Pensioni, le vere vittime della riforna Fornero

La Cgil la definisce una patrimoniale all'incontrario ma, secondo gli studi dell'Inps, l'ultima legge previdenziale colpisce soprattutto chi guadagna attorno ai 1.400 euro al mese

Stretta di mano tra l'ex ministro del Welfare Elsa Fornero e il segretario della Cgil Susanna Camusso (Credits: Alessandro Di Meo/Ansa)

Andrea Telara

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Circa 80 miliardi di euro di risparmi in 8 anni. Sono questi, secondo un Rapporto dell'area attuariale dell'Inps appena pubblicato, gli effetti dell'ultima riforma delle pensioni ideata dall'ex-ministro del welfare, Elsa Fornero . Per gli esperti dell'Inps, la legge previdenziale voluta dal governo Monti (assieme a quelle che l'hanno preceduta dal 1995 in poi) ha l'indubbio merito di aver portato in equilibrio il sistema pensionistico italiano, al punto da renderlo tra i migliori del mondo, almeno per quel che riguarda la sostenibilità nel medio lungo-termine. Per i sindacati, e in particolare per la Cgil, la legge Fornero resta però una patrimoniale sui più poveri, perché ha colpito soprattutto gli italiani con redditi medio-bassi, oltre ad aver alzato troppo bruscamente l'età pensionabile e aver creato un esercito di esodati (cioè di lavoratori anziani che sono rimasti disoccupati ma non possono neppure andare in pensione, perché ne hanno i requisiti).

PENSIONI SEMPRE PIU' MAGRE

Il giudizio della Cgil non sembra condiviso dagli esperti attuari dell'Inps che tuttavia, nel loro rapporto, non mancano di mettere in evidenza un punto importante: in Italia ci sono molti pensionati che hanno visto notevolmente diminuito il proprio tenore di vita. La colpa non è soltanto della Riforma Fornero ma anche di altri analoghi provvedimenti adottati in precedenza, negli anni '90 e dal 2000 in poi. Si tratta di misure che, in certi periodi, hanno interrotto o attenuato la rivalutazione automatica degli assegni Inps, che avviene ogni anno in base al tasso di inflazione (la cosiddetta perequazione). Un primo blocco ci fu nel 1998, per gli assegni superiori a 3,5 milioni di vecchie lire, poi ne arrivò un altro nel 2007 sulle rendite che oltrepassavano la soglia dei 3.540 euro. Infine, nel dicembre del 2011 è giunta la scure di Elsa Fornero, che ha tolto la perequazione per le pensioni sopra i 1.400 euro circa.

LA RIFORMA PREVIDENZIALE DI ELSA FORNERO

Il risultato di questi ripetuti interventi ha fatto scendere il potere di acquisto degli assegni previdenziali che, in molti casi, non sono riusciti a tenere il passo della crescita del costo della vita. A pagare più di tutti, secondo gli studiosi dell'Inps, non sono stati però i redditi bassi, cioè quelli fino a 1.300-1.400 euro, che sono rimasti abbastanza protetti dall'inflazione. Le penalizzazioni più pesanti, tra il 1995 e il 2013, si sono registrate per le pensioni superiori a 8 volte il trattamento minimo, cioè pari a 3.963 euro mensili, che hanno perso circa il 15% del proprio potere di acquisto. E' andata leggermente meglio alle rendite tra i 1.500 e 2.700 circa euro che, invece, si sono svalutate negli ultimi 18 anni tra il 5 e il 10%. Poiché questi assegni non possono essere considerati bassi ma neppure "da ricchi", forse sarebbe meglio dire che le leggi previdenziali dei decenni scorsi sono state delle patrimoniali sui redditi medi, più che sui poveri.

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