Disoccupati, cosa cambia per chi perde il posto dal 1° maggio
Ciro Fusco/Ansa
Disoccupati, cosa cambia per chi perde il posto dal 1° maggio
Economia

Disoccupati, cosa cambia per chi perde il posto dal 1° maggio

Naspi, Dis-Coll e regole diverse per avere i sussidi. Ecco le novità per gli ammortizzatori sociali, portate in dote dal Jobs Act

Nuovi sussidi alla disoccupazione e nuove regole per ottenerli. Sono i cambiamenti scattati dal primo maggio in poi, con l'entrata in vigore della Naspi e della Dis-Coll, gli ammortizzatori sociali previsti dal Jobs Act, la riforma del lavoro del governo Renzi. Ecco, di seguito, una panoramica sulle novità in arrivo per chi perde il posto.


La Naspi

Dal primo maggio 2014, i vecchi ammortizzatori sociali nati con la riforma Fornero (Aspi e mini-Aspi) sono sostituiti da un nuovo sussidio: si chiama Naspi (nuova assicurazione sociale per l'impiego) ed è prevista da un decreto attuativo del Jobs Act approvato nel febbraio scorso.

Leggi qui: il Jobs Act

Chi ne ha diritto

La Naspi spetta a tutti i lavoratori dipendenti (anche con contratto a termine) fatta eccezione per gli operai agricoli e per gli impiegati pubblici assunti a tempo indeterminato. Per avere l'assegno, bisogna possedere due requisiti: aver lavorato almeno 30 giorni nell'ultimo anno e avere alle spalle più di 13 settimane di contribuzione negli ultimi 4 anni. Per ottenere il sussidio, inoltre, bisogna aver perso il posto involontariamente (cioè essere stati licenziati) oppure aver presentato dimissioni per giusta causa. Si tratta dei casi in cui il lavoratore si licenzia spontaneamente, in seguito a gravi inadempienze dell'azienda (per esempio quando non vengono pagati gli stipendi).

Leggi qui: Naspi, i nuovi sussidi alla disoccupazione


Quanto dura l'assegno

Il sussidio viene erogato per un periodo massimo pari alla metà delle settimane lavorate negli ultimi 4 anni. Dunque, chi ha avuto un impiego continuativo per un intero quadriennio, può ricevere l'indennità per un massimo di 24 mesi. Dal 2017 in poi, la durata scenderà a 76 settimane, cioè a un anno e mezzo. L'assegno non viene però riconosciuto per i periodi di lavoro per i quali il disoccupato ha già ricevuto delle indennità. Esempio: chi ha lavorato negli ultimi 4 anni alternando dei contratti a tempo determinato con dei periodi di disoccupazione (durante i quali ha percepito i regolari sussidi), si vedrà calcolata la Naspi soltanto sull'ultimo periodo di lavoro. Se l'ultimo contratto aveva una durata di 8 mesi, per esempio, le mensilità di sussidio saranno al massimo 4.

Leggi qui: Naspi, beffa per i lavoratori stagionali

A quanto ammonta

L'assegno Naspi di calcola con un procedimento un po' complicato. Innanzitutto, bisogna determinare la retribuzione media settimanale del dipendente degli ultimi 4 anni. Poi, bisogna moltiplicare l'importo ottenuto per un coefficiente fisso (pari a 4,33). Si ottiene così uno stipendio di riferimento su cui poi viene determinata l'indennità Naspi. Se lo stipendio di riferimento è inferiore a 1.195 euro lordi, si calcolerà un quota del 75% che corrisponde all’ammontare esatto del sussidio. Se invece il risultato oltrepassa i 1.195 euro, per la parte di salario superiore a questa soglia l’indennità sarà pari al 25%. In ogni caso, è previsto per l'assegno un tetto massimo di 1.300 euro.

Leggi qui: Naspi, come si calcola

I tagli progressivi

A partire dal quarto mese, l'indennità Naspi comincia a essere tagliata del 3% ogni 30 giorni. Esempio: dopo 6 mesi, l'assegno viene decurtato del 9%, dopo 9 mesi c'è un taglio del 18%, che sale al 27% dopo 12 mesi e al 45% dopo 18 mesi, per arrivare sino del 60% circa alla fine del secondo anno di disoccupazione. Dunque, chi parte con un sussidio di 1.000 euro lordi, lo vedrà scendere dopo 6 mesi attorno a 900 euro e a circa 700euro dopo un anno.


Differenze con l'Aspi

A differenza della vecchia Aspi che durava di più per gli ultra 55enni, la nuova Naspi sarà uguale per tutti e non avrà una copertura variabile in base all'età. La Naspi avrà inoltre un'estensione più lunga (un massimo di 24 mesi anziché 10) anche se, per le regole esposte nel paragrafo precedente, sarà penalizzato chi ha lavorato in passato con contratti precari e discontinui. Per quanto riguarda l'ammontare dell'assegno, va ricordato che la vecchia Aspi si calcolava in base alla retribuzione media degli ultimi due anni mentre la Naspi prenderà in considerazione gli stipendi dell'ultimo quadriennio.

Leggi qui: Naspi e Aspi, le differenze

La Dis-Coll

Anche chi perde il posto dopo essere stato assunto con un contratto di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co) o a progetto (co.pro), dal primo maggio ha diritto a un sussidio di disoccupazione. Si chiama Dis-Coll e spetta (con valore retroattivo) ai collaboratori licenziati a partire dal 1°gennaio 2015. Per avere l'assegno, bisogna avere almeno tre mesi di contributi alle spalle, calcolati a partire dal 1° gennaio dell'anno precedente alla perdita del lavoro. Inoltre, nell'anno in cui si verifica il licenziamento, il collaboratore deve aver versato almeno un mese di contribuzione oppure essere stato assunto con un contratto di durata superiore a 30 giorni.

Leggi qui: Dis-Coll, come funziona

Durata massima di 6 mesi

La Dis-Coll verrà corrisposta per un numero di settimane pari alla metà di quelle lavorate nel periodo compreso tra il primo gennaio dell'anno precedente il licenziamento e la data del licenziamento stesso. Esempio: Se un lavoratore viene licenziato dopo aver lavorato 8 mesi tra il 2014 e il 2015, avrà diritto a 4 mensilità di sussidio. In ogni caso, per la durata della Dis-Coll, è previsto un tetto massimo di 6 mesi.

Leggi qui: Jobs Act, come cambia il lavoro in Italia

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