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La Commissione UE apre alla flessibilità di spesa solo sull’energia green, e il governo valuta lo stop al taglio delle accise

La Commissione UE apre alla flessibilità di spesa solo sull’energia green, e il governo valuta lo stop al taglio delle accise

La flessibilità fiscale concessa da Bruxelles per far fronte al caro energia ha dei paletti ben precisi. Il taglio alle accise potrebbe saltare, mentre il governo valuta le alternative.

Dopo settimane di attesa, la Commissione Europea ha infine reso nota la sua risposta alle pressanti richieste dei Paesi membri per avere un maggior spazio di manovra nella risposta alla crisi energetica, con il rinnovo del taglio delle accise che dipendeva quasi consequenzialmente da essa.

La risposta è arrivata, e le azioni concesse da Bruxelles non includono i sussidi per i tagli alle accise fin qui utilizzati in molti Paesi, Italia inclusa, con il governo di Giorgia Meloni che starebbe infatti valutando lo stop alla sospensione delle accise, in scadenza il 6 giugno.

La risposta della Commissione

Partiamo però dalla (tardiva) risosta della Commissione. Bruxelles ha infatti concesso una deroga al Patto di stabilità per misure relative alla crisi energetica, ma con condizioni.

Lo sforamento dei vincoli del Patto, infatti, non potrà essere contabilizzato per sussidi come aiuti alle bollette o tagli alle accise dei carburanti, bensì esclusivamente per accelerare la transizione green tanto cara agli euroburocrati.

Il pacchetto, battezzato AccelerateEU e arrivato a più di tre mesi dall’inizio della chiusura di Hormuz, punta nelle intenzioni a portare sollievo sul lato dell’approvvigionamento energetico senza però intaccare i mantra di Bruxelles.

Tra le misure previste figurano infatti il potenziamento dei grandi parchi eolici e degli impianti rinnovabili, la creazione di un “osservatorio dei carburanti” e incentivi per la produzione di carburanti sostenibili per l’aviazione e il settore marittimo.

In termini concreti, la Commissione concederà un margine pari al massimo allo 0,3% del Pil annuo per tre anni (2026, 2027 e 2028) con un tetto cumulativo dello 0,6%, che per l’Italia vale tra i 13 e i 14 miliardi di euro, da destinare a misure sopra indicate.

Richieste accolte a metà

La risposta di Bruxelles lascia quindi Roma con un risultato parziale. Come sottolineato espressamente dal commissario Ue all’Economia Valdis Dombrovskis, la flessibilità aggiuntiva “non copre le misure che sovvenzionano l’uso di combustibili fossili, come le riduzioni mirate delle accise”.

Sul fronte della coesione, il vicepresidente Raffaele Fitto aveva aperto alla possibilità di riallocare il Fondo europeo di sviluppo regionale e il Fondo di coesione per sostenere le comunità più colpite dalla crisi energetica, ma anche questa strada si è rivelata impraticabile, con le Regioni pronte a fare resistenza su risorse che considerano proprie.

L’Italia ottiene dunque margine di manovra per investire nella tanto sbandierata transizione verde, non per prolungare gli sconti alla pompa a consumatori sempre più poveri.

Le mosse del governo

Intanto oggi, a pochi giorni dalla scadenza della misura sulle accise, fissata per il 6 giugno, il governo starebbe valutando un praticamente obbligato cambio di rotta. Abbandonare gli aiuti estesi a tutti gli automobilisti per concentrare le risorse sulle famiglie economicamente più fragili.

L’ipotesi che sembra farsi strada tra i corridoi di Palazzo Chigi è quella di un voucher da 100 euro destinato a circa 1,2 milioni di nuclei familiari con ISEE fino a 15.000 euro, già beneficiari della social card.

L’operazione avrebbe un costo stimato in 120 milioni di euro, una cifra modesta se paragonata ai 2 miliardi complessivamente spesi dal governo dal 18 marzo a oggi per tagliare le accise. A coprire il voucher basterebbe l’extra gettito IVA generato proprio dal rialzo dei prezzi dei carburanti, pari a circa 150 milioni.

Non sembra però essere del tutto tramontata l’ipotesi di una proroga parziale, concentrata sulla sola benzina, da finanziare attingendo ai Fondi di coesione europei ancora non spesi dai ministeri.

La direzione, però, appare segnata senza possibilità di compromesso da Bruxelles. Anche l’esecutivo italiano si avvia dunque verso misure più selettive ed eco-friendly.

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