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Economia

I tre grandi problemi dell'economia americana

Redditi troppo bassi, esplosione degli contratti part-time, e consumi che faticano a ridecollare

Anche se la campagna elettorale per ora si è concentrata sulla figura e sulle provocazioni di Donald Trump, le prossime elezioni presidenziali statunitensi, probabilmente, si giocheranno sui temi economici. Washington è riuscita a uscire dalla crisi (recentemente le previsioni di crescita del Pil sono state riviste al rialzo dal 2,5% al 3%), ma molti americani ne sofforno ancora le conseguenze e non tutto va a gonfie vele come nel decennio dorato degli anni Novanta. I problemi che affliggono l'economia statunitense possono essere riassunti, secondo l'analista Heather Long dell’emittente CNN, in tre questioni fondamentali.

Il livello dei redditi

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Innanzitutto, il livello dei redditi. I cittadini americani guadagnano troppo poco e una famiglia media non incamera più di quanto non riuscisse a fare nell'ormai lontano 1995. Vent'anni fa. I numeri parlano chiaro: se si tiene conto dell'inflazione, anche chi ha un lavoro non ha migliorato il proprio tenore di vita nelle due decadi trascorse. Basta questo a far comprendere come mai il dibattito sull'ineguaglianza sociale e sui possibili rimedi appassioni tanto e come mai chi parla di reddito minimo riesca sempre a catturare l'attenzione di larghe fasce dell'elettorato.

Lavoro part-time

part-timeGeorgijevic

Il secondo grande problema è dato dal fatto che molto spesso chi lavora non ha un impiego a tempo pieno. Il part-time sembra essere diventato la norma e sono oltre sei milioni e mezzo le persone che sono state costrette a scegliere questa formula pur con l'ambizione di un lavoro full-time.  Molto meno dei nove milioni che erano nella stessa condizione nel 2010, quando gli Stati Uniti erano in piena recessione, ma ben due milioni in più rispetto ai livelli pre-crisi. E non è solo una questione di soddisfare i desideri dei lavoratori: statisticamente, e cinque volte più probabile che possa cadere sotto la soglia della povertà chi è impiegato part-time rispetto a chi lavora a tempo pieno. 

La mancata ripresa dei consumi

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Infine, c'è la mancata ripresa dei consumi. Un tempo l'americano medio era spendaccione per definizione e spesso ricorreva al credito anche per l'acquisto di beni di consumo superflui. Ora, probabilmente scottati dalla crisi che ha dolorasmente intaccato i risparmi e spesso gettato sul lastrico chi si era indebitato troppo, i cittadini a stelle estrisce sono molto più cauti. Lo prova il tasso di risparmio individuale, che è salito dal 3% della fine degli anni Novanta al 5% annuo. E la situazione non accenna a cambiare, nonostante l'influenza positiva sui prezzi che ha avuto il calo del costo dei carburanti negli ultimi mesi e nonostante una generale ripresa della fiducia nell'economia. È probabile che la recente modifica nelle abitudini di consumo possa rivelarsi permanente e strutturale – e sarebbe un problema serio per un'economia che si appoggia per il 70% al proprio mercato interno.

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Claudia Astarita

Amo l'Asia in (quasi) tutte le sue sfaccettature, ecco perché cerco di trascorrerci più tempo possibile. Dopo aver lavorato per anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong, per qualche anno osserverò l'Oriente dalla quella che è considerata essere la città più vivibile del mondo: Melbourne. Insegno Culture and Business Practice in Asia ad RMIT University,  Asia and the World a The University of Melbourne e mi occupo di India per il Centro Militare di Studi Strategici di Roma. Su Twitter mi trovate a @castaritaHK, via email a astarita@graduate.hku.hk

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