Edilizia, i quattro ostacoli alla ripresa

Dal fisco alle norme urbanistiche, dai controlli sui cantieri agli appalti pubblici, ecco le cento procedure che bloccano le imprese di costruzioni

(Credits: Imagoeconomica)

Giuseppe Cordasco

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Ci si ostina a chiamarlo volano dell’economia, eppure a guardare come è ridotto attualmente il settore delle costruzioni in Italia,verrebbe da pensare a tutt’altro. Secondo gli operatori di settore infatti, invece di favorire lo sviluppo di un comparto ritenuto, come detto, strategico per le sorti complessive del Paese, si sono nel tempo creati una serie di impedimenti, soprattutto di natura burocratica, che arrivano addirittura a paralizzare la stessa attività. Sono cento tra leggi, regolamenti, procedure e quant’altro, gli ostacoli materiali che le imprese dell’edilizia hanno contato, e che sarebbe necessario abolire per rendere più agile l’attività quotidiana.

Una conta che si è unita all’ennesima protesta plateale dei caschi gialli depositati ieri davanti alla sede di Piazza Affari a Milano, a simboleggiare uno stallo non più sopportabile. I numeri infatti sono impietosi: dal 2008 ad oggi, ossia dall’inizio della crisi, sono circa 450mila i posti persi, che arrivano a 690mila considerando l’indotto, che come sappiamo nelle costruzioni è molto diffuso. Nel solo 2013 poi, nei primi tre mesi, il calo della produzione è stato del 12,2%, ovvero il diciannovesimo trimestre consecutivo di crollo con punte che nell’ultimo trimestre del 2012 hanno raggiunto addirittura il 15%. Di fronte a questo scenario appare allora paradossale che uno degli ostacoli maggiori alla ripresa arrivi proprio da quella macchina statale che dovrebbe favorire le attività produttive.

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E invece, i cento impedimenti sopra accennati, rappresentano per le imprese di costruzioni una sorta di tassa occulta che vale ogni anno circa 30 miliardi di euro. Ma vediamo nel dettaglio quali sono questi cento ostacoli denunciati dalle imprese, raccolti in macro-categorie che ne condensano le conseguenze più gravi.

Finanziamenti e doveri fiscali. Il primo gruppo di procedure che limitano fortemente l’attività delle imprese di costruzioni sono da imputare al nostro sistema fiscale e alle modalità, sempre più problematiche, di accedere al credito. Sono 30 le vessazioni contate in questo ambito dagli operatori di settore. Si va dalla disciplina sull’Imu ritenuta fin troppo punitiva, alle linee di finanziamento delle banche che si riducono sempre più al lumicino. In particolare, per quanto riguarda la tassa sugli immobili, le imprese chiedono, tra le altre cose, di abolirla sui beni strumentali, così come auspicato da tanti altri settori produttivi. Sul fronte dell’accesso alla liquidità poi, oltre al citato rapporto ormai sempre più problematico con gli istituti di credito, viene sottolineato con forza e per l’ennesima volta, la necessità che lo Stato faccia fronte ai pagamenti arretrati della pubblica amministrazione per liberare nuove risorse.

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Urbanistica e mancate semplificazioni. Quando si parla di procedure burocratiche farraginose nel settore delle costruzioni, il pensiero corre inevitabilmente agli uffici locali degli assessorati all’urbanistica. E’ qui che troppo spesso si impantanano per mesi e mesi gli iter amministrativi dei progetti di costruzione. Tra le denunce più vibranti, quella ad esempio che segnala i quasi cento giorni necessari a volte per ottenere un certificato di destinazione urbanistica, oppure i 30 giorni, mai rispettati, per concedere l’ammissibilità dei progetti presentati tramite Dia. Una sorta di inferno burocratico che brucia inesorabilmente tempo e denaro.

Controlli, quando il troppo storpia. Un altro fronte tra i più caldi nel settore edilizio è quello rappresentato dai programmi di vigilanza dei cantieri. Le imprese in questo senso denunciano innanzitutto difficoltà nei rapporti con l’Inps e nell’ottenere un regolare rilascio del Durc. A tutto ciò, in fase di itinere dei lavori, bisogna mettere in conto una serie incalcolabile di adempimenti che chiamano in causa gli enti più disparati: dall’Inail all’Asl, dall’Arpa all’Ispettorato del lavoro,dai Vigili urbani alle Guardie forestali fino agli immancabili Carabinieri. Un intricato labirinto di controlli il cui più che giustificabile intento di garantire la sicurezza dei lavoratori, diventa però a volte un ostacolo insormontabile per la stessa attività produttiva.

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Appalti pubblici, oneri da capogiro. Una partita tutta a sé la giocano infine i lavori pubblici, dove se possibile le complicazioni diventano ancora maggiori. In questo campo sono una ventina le procedure, a volte assurde, che le imprese chiedono al più presto di rimuovere. Si va ad esempio dall’obbligo, i cui costi ricadono sulle imprese, di pubblicare su due quotidiani i bandi di gara, al pagamento di polizze assicurative non esplicitamente richieste dal bando stesso. Oppure ancora l’uso di prezziari non aggiornati nella determinazione dei costi complessivi delle opere, fino al ricorso eccessivo di verbali e ordini di servizio che impongono variazioni sui lavori, a tutto danno dell’impresa realizzatrice. Un campionario di vessazioni che un Paese civile dovrebbe assolutamente cancellare dalle proprie procedure burocratiche quotidiane.

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