onerosa". Per adesso, la cifra più accreditata oscilla tra 20 e 25 miliardi di euro. È questo infatti il valore complessivo della Legge di Bilancio 2019, la manovra economica per il prossimo anno che il governo Lega-5Stelle sta preparando, con la regia del ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria.

Una manovra che ha tra i punti principali la riforma del fisco (con la probabile introduzione della flat tax o, in caso, della modifica delle aliquote Irpef), il reddito di cittadinanza e la riforma delle pensioni.

Dove trovare i soldi

Il problema è riuscire a finanziare una manovra così onerosa. Il Governo sta pensando di intervenire riducendo le agevolazioni fiscali (che valgono circa 52 miliardi di euro) e tagliando la spesa pubblica (entro settembre i ministri devono presentare un piano di riduzioni). Nel primo caso, pare si stia pensando di lavorare anche alla concellazione del bonus degli 80 euro introdotto dal governo Renzi che da solo vale 10 miliardi di risorse (anche se il ministro dell'interno Salvini ha negato questa ipotesi).

Ma ecco quali sono, punto per punto, i principali contenuti della finanziaria in arrivo.

Flat Tax 

Uno dei provvedimenti principali è l’introduzione della Flat Tax, la “tassa piatta” con una sola aliquota del 15%, che dovrebbe sostituire un’imposta progressiva come l’irpef (che ha delle aliquote che crescono all’aumentare del reddito).

Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, ha detto che l’introduzione della Flat Tax sarà prevista già nella Legge di Bilancio 2019. Ma è improbabile una sua entrata in vigore già dal prossimo anno per tutti i contribuenti. Nei mesi scorsi, si è parlato di applicarla inizialmente soltanto ad alcune categorie di redditi come quelli delle imprese e delle partite iva. 

Reddito di Cittadinanza

Il ministro Di Maio ha assicurato che nella Legge di Bilancio 2019 ci sarà anche la partenza del Reddito di Cittadinanza, un sussidio universale contro la povertà e la disoccupazione, promesso da anni ai propri elettori dal Movimento 5 Stelle (di cui Di Maio è leader). Resta da scogliere il nodo delle risorse necessarie a finanziare questo tipo di indennità che dovrebbe costare circa 16 miliardi secondo l’M5s e almeno 30 secondo le opposizioni. 

Blocco dell’iva 

Nonostante la Legge di Bilancio 2019 sia ricca di provvedimenti, almeno sulla carta, è probabile che gran parte delle risorse stanziate servano per sterilizzare le cosiddette clausole di salvaguardia. Si tratta di impegni presi negli anni scorsi dal governo italiano con l’Europa: in cambio di maggiore flessibilità nel bilancio pubblico, il nostro paese ha infatti programmato alcuni aumenti automatici dell’iva (imposta sul valore aggiunto) che scatteranno qualora non vengano effettuati determinati tagli alla spesa o alle detrazioni fiscali. Per evitare questi aumenti nel 2019, il governo Conte dovrà trovare nelle maglie del bilancio pubblico circa 12,5 miliardi di euro.  

Il premier si è detto sicuro di potersi presentare davanti alla Ue "a testa alta, ma non irragionevoli"

Pensioni e quota 100

Molto probabile è l’inclusione nella manovra economica di un provvedimento sulle pensioni, per cambiare la Legge Fornero, l’ultima manovra previdenziale approvata in Italia che ha alzato a 67 anni l’età di ritiro dal lavoro (per chi matura il diritto all’assegno di vecchiaia).

Molto probabilmente ci sarà l’introduzione della cosiddetta quota 100, un sistema che consente di andare in pensione quando la somma dell’età anagrafica e dei contributi versati supera una determinata soglia (fissata appunto a 100). Si potrà dunque congedarsi dal lavoro con 65 anni di età e 35 di contributi oppure con 66 anni e 34 di carriera. Verrà comunque fissata una soglia minima di pensionamento a 64  anni (con 36 di contributi). Chi dunque ha compiuto 62 o 63 anni e ha almeno 37-38 anni di carriera alle spalle non potrà andare in pensione con la quota 100, pur avendone in teoria diritto.

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