Ansa/Angelo Carconi
Cultura

La polveriera che Strega

Tra salotti, specchi e veleni, il romanzo memoir di Stefano Petrocchi svela tutti i retroscena del premio letterario più prestigioso d'Italia

"Casa Bellonci, che non so nemmeno dove si situa, una volta superato il Raccordo anulare". Comincia così, con le parole di Aldo Busi, il giallo sul premio Strega. "La Polveriera" di Stefano Petrocchi è un romanzo di memorie che si tinge di giallo e che narra i quasi settanta anni del premio letterario più prestigioso d'Italia attraverso le lenti di un cuore appassionato. Appassionato di letteratura, di storie e di vita, l'autore, che è il direttore della Fondazione Bellonci, racconta da insider le storie segrete dello Strega, ricostruendo più di mezzo secolo di libri e di cultura attraverso documenti inediti, carteggi e incontri, puntualmente scanditi dalla cronaca degli ultimi anni. 

Così, la polvere viene soffiata via e rivivono i nomi dei più grandi scrittori del Novecento italiano, da Moravia a Pasolini e poi Calvino e La Capria, affiancati dai riferimenti a serie televisive pop come Mork e Mindy del fu Robin Williams. Il tutto per scoprire che il premio Strega, definito dalla sua stessa fondatrice come "una polveriera", non può che essere la fotografia di un'Italia che tra polemiche, segreti e sospetti, ogni anno celebra il suo rito catartico: la serata della premiazione finale a Villa Giulia, quando sul palco e in diretta tv va in onda il risultato di un anno di lavoro, di polemiche, di critiche o di applausi, a seconda dei punti di vista. 

Diciamolo, il premio Strega è un premio italianissimo, come le partite della nazionale di Calcio che puntualmente vengono criticate. Ma, alla fine, tutti le guardano e si esaltano quando il proprio beniamino centra la rete. Con La Polveriera Stefano Petrocchi si è cimentato in un autentico atto d'amore, verso il suo lavoro e verso quel pezzo di vita che l'ha visto iniziare come stagista alla Fondazione Bellonci e poi diventarne il direttore. Un pezzo di vita trascorso tra i libri che affollano chiassosi le pareti di casa Bellonci ai Parioli a Roma dove, con l'inizio dell'estate, si tiene in forma più "intima£ l'antivigilia del grande rito: la scelta dei cinque finalisti del premio Strega. 

Quante volte abbiamo detto: "se quei muri (e quei libri) potessero parlare". Petrocchi li ha ascoltati per anni e adesso ne condivide le parole attraverso la vita stramba e potente del "Capo", Anna Maria Rimoaldi, imperatrice indiscussa dello Strega con quello strano iato nel cognome che lo rende inaccessibile a molti. Petrocchi non la nomina mai per nome, ma sempre e solo come "il Capo".

Un capo che nel corso dei suoi anni di attività è spesso stato travolto dalle critiche e anche dalle accuse di pilotare il premio verso casi editrici amiche. Ma, appunto, senza polemiche lo Strega sarebbe un premio qualunque, e invece è "il premio", quello che ogni scrittore sogna un giorno di ricevere, al di là delle ipocrisie e delle frasi velenose quando per l'ennesima volta il proprio romanzo arriva secondo o non entra in cinquina. 

Il memoir di Petrocchi è scritto con uno stile doppio, intimo e caldo da una parte, senza mai scivolare nella retorica del sentimentalismo, ed estremamente freddo e rigoroso dall'altra, quando cita lettere e documenti finora inediti che ricostruiscono lo Strega da dietro le quinte. E' un atto d'amore per la cultura e per la letteratura, linfa tanto bistrattata del nostro Paese così come contaminata dai medesimi vizi e dalle stesse virtù. 


Stefano Petrocchi

La Polveriera

Mondadori

194 pp., 17 euro


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