Economia

Bonus 80 euro: quanto ci costa

Ogni anno lo Stato spende quasi 10 miliardi di euro che potrebbero essere investiti in altro modo

Manovra: Confcommercio, con misure contratto deficit al 2,8%

Barbara Massaro

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Circa 10 miliardi di euro. E' quanto costa ogni anno il cosiddetto Bonus 80 euro introdotto nel 2014 da un Matteo Renzi sotto elezioni. Un asso nella manica calato dall'ex leader democratico determinante per l'esito delle elezioni europee.

Un provvedimento "sbagliato"

Si tratta, però, di un provvedimento che l'attuale ministro dell'economia Giovanni Tria ha, ancora una volta, definito "tecnicamente sbagliato" perchè, così ha dichiarato in un'intervista televisiva: "Tecnicamente è stata una decisione sbagliata, risultano come spese e non come un prelievo. Inoltre tecnicamente è stato un provvedimento fatto male". Per questo , ha concluso: "Nell’ambito di una riforma fiscale gli 80 euro vengono riassorbiti".

Tria ha ribadito che, al momento, si tratta di una sua opinione personale, ma è indubbio che il bonus è a rischio e forse questo non è un male per i conti pubblici in vista del check europeo di giugno.

Quanto ci costa il bonus

Conti alla mano, infatti, dall'aprile 2014 quando il bonus Irpef è entrato in vigore alla dichiarazione dei redditi dello scorso anno (relativa all'anno d'imposta 2017) i soggetti che hanno beneficiato del bonus sono cresciuti del 2,1% con un aumento costante della spesa che solo lo scorso anno è stata di 9,5 miliardi di euro

Questo dipende anche dal fatto che tre anni dopo l'entrata in vigore del bonus l'allora Governo Gentiloni ha deciso di ampliare ulteriormente la platea dei dipendenti aventi diritto agli 80 euro in più in busta paga.

Chi ne ha diritto

Tra il 2014 e il 2016, infatti, erano titolati a godere dell'aiutino pubblico solo i dipendenti che avevano una retribuzione annua compresa tra gli 8.000 e i 26.000 euro che sommando le 12 buste paga annue mettevano nel salvadanaio 960 euro in più l'anno.

Gentiloni, però, ha portato il tetto a 26.600 includendo, in questo modo, anche i dipendenti pubblici e ampliando di molto il target degli aventi diritti. In pratica il 54% dei dipendenti italiani (pubblici e privati ha goduto del cosiddetto bonus Renzi.

I limiti del provvedimento

Per lo Stato, però, così sostiengono Tria e molti altri analisti si è trattato di una voce di spesa che non ha avuto nessun tipo di tornaconto per le casse pubbliche. Questo perché per circa 2,4 milioni di soggetti (il 20% del totale) il bonus riconosciuto è stato superiore all'imposta netta dovuta.

Tradotto in numeri circa 991 milioni di bonus si sono trasformati in un trasferimento monetario per la parte che ha superato l'imposta netta.

Altro limite strutturale del provvedimento è l'elevata possibilità di trovarsi nella condizione di dover restituire gli 80 euro perché si finisce nel cosiddetto meccanismo delle porte girevoli.

I beneficiari, infatti, possono, di anno in anno, entrare e uscire dalla platea degli aventi diritto e così, ad esempio, solo nel 2018 (riferito all'anno d'imposta 2017) 1,8 milioni di contribuenti hanno percepito illecitamente gli 80 euro e li devono restituire per un importo di circa 494 milioni di euro che lo Stato dovrà, in qualche maniera, farsi ridare.

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