Italia in recessione: cosa fare

Abbandonare l'austerity, investire e attirare gli investimenti esteri. I pareri degli economisti Jean Paul Fitoussi e Giacomo Vaciago

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi e il Ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan – Credits: PAOLO CERRONI / Imagoeconomica

Redazione

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L'Italia è in recessione. Di nuovo. Per il secondo trimestre consecutivo il pil porta il segno meno: -0,2% da aprile a giugno, dopo il -0,1% registrato tra gennaio a marzo. Un dato "prevedibile, scontato", ha tagliato corto Jean Paul Fitoussi, economista francese attento conoscitore della situazione italiana. "Quando l'economia va male e si continua a condurre una politica restrittiva... va ancora più male".

Dunque, austerity chiama recessione. Ma la recessione non dovrebbe chiamare l'austerity. La risposta giusta, secondo Fitoussi, si può avere solo "abbandonando le politiche di austerità e attuando una politica di crescita e investimenti".

"La situazione italiana" ha dichiarato l'economista all'agenzia di stampa Agi, "non è peggiore di
 quella dei partner europei... al contrario, l'Italia viene da 
una situazione di depressione e ora si può parlare di crescita 
zero, di stagnazione. Naturalmente con una mancata crescita non 
si risolve il problema della disoccupazione e si aggrava il
 problema del debito ma è una condizione comune a molti paesi
 europei, dalla Francia alla stessa Germania".

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La posizione del governo italiano in
 Europa "è comunque quella giusta... fa molto bene Renzi a chiedere un 
allentamento dei vincoli per poter praticare politiche di
 crescita e mettere da parte le politiche di austerità. Ma allentare i vincoli è una condizione necessaria, non 
sufficiente: servono politiche di investimento per poter
 costruire un futuro dopo gli anni che si sono persi".

Ma soprattutto, niente nuove manovre. Su questo è categorico Giacomo Vaciago che ha commentato sempre all'Agi i dati dell'Istat sottolineando come serva ricostruire che "non vuol dire fare manovre e dunque
 continuare a flaggellarci, ma fare investimenti. Il
 paese non cresce da venti anni e va indietro da cinque. È stato come un terremoto, abbiamo perso il 20% delle nostre
 fabbriche. Dobbiamo ricostruirle e fare nuove infrastrutture,
 andare avanti... Basta manovre che servono solo a farci del male, dobbiamo ridare al paese
 un futuro, con la crescita. E la crescita la producono gli 
investimenti, non i consumi, perchè se aumenti solo il potere 
di spesa della famiglie rischi di comprare beni altrui. Gli
 investimenti, privati e pubblici, fanno invece funzionare
 meglio il paese e così possiamo ritrovare la crescita, la
 quale non ce l'hai domani ma un anno dopo che hai fatto gli 
investimenti. Il 2014 ormai è perso, lavoriamo per avere un
 buon 2015".

Ma
 dove trovare i soldi per i nuovi investimenti? "Il mondo è 
pieno di soldi, non sono certo i soldi che mancano... Tutto il
 mondo guarda all'Italia e vorrebbe comprarci, portare qui i
 suoi soldi, basta che riusciamo a diventare un paese attraente. 
Si è visto: Renzi e Bassanini vanno a Pechino e il giorno dopo 
arrivano miliardi. In questo momento l'unica cosa che al mondo
 è abbondante sono i soldi. E l'Italia è tra i primi paesi in
 cui si vorrebbe venire a vivere e in cui dall'estero si
 vorrebbe comprare, fare affari"
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