Economia

Imu, come cambia l'imposta sulla casa

Le nuove regole nascondono una stangata che graverà su tutti i cittadini

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Barbara Massaro

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Abracadabra. Con un malcelato gioco di prestigio il governo giallo-rosso è riuscito a far sparire una tassa che raddoppiare un'imposta.

Dietro il proclama di Conte e la sua squadra di essere in procinto di abolire la Tasi (il tributo comunale per i servizi indivisibili) per mantenere solo l'IMU si nasconde una potenziale stangata che riguarderà un po' tutti.

Tassa e imposta: le differenze

I termini della questione sono presto detti: l'articolo 95 contenuto nella bozza del Ddl di Bilancio 2020 prevede sì l'abolizione della Tasi, ma solo per accorparla all'IMU, ovvero all'imposta municipale unica.

Questo perché la Tasi è una tassa ed è legata a doppia mandata ai servizi che offre e quindi, per giustificarsi, ha bisogno di una apposita delibera che la accompagni; la seconda, invece, è un’imposta, e come tale copre i "fabbisogni municipali", senza che debba essere in alcuna maniera giustificata.

Non in tutti i comuni, infatti, era in vigore la Tasi, al contrario dell'Imu che invece è valida in tutta Italia.  

Il gioco delle aliquote

Considerando che l’Imu massima ha un'aliquota al 10,6 per mille mentre la Tasi allo 0,8 per mille e che, a discrezione delle singole municipalità,si può scegliere o meno di arrivare alla soglia più alta (alcuni comuni come Roma Milano o Firenze hanno da anni in vigore l'aliquota al 10,6 per mille), dal prossimo anno l'aliquota massima della nuova Imu sarà dell'11,4 per mille, ovvero la somma delle due aliquote prese singolarmente calcolate sulla stessa base imponibile cioè il valore catastale di un immobile con moltiplicatori.

E visto che si tratta di un'imposta e non di una tassa i comuni potranno portare l'aliquota alla soglia massima senza dover fornire nessuna giustificazione di spesa ai cittadini.

Esenzioni e aggravi

Restano esenti le abitazioni principali dove i proprietari abbiano residenza anagrafica, ma aumenterà l'imposta per ville e abitazioni signorili.

L’aliquota standard passa dal 4 al 5 per mille, ma i Comuni potranno aumentarla o diminuirla fino ad un punto percentuale, quindi potrebbe tornare al 4 o salire fino al 6 per mille.

In questo modo la Tasi, di fatto accorpata all'Imu, finirà per gravare in toto sulle tasche dei proprietari mentre in precedenza una parte percentuale della tassa (compresa tra il 10 e il 30%) doveva essere corrisposta dagli inquilini.

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