Grecia: cosa succederebbe se uscisse dall'euro

Sfiducia sui mercati con rischio pesante per Italia, Spagna e Francia. Isolamento commerciale di Atene. Svalutazione del 40% per la dracma

Grecia Alexis Tsipras

Il Primo ministro della Grecia Alexis Tsipras – Credits: Philippe Huguen/AFP/Getty Images

Redazione

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Il ministro dell'Interno greco, Nikos Voutsis, ha dichiarato l'impossibilità per il suo Paese di restituire il prestito all'Fmi: non rimborserà nessuna delle quattro rate in scadenza a giugno. "Le quattro rate per l’Fmi valgono un miliardo e 600 milioni, questo denaro non sarà versato e non ce n’è da versare", ha dichiarato Voutsis in un’intervista alla tv greca Mega. Ipotizzando anche una probabile uscita dall'euro della Grecia.

I trattati europei non prevedono la possibilità di uscire dall'Eurozona, neanche la ipotizzano, mentre l'articolo 50 del Trattato di Lisbona prevede l'uscita concordata dall'Unione europea.
In pratica non si può lasciare l'Eurozona senza uscire dall'Ue. In teoria, però uno Stato membro può chiedere di abbandonare l'euro senza uscire dall'Unione europea, anche se non esistono modalità certe per lasciare l'Eurozona.

Atene ha dunque la possibilità di uscire dall'Ue e, seppure in modo piuttosto tortuoso, di abbandonare l'euro, tornando alla moneta nazionale.

 

Se torna la dracma: gli scenari
Gli analisti hanno stimato che resuscitare la dracma determinerebbe una svalutazione tra il 40% e il 50% solo nel primo anno. 

Atene uscirebbe anche dal mercato unico europeo e dovrebbe ricostruire nuove relazioni commerciali con il resto del mondo, rischiando di rimanere isolata. La Grecia non è un Paese ricco, non ha materie prime: il contraccolpo sulla sua economia e sui livelli di vita della popolazione sarebbe dunque durissimo. L'inflazione potrebbe salire rapidamente a due cifre. Il potere d'acquisto dei cittadini greci verrebbe schiantato, la povertà aumenterebbe.

La Grecia è solo un piccolo ingranaggio dell'area euro, non certo un perno centrale. Il suo Pil pesa solo il 3% in Europa, eppure, in caso di uscita dall'euro o anche di default, l'effetto domino sui mercati, il cosiddetto contagio, seppure limitato, potrebbe avere riflessi rilevanti. 
Il timore principale è che la sfiducia generata sui mercati e il venir meno del dogma dell'indossolubilità dell'euro, possa mettere in difficoltà pezzi pi grossi dell'ingranaggio dell'Eurozona, in particolare la Spagna, l'Italia e perfino la Francia.

Il ministro delle Finanze ellenico, Yanis Varoufakis, ha avvertito che un’uscita della Grecia dall’euro sarebbe "catastrofica", "l’inizio della fine per il processo della moneta unica".


Anche il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, nei giorni scorsi, si è esercitato su questo tema, prefigurando uno scenario meno drammatico ma ammettendo che "se la Grecia esce dall'euro sono possibili shock anche per noi. Il contagio a breve termine non mi preoccupa - ha spiegato Padoan - perché ci sono gli interventi in corso della Bce e il Quantitative easing è uno scudo che funziona. Inoltre, la situazione italiana è molto più solida rispetto a due-tre anni fa. Il vero problema è nel medio periodo. Se ci fosse una Grexit, se Atene abbandonasse l'euro, l'Unione monetaria diventerebbe un animale diverso.
Un insieme da cui si può uscire non sarebbe più irreversibile. E questo, nel medio periodo aggiunge una possibilità a quelle che esistono attualmente. Questo cambierebbe i prezzi, laddove ci fossero tensioni. Se entriamo in un contesto nel quale c'è una possibilità in più, quella dell'uscita dall'euro, il sistema diventa in generale più fragile e meno capace di assorbire gli shock".

In pratica, la Grexit potrebbe signicare che l'euro non è un vero progetto politico ma solo un'unione di cambi fissi tra i Paesi membri. E avrebbe anche una conseguenza immediata sullo spread tra Btp e Bund, che attualmente è a livello di sicurezza intorno a quota 120-130 punti, facendolo innalzare intorno a quota 300 o anche più.

Anche il rendimento dei Btp, che ora e' sotto il 2%, s'impennerebbe, facendo lievitare i costi di finanziamento del nostro Paese e dunque frenando la ripresa economica e facendo salire il debito: il contraccolpo sarebbe consistente e sicuramente costoso.

La borsa subirebbe una coda negativa e, in particolare, i titoli bancari.

Infine soffrirebbero gli istituti più esposti con la Grecia: al primo posto la Germania, esposta per oltre 31 miliardi di dollari, segue la Francia, con 21 miliardi, il Regno Unito con 15 miliardi, la Svizzera con oltre 4 miliardi.

E l'Italia? Secondo i dati Bri rilasciati all'inizio dell'anno, le banche italiane hanno un'esposizione molto bassa ma, in compenso, sono imbottite di bond governativi, che inevitabilmente subirebbero un contraccolpo negativo.

(Agi)

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