Economia

Istat: tutti i dati su crescita, industria e pressione fiscale

Bene il Nord Est che trascina l'Italia per occupazione e crescita industriale

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Barbara Massaro

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E' come sempre un'Italia a due velocità quella che emerge dai dati Istat relativi a crescita, consumi, produzione e pressione fiscale nel secondo trimestre del 2019.

Un'Italia a due velocità

A fronte di una pressione fiscale ai massimi storici dal 2015 al 38% (in aumento dello 0,3% rispetto allo stesso periodo del 2018), il Nord Est a livello produttivo continua a crescere confermando dati positivi soprattutto nel settore industriale e una crescita del Pil superiore a quella nazionale.

Scrive nella relazione l'istituto di ricerca: "Il Pil del Nord-est ha battuto la media nazionale salendo dell'1,4%, con una dinamica particolarmente vivace del settore dell'industria in senso stretto (+3,2%). La performance è modesta, invece, nel Mezzogiorno (+0,4%), nonostante il risultato positivo delle costruzioni (+4,1%). Nord-ovest e Centro, con incrementi dello 0,8%, hanno segnato una dinamica vicina a quella nazionale".

Sul fronte occupazionale la doppia velocità cifra distintiva dell'Italia contemporanea viene confermata dai dati Istat. Se il Nord-est, in termini di occupazione, registra un ottimista +1,1% con picco al +2,3% nel settore industriale, al Sud i numeri sono differenti con un +0,7% d'occupazione e un picco di mercato al 3% nel settore dei servizi finanziari, immobiliari e professionali.

Un quadro sconfortante

Nonostante i dati positivi che arrivano dal cuore produttivo del Paese, però, il quadro disegnato da Istat non è confortante.

I profitti delle imprese, infatti, sono ai minimi storici dagli ultimi 20 anni. La quota di profitto (riferita alle società non finanziarie e al reddito da capitale ottenuto sul valore aggiunto prodotto) è al 40,7%, in calo di 0,6 punti percentuali rispetto al trimestre precedente: il valore più basso dal 1999. 

Si spende meno e si risparmia di più

Il clima d'incertezza economica sta determinando una maggiore propensione da parte delle famiglie al risparmio e questo comporta una crescita del potere d'acquisto degli stipendi anche se le famiglie preferiscono tenere i soldi da parte piuttosto che spenderli. 

La crescita del potere d'acquisto delle famiglie nell'ultimo trimestre è stata allo +0,9%.  Per Istat si tratta di "Un marcato recupero del potere del reddito che, grazie alla frenata dell'inflazione, si è trasferito direttamente in crescita del potere d’acquisto".

Rispetto al trimestre precedente, inoltre, la propensione al risparmio è cresciuta dello 0,7% toccando quota 8,4%.

In lieve calo il rapporto deficit pil che si ferma al 4,1% mentre nello stesso periodo del 2018 era al 4,2%

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