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(Ansa)
Economia

Gli ultimi (buoni) dati sull'economia italiana dicono che è ora di abbassare i tassi

Occupazione di fatto stabile, inflazione in discesa, pil rivisto al rialzo. Il tutto malgrado le paure della Bce che oramai non hanno alcuna ragione di esistere

Un’economia italiana vitale. Il quadro che emerge dagli ultimi dati sull’inflazione, la crescita e gli occupati dipingono luci e ombre, ma nel complesso la nostra economia sta riuscendo a navigare le incertezze internazionali e geopolitiche che continuano a caratterizzare l’economia internazionale.

Per quanto riguarda l’occupazione, a gennaio gli ultimi dati Istat evidenziano un calo di questa, rispetto al mese di dicembre 2023, per effetto della diminuzione dei dipendenti a termine, che scendono a 2 milioni e 953 mila, e degli autonomi, meno 5 milioni e 45mila. Entrando nel dettaglio, il numero degli occupati risulta essere pari a 23 milioni e 738 mila unità. Dato superiore rispetto a gennaio 2023 di 362 mila unità. Su base mensile, il tasso di occupazione scende però al 61,8%, quello di inattività sale al 33,3% mentre il tasso di disoccupazione è stabile al 7,2%. Numeri che non devono far allarmare. Secondo Confcommercio il ridimensionamento si inserisce in una fase di prolungata crescita dei livelli

occupazionali, da gennaio del 2022 l’incremento è stato di 883 mila unità, che ha già

mostrato degli occasionali stop, prontamente rientrati. Per questo prima di lanciare allarmi è meglio sospendere il giudizio e capire, analizzando i prossimi dati, se si tratta dell’inizio di un trend sfavorevole o solo di uno stop momentaneo. Nonostante ciò, non vanno assolutamente trascurati due elementi. Il primo, sono i segnali di difficoltà che emergono dall’occupazione degli autonomi e il secondo, la presenza di Neet tra i più giovani. Elemento quest'ultimo che, potrebbe indicare criticità nell’incontro tra domanda ed offerta di lavoro. Aspetto che già sta ampiamente caratterizzando il nostro mercato del lavoro.

Sul versante dell’inflazione a febbraio questa risulta essere ferma allo 0,8%. La stabilizzazione del ritmo di crescita dei prezzi al consumo si deve principalmente all’affievolirsi delle tensioni sui prezzi dei beni alimentari, non lavorati e lavorati, i cui effetti compensano l’indebolimento delle spinte deflazionistiche provenienti dal settore dei beni energetici. Bene i dati sull’inflazione di fondo, al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, che rallenta dal 2,7 al 2,4%, rispetto al mese precedente. Si conferma inoltre la discesa dei prezzi del carrello della spesa che su base tendenziale passano da 5,1 a 3,7%, come pure quelli dei prodotti ad alta frequenza d'acquisto, a 2,9% da 3,5% di gennaio. L'Istat certifica dunque che l'inflazione acquisita per il 2024 è pari a 0,5% per l'indice generale e a 1,1% per la componente di fondo. Dati positivi che si registrano anche sul versante dell’area euro dove l’inflazione ha registrato un incremento annuale del 2,6%, rispetto al 2,8% di gennaio e al +8,5% dello stesso mese del 2023.

E infine, la crescita. L'economia italiana lo scorso anno è cresciuta dello 0,9%, dato che risulta essere leggermente migliore rispetto a quanto stimato dal governo (+0,8%). In prospettiva, Palazzo Chigi vede l'economia in crescita quest'anno dell'1,2%, anche se le stime dei principali previsori si fermano sotto l'1%. Bene anche la discesa del debito pubblico che è calato più del previsto. Nel 2023 è diminuito al 137,3% del Pil dal 140,5% registrato l'anno prima, rispetto al 140,2% che era il target del Tesoro. Secondo l'esecutivo il debito è destinato a rimanere stabile a circa il 140% fino al 2026. Meno brillanti i dati sul deficit che pur riducendosi rispetto all'anno prima, risulta essere ancora sopra l’obiettivo stimato dal Tesoro. Sul punto è intervenuto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che ha ribadito come il superbonus sia stata disastroso per i conti pubblici e che “con la non semplice chiusura di quella stagione, la finanza pubblica dal 2024 intraprende - prosegue il ministro - un sentiero di ragionevole sostenibilità”. Per quest'anno Palazzo Chigi vede un deficit al 4,3%, obiettivo che è però a rischio sforamento per via delle revisioni contabili legate agli incentivi fiscali sulle ristrutturazioni edilizie.

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Giorgia Pacione Di Bello