“Italian Icons of China” – Copan Italia SpA
Economia

“Italian Icons of China” – Copan Italia SpA

La Rubrica - Un Europeo in Cina

Per dare ai nostri lettori una panoramica approfondita sulle aziende italiane che operano nei mercati internazionali tra cui la Cina, abbiamo iniziato la serie di articoli "Italian Icons of China", conducendo interviste con delle figure chiave all’interno delle più importanti aziende italiane presenti in Cina.

Illustreremo la storia del loro brand, l'espansione del proprio business, i loro successi, proponendo punti di vista e preziosi suggerimenti per multinazionali, piccole e medie imprese ed imprenditori interessati ai mercati internazionali, sulla base delle loro esperienze di investimento e al loro settore di appartenenza.

Nel presente articolo abbiamo dialogato in un’intervista esclusiva con il dott. Michele Bianchetti Direttore Generale di Copan Cina prima e adesso di Copan Vietnam.

Copan Italia Spa e’ una società leader nel settore dello sviluppo di prodotti per raccolta di campioni di alta qualità e all’ avanguardia per le malattie infettive, insieme all’ automatizzazione del lavoro di alto livello.

Il dott. Bianchetti ha iniziato a lavorare per Copan Italia S.P.A nel 2015 dedicandosi al sito produttivo di Shanghai, in Cina, dove ha creato il primo hub manifatturiero di COPAN in Asia e ha ricoperto la carica dal di direttore generale di Copan Cina dal 2016 al 2022.

Dal 2022, il Dott. Bianchetti si è trasferito ad Hanoi in Vietnam per seguire e dirigere il progetto di crescita di Copan in Vietnam dove, in qualità di Direttore Generale della filiale locale, i suoi compiti principali vanno dalla costituzione dell’azienda alla supervisione dell’espansione dell'intero progetto.

Di seguito, il contenuto dell’intervista con il Dott. Bianchetti che ringraziamo per il suo tempo e disponibilita’.

Michele Bianchetti, Dir. Generale Copan China

Può fornirci più informazioni riguardo Copan, focalizzandosi sul settore di cui si occupa e sulla sua presenza nel mercato asiatico?

«Copan, leader mondiale nella produzione di prodotti di raccolta campioni di alta qualità e all'avanguardia per le malattie infettive, la genomica umana, le applicazioni ambientali e forensi, insieme a soluzioni per un flusso di lavoro automatizzato di fascia alta, si è diffuso al di fuori dell'Europa negli anni '90, stabilendo il suo primo sito produttivo in California. Il mercato americano ha sempre fatto da traino per il sostegno della nostra crescita negli ultimi due decenni e solo più recentemente, nel 2011, Copan ha incorporato la prima società in Cina. Nel 2016 è stato istituito il primo stabilimento produttivo cinese, seguito nel 2018 da una società commerciale in Giappone e, successivamente, in India e Australia. La crescente domanda del mercato asiatico dovuta all’impatto dei cambiamenti demografici, economici e politici, ha confermato l'intuizione di Copan di espandere ulteriormente le operazioni in Asia, dove una nuova società manifatturiera è stata recentemente incorporata in Vietnam. Attualmente in tutto il gruppo abbiamo circa 1400 persone, con un fatturato di 250 milioni di euro all’anno».

Può fornirci una sua breve presentazione, il suo background educativo, la carriera professionale e il percorso che l’ha portata alla posizione attuale?

«Mi sono laureato alla IULM in relazioni pubbliche e comunicazione di impresa. Ho ottenuto il mio lavoro in Copan Italia prima del conseguimento dell’MBA nel 2016 presso la Bologna Business School, un momento di pausa dalla mia carriera lavorativa iniziata otto anni prima come business developer. Sono stato rapidamente trasferito in Cina per organizzare la costruzione e le operazioni del primo impianto di produzione in Asia per Copan a Shanghai. Dopo mi sono trasferito in Vietnam, dove mi occupo delle medesime operazioni di cui mi sono occupato in Cina».

Quali sono stati i fattori che hanno portato Copan a investire in Cina e come è stata finora l'esperienza dell'azienda nel Paese? All'interno della Cina, ci sono differenze fondamentali nelle difficoltà affrontate dalle società straniere rispetto alle società locali o sono difficoltà che si ritrovano a livello generale?

«La Cina, per i dispositivi medici, è un mercato unico nel suo genere che richiede conoscenze e competenze estremamente specifiche nei rapporti con le autorità locali, gli enti di notifica e i distributori. Copan, per imporre la sua presenza in tale mercato, ha ritenuto che fosse necessaria una realtà più consolidata di una società commerciale. Da qui, l'incorporazione nel 2016 della prima azienda manifatturiera in Asia precedentemente menzionata. Abbiamo investito a Shanghai, per trovare manodopera specializzata e trovare un framework regolatorio più stabile. Dopo alcuni anni di procedure di avviamento, molte più che altrove a causa delle sopracitate criticità specifiche della Cina, l'azienda sta attualmente espandendo le sue forze vendita, la strategia di marketing e l'orientamento dei processi di produzione. In Cina, Copan non ha sperimentato alcuna condizione di trattamento discriminatorio, rispetto alle stesse industrie locali.

Naturalmente, questa è una tipicità del "modus operandi" cinese, le imprese locali possono vantare profondi legami con le autorità locali, alle quali si affidano per affinare la loro copertura competitiva. Le aziende locali ad oggi sono molto preparate nella gestione delle relazioni con gli enti governativi a livello locale e questo puo’ dare un vantaggio nelle procedure di aggiudicazioni di gara d’appalto ma anche nella selezione di candidati validi nelle risorse umane. A condizione che l'impresa straniera sia localizzata e investita sul terreno cinese, il vantaggio competitivo delle società locali può essere mitigato attraverso attività specifiche che il team di gestione può applicare localmente. Sebbene la mia esperienza attuale in tale ruolo sia basata in Cina, credo che le stesse sfide siano presenti in qualsiasi altro paese, ma in Cina sono probabilmente più visibili».

Può parlarci dell'investimento di Copan in Vietnam, compresi gli obiettivi dell'azienda e la situazione attuale nel paese? Perché concentrarsi in particolare su questo mercato?

«In primo luogo, Copan non sta investendo in Vietnam per concentrarsi esclusivamente su quel mercato. Stiamo creando un impianto di produzione di 20.000 metri quadrati per rifornire l'intera regione ASPAC. I nostri mercati asiatici spaziano già dal Giappone all'Australia, dall'India alle Filippine. Crediamo fermamente che imitare le espansioni americane, costruire una fabbrica completamente autonoma e che funga anche da centro logistico per tutte le operazioni dell'Asia possa essere fondamentale per sbloccare e stimolare la crescita del gruppo in tutto il mondo. Tali sforzi hanno portato diverse idee sul tavolo, ma il progetto stesso non è stato modificato in modo significativo. Abbiamo una visione chiara dei prodotti che vogliamo commercializzare. Attualmente, ci stiamo concentrando principalmente su come impostare i canali di distribuzione appropriati e la forza vendita in tutta l'Asia».

La decisione di Copan di investire in Vietnam è stata influenzata anche dalla tanto pubblicizzata politica "Cina +1" adottata da molte aziende negli ultimi anni ?

«Date le suddette criticità e la recente congiuntura geopolitica, non sorprende che Copan, come molte altre aziende in tutto il mondo, stia adottando tale politica».

Potrebbe condividere con noi i piani di sviluppo futuri di Copan in Asia, in particolare per Cina e Vietnam?

«La visione di Copan è quella di portare in ogni parte del mondo i migliori dispositivi possibili per la raccolta di campioni e il trattamento delle malattie infettive umane. L'installazione dell'impianto di produzione in Vietnam è fondamentale per accorciare la catena di approvvigionamento ai nostri distributori e ridurre il carico operativo per entrambe le parti. La Cina sarà costantemente alimentata con materie prime provenienti dallo stabilimento vietnamita, fabbricando prodotti specifici per i mercati locali, mentre il resto dell'Asia si rifornirà di prodotto finito direttamente dal Vietnam. Molti pensieri sono dedicati attualmente a una profonda analisi di mercato di questa parte del mondo e del suo potenziale illimitato e sorprendentemente vasto».

Quali consigli si sente di condividere con manager o investitori che stanno pensando di investire in Asia?

«Dato che ormai è possibile incorporare nuove società quasi ovunque nel mondo con relativa semplicità e costi contenuti, l’investitore avrà ampia possibilità di scelta. I criteri odierni sono dettati, in parte, dalle agende politiche dell’Italia e del paese ospitante la nuova societa’. La stabilità politica è un asset non di poco conto ma assai raro in Asia. La manodopera dovrà essere sufficientemente qualificata e con un costo accettabile per gli obiettivi dell’impresa. Questi sono facili indicatori, a disposizione di qualunque serio osservatore. Quello che però spesso non viene percepito, è la rapidità con cui l’azienda dovrà compiere scelte e implementare strategie. Entrate presto, il più presto, a mercato. Ogni mese che passa i costi dei terreni o i contratti di affitto aumentano. Importante assicurarli il più presto. Se potete, infine, anche solo per l’apertura di uffici, disponetevi di un dipendente Italiano cresciuto in sede. La parte più complicata non è scegliere dove investire o semplicemente aprire, come dicevo all’inizio. È il costante successivo lavoro di connessione, comunicazione e facilitazione operativa che il vostro uomo nella sede estera sarà in grado di implementare, a sancire il successo dell’impresa».

Conclusioni

Dall’intervista con la nostra icona si può evincere l’importante ruolo dei mercati emergenti e della strategia Cina + 1, la quale è nata alla luce dei molteplici cambiamenti nel panorama socio-economico mondiale e nell’ottica della riduzione dei rischi di impresa per gli investitori stranieri.

Tuttavia, non essere presenti in Cina, la seconda economia al mondo non è opportuno in quanto questo mercato possiede un enorme potenziale non ancora sfruttato. Le società europee hanno dunque bisogno di un piano strategico e di dinamicità, per poter trovare buone opportunità anche in periodi difficili anche mediante la selezione partner locali affidabile.

Detto ciò, nella nostra serie sulle aziende italiane in Cina continueremo a proporre ai nostri lettori le esperienze e le conoscenze delle principali realtà italiane nel mercato cinese.

A cura di: Avv. Carlo Diego D’Andrea, Vice Presidente della Camera di Commercio dell’Unione Europea in Cina

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