Cosa può fare Draghi per rilanciare l'economia europea

Alcune ipotesi sui possibili interventi per la crescita

Fabrizio Goria

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Un anno fa, la Banca centrale europea non aveva idea di quanto sarebbe mutato, in peggio, lo scenario macroeconomico dell’eurozona.

Il 5 settembre 2013, durante la consueta riunione del Consiglio direttivo, la Bce aveva previsto un tasso d’inflazione basso, ma non così tanto. Ora che la deflazione è diventata la normalità, Mario Draghi deve trovare un modo per ripristinare il meccanismo di trasmissione della politica monetaria, in modo da rivitalizzare la crescita dall’area euro, che rimane fragile e disomogenea.
Il vero bazooka è in preparazione, ma non è detto che sia presentato a settembre. Alla vigilia del consiglio della Bce di domani 4 settembre, alcune ipotesi sui provvedimenti che potrebbero essere presi.

Le armi dell’Eurotower non sono poche, ma devono essere utilizzate nei modi e nei tempi corretti. A rigor di logica, settembre non è il mese adatto.

A giugno Draghi ha deciso di lanciare le Targeted longer-term refinancing operation (Tltro), ovvero aste di rifinanziamento a lungo termine con un obiettivo mirato, quello di foraggiare l’economia reale, ripristinando i canali del credito che sono andati distrutti negli ultimi anni. I prestiti alle banche della zona euro potrebbero, nelle stime della Bce, raggiungere quota 1.000 miliardi di euro a pieno regime. Ma pur sempre si tratta di previsioni, dato che l’inizio delle Tltro è stato programmato per settembre, e i primi effetti si vedranno solo fra qualche mese.

Non solo. C’è sempre il Quantitative Easing (QE), in stile statunitense .
Tradotto: la Bce entra sul mercato secondario e compra titoli, pubblici o privati, al fine di fornire liquidità al sistema finanziario. Lo ha fatto la Federal Reserve, lo ha fatto la Bank of England, lo ha fatto la Bank of Japan. E la Bce sta studiando se e come intervenire. Ma perché lanciare un programma di acquisto di titoli corporate quando gli istituti di credito sono ancora impegnati nel Comprehensive Assessment, cioè la colossale operazione di verifica di bilancio, della Bce? Questo terminerà alla fine di ottobre, quando saranno pubblicati i risultati. Solo a quel punto si saprà chi ha cosa, quali sono le difficoltà delle singole banche e come la sua eventuale azione potrà essere funzionale al miglioramento dei finanziamenti verso l’economia reale.

Non basta ancora. Perché lanciare il QE sulle ABS (Asset-backed security, titoli garantiti da crediti) solo otto giorni dopo la nomina di BlackRock come consulente da parte della Bce? Se è vero che la discussione intorno al tema, così come le analisi della banca centrale, vanno avanti da tempo, è altrettanto vero che il lavoro di BlackRock deve ancora iniziare. Esistono già diverse analisi, come quella del think tank Bruegel , ma Draghi ha più volte ricordato che per un’azione incisiva sulle ABS servono regole chiare, trasparenti e semplici. Senza il supporto del Basel Committee, l’organo globale di regolamentazione in ambito bancario, questo non è possibile. E il lavoro del Basel Committee non è ancora terminato.

Infine, i dati. Nella riunione di domani il Consiglio direttivo della Bce discuterà delle ultime previsioni macroeconomiche, che poi saranno pubblicate senza restrizioni durante la conferenza stampa. Le aspettative degli investitori non sono rosee, anzi. Secondo Goldman Sachs, Morgan Stanley, HSBC, Nomura e UBS la banca centrale rivedrà al ribasso le stime sul tasso d’inflazione nel breve termine, ma le lascerà invariate nel lungo.
Draghi più volte ha dato dimostrazione di quanto lui tenga in considerazione le decisioni assunte in base ai dati. Se nel lungo periodo la tendenza è quella di ritorno dell’inflazione al livello target della Bce, il 2%, è probabile che vorrà attendere ancora prima di lanciare un intervento così imponente come il QE.

Cosa aspettarsi, date le premesse?
Non è escluso che arrivi un nuovo taglio ai tassi d’interesse principali: rifinanziamento, marginal lending facility e depositi.
Lo ha scritto Nomura in una nota di inizio settimana. “Si tratterebbe però di un’operazione più di facciata, che qualcosa di realmente significativo per i mercati”, ha sottolineato la banca nipponica. Del resto, complici i pessimi segnali giunti in agosto dall’inflazione in Italia e nell’area euro in generale, gli investitori si attendono qualcosa, alla peggio un’indicazione prospettica. “Se non ci fosse nemmeno un processo avanzato di forward guidance, la reazione sarebbe molto negativa”, ha scritto UBS. Il cross euro-dollaro, ai minimi da tre mesi, andrebbe sotto pressione, peggiorando la già grave situazione della zona euro.

Le parole sono importanti, e alla Bce lo sanno bene. Meglio indicazioni precise sulla tempistica dell’intervento che azioni irrilevanti, quindi. Resta un’incognita di fondo. Alla luce delle recenti strigliate ai governi sul fronte della politica fiscale e sull’adozione delle riforme strutturali, Roma e Parigi potranno dormire sonni tranquilli?

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