Uno dei filoni più delicati dell’inchiesta su Garlasco sembra avviarsi verso una conclusione senza rinvio a giudizio. Il procedimento aperto dalla Procura di Brescia sull’ipotesi di corruzione in atti giudiziari — direttamente collegato alla prima indagine del 2017 su Andrea Sempio, all’epoca 29 anni — appare destinato all’archiviazione. Quella vicenda si chiuse rapidamente, quasi fulminea, e fu proprio quella chiusura a riaccendere, anni dopo, i sospetti.
I protagonisti dell’inchiesta odierna sono due: Mario Venditti, ex magistrato già finito nel mirino della giustizia nell’ambito del noto «Sistema Pavia», e Giuseppe Sempio, padre di Andrea. La Procura di Brescia, guidata dal procuratore Francesco Prete, ha ricevuto e valutato le informative redatte congiuntamente dai finanzieri del nucleo Pef (Polizia economico-finanziaria) e del Gico (Gruppo investigazione criminalità organizzata) di Brescia, insieme ai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano. L’esito è netto: nessun elemento concreto è emerso a sostegno dell’accusa nei confronti dell’ex procuratore aggiunto di Pavia.
Il filone bresciano di Garlasco e il suo probabile epilogo
Il punto di partenza dell’inchiesta risale al maggio 2025, quando nella casa dei Sempio fu rinvenuto un foglietto scritto a mano da Giuseppe, recante la frase: «Venditti gip archivia X 20. 30 euro». I pubblici ministeri avevano ipotizzato che le cifre si riferissero a migliaia di euro, configurando così un’inchiesta acquistata. A corroborare il sospetto, le ricostruzioni investigative avevano evidenziato come la famiglia Sempio si fosse mobilitata in quei giorni per raccogliere tra i parenti 43mila euro destinati, stando alle ipotesi accusatorie, a «pagare quei signori lì».
Tuttavia, l’impianto probatorio si è rivelato fragile. L’indagine si reggerebbe su quindici giorni di intercettazioni non trascritte o sintetizzate in modo approssimativo, su contatti giudicati anomali tra i carabinieri e l’indagato, su un interrogatorio con domande ritenute «concordate». Mancano perquisizioni, manca la copia forense del cellulare. E soprattutto, l’analisi dei conti correnti di Venditti non ha fatto emergere alcuna irregolarità. Di fronte a questo quadro lacunoso, i magistrati Donato Grego e Alessio Bernardi sembrano orientati verso l’archiviazione.
A commentare l’evoluzione della vicenda è l’avvocato Domenico Aiello, difensore di Venditti, che non nasconde la propria soddisfazione: «Forse finalmente qualcuno ha colmato delle lacune e ha compiuto quegli accertamenti che avrebbero dovuto essere disposti prima dell’invio della notizia di reato da Pavia a Brescia». Il legale denuncia tuttavia i «danni irreversibili» che il suo assistito avrebbe patito nel corso dell’inchiesta — una ferita, quella alla reputazione, che nessuna archiviazione potrà del tutto sanare.
